La Frase dal Film:
"Inizio a spogliarla, le slaccio il bottoncino... tac...scendo... tac. Mi afferra e mi fa <Mai andata a letto con nessuno il primo giorno>. Per farla breve cambio rotta e comincio a leccarle le tettine, e a quel punto... sorpresa!" "Quale?" "Non puoi capire. Una donna fontana! Una specie di alluvione, ha inzuppato tutto. Comincio a preoccuparmi. Le tiro giù il costume, glielo sfilo, così, delicatamente, e a quel punto... Mi ritrovo davanti uno schifo di vassoio pieno di affettati, un piatto di salumi con al centro un crestone di gallo che penzolava e sgocciolava dappertutto. Una cosa orrenda!" "Hai mollato?!" "No, mi sono sacrificato"
Divertente quanto sinistra incursione nel genere backwood brutality, quello di Non Aprite Quella Porta (1972) e Un Tranquillo Weekend di Paura (1972), di diverso tenore rispetto al connazionale Frontier(s) (2007). Realizzato dal Kourtrajmé, un collettivo di artisti fondato nel 1995 dal regista Chapiron, qui al suo primo lungometraggio, Sheitan rispetta nel suo schema i dettami del genere: un gruppo di giovani cittadini finisce in una zona isolata del territorio, qui la campagna, luogo in cui entrera in contatto con una famiglia di matti, i matti del tipo pericoloso, ovviamente. A differenza di Frontier(s) e della maggior parte delle pellicole del backwood brutality, Sheitan non punta tutto sulla morte e sulla brutalizzazione dei protagonisti, piuttosto li inquadra in situazioni bizzarre, grossolane e sconfortanti, se non del tutto orrorifiche. Fra il lusco e il brusco, Sheitan cerca di andare più in profondità rispetto ad alcune problematiche sociali: non è un caso quindi che i giovani protagonisti siano un bianco, un asiatico e un nero e che tutti abbiano un estrazione sociale popolare, cosa che rende ancora più bizzarro il loro incontro-scontro con Cassel, a suo tempo nei loro panni in L'Odio (1995); tali diversità faranno da perno per una sinistra discussione a tavola relativamente alla religione, che vede posizioni atee scontrarsi contro posizioni fideistiche. In un'ambientazione simile a quella del franco-belga Calvaire (2004), fra simpatici e triviali siparietti nei quali si discute di sesso e genitali esterni femminili, il film innesta tutta una serie di riferimenti religiosi e/o mitici: il locale che si vede all'inizio del film si chiama Styx (Stige), il cane Cerbero, Cassel è nei panni di un Joseph (Giuseppe) con una moglie di nome Maria e una figlia Eva, vi è poi un montaggio incrociato fra la scoperta dei serpenti e il sotterrare delle mele. A far da cornice in questa caduta nell'Inferno, uno strepitoso Vincent Cassel che si diverte come un matto nella parte del digrignante Joseph, una sorta di Jocker satanico che sintetizza ironia e sadismo, follia e calcolo, in un personaggio fra i più inquietanti mai apparsi in un film del genere. Sheitan non è il solito horror torture-porn in cui buona parte dei protagonisti finiscono a testa in giù a sgocciolare sangue come dei maiali al mattatoio solo per la compulsiva necessità di qualche folle campagnolo di farne salsicce, i giovani del film cadono in una trama ben precisa che pare tracciata nel loro destino da tempo immemore, così com'è ogni volta che il Diavolo pianifica le proprie mosse. I ragazzi del film sono corruttibili perché già corrotti e finiscono fra le grinfie di Joseph perché così era scritto, ingigantendo nel finale un quadro che è sempre stato negativo a partire dall'inizio. Il film, sinistro fin dalle prime scene, assume progresivamente un tono perverso fino ad un finale in cui tutto si frammenta e va in diverse direzioni con il rischio, non del tutto schivato, che non si riescano a tirare le somme della faccenda, lasciando piuttosto la conclusione ad un mosaico incoerente di situazioni deragliate salutate da una versione femminile di Cassel davvero brutta e spaventosa e da un fotogramma shock che in sé ospita differenti pezzi d'immagine. Sheitan, imprevedibile e mai noioso, stupisce proprio per questa sua capacità di ridisegnare un modello di horror usato e abusato anche se la variazione proposta è così peculiare e soggettiva che non potrebbe essere replicata da altri film. Cassel titaneggia. La critica ortodossa e il pubblico ne hanno decretato l'insuccesso perché il film è stato visto solo come prodotto pesantemente derivativo, ma molti appassionati ne hanno già decretato lo status di piccolo cult movie. A voi l'ultimo giudizio.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 2.700.000 euro.
Pochi secondi dopo che inizino i credits finali è stato inserito un frame, diciamo così, subliminale di carattere pornografico. E' l'ultima immagine a sinistra.
Kim Chapiron aveva realizzato in passato dei cortometraggi interpretati da Cassel, nei quali era comparso anche il regista e attore Mathieu Kassovitz (L'Odio, 1995).
La Bellucci, moglie di Cassel, compare in un cameo nei panni di una vampira all'interno di un horror che viene trasmesso in tv.