TRAMA

Copenhagen. Un pianista cieco ascolta casualmente in un bar una conversazione alquanto strana e inquietante. Il giorno seguente la sua donna viene uccisa e sul luogo del delitto viene ritrovato uno scialle di seta gialla. In un atelier si susseguono gli omicidi e gli scialli. Sembra che dietro questi crimini vi sia la presenza di una donna che si aggira per la città con un mantello bianco (così, tanto per passare inosservata).


SETTE SCIALLI DI SETA GIALLA
(ITALIA - 1972 - 108min - Colore)

di Sergio Pastore

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Scalcinato e senza tensione ma gli amanti dell'eurotrash avranno pane per i loro denti.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "...e posso dirle che qualcosa abbiamo già trovato" "E cos'è?" "Beh, di tanto in tanto anche noi della Polizia usiamo il cervello. Si tratta di negativi" "Sa cosa riproducono?" "Sì, ma non le farà certamente piacere. Si tratta di Paola Whitney [...] Sono foto di Paola Whitney con un uomo, a letto naturalmente"

Sicuramente roba per patiti del giallo all'italiana e soprattutto dell'eurotrash. Se siete in cerca di brividi, di sceneggiatura, di virtusisimi alla mdp, beh, allora siete davvero fuori strada se avete deciso di mettervi a guardare Sette scialli di seta gialla. Pastore si lancia in una produzione impegnativa (tenuto conto degli esterni a Copenhagen) ma fallisce su troppi fronti e soprattutto, imperdonabile, su quello del thrillig. Conta poco che il film prenda spunti più o meno espliciti da fortunate pellicole precedenti: l'ambiente della moda ricorda Sei donne per l'assassino (Mario Bava, 1964); il cieco che indaga ricorda Il gatto a nove code (Argento, 1971); la scena della doccia non ricorda quella di Psycho (1960, o Psyco, all'italiana) ma la ricalca addizionandola di gore. Queste le più evidenti, ma che dire del verso dell'uccello nella registrazione: sarà mica preso da L'uccello dalle piume di cristallo di Argento? Nonostante le citazioni dotte il lavoro di Pastore non decolla. Le riprese sono sgangherate con veloci movimenti di mdp e zoomate da cefalea immediata. I dialoghi a volte deliranti e non mancano le immancabili (oplà) suggestioni sessuali, meglio se lesbo. Un po' di noia sparsa, montaggio pedestre e in conclusione del film si concentra tutto il sangue e tutto il non-senso di una spiegazione che non convince nessuno. Se però state cercando qualcosa "really Seventy" allora può darsi che la pellicola in questione faccia il caso vostro, a partire dalle musiche di Manuel De Sica (esatto, il fratello) che compone uno score "modern jazz" psicofunkadelico che fa venir voglia di scendere in piazza e bruciare il reggiseno. Roba per appassionati, insomma, gli altri si astengano.

Noto all'estero come: Crimes of the black cat o 7 yellow silky shawls