TRAMA

Dopo aver accidentalmente investito una ragazza e non essersi fermati a soccorrerla, Tun (A. Everingham) e Jane (N. Thongmee) iniziano ad essere perseguitati dal senso di colpa. Tun, fotografo freelance, iniza a vedere strane ombre sulle sue foto sviluppate finché non inizia ad apparire anche il volto della ragazza. La verità dietro l'apparizione è diversa da quella che si suppone e lo spirito di Natre (A. Sikamana) ha un mistero da svelare.


SHUTTER
(titolo or.: Shutter - Thailandia - 2004 - 97min - Colore)

di Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom

GENERE
HORROR - THRILLER - MYSTERY
IN BREVE
Non è originalissimo ma la paura è assicurata
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "La fotografia non è una riproduzione fedele della realtà. Tutto dipende da come l'immagine viene inquadrata, da quello che viene rivelato e quello che rimane nascosto. Fondamentale è la vostra prospettiva"

Tutti quelli che hanno una casella di posta elettronica si sono prima o poi visti recapitare un raccolta di immagini inquietanti (sovente raggruppate in un file Powerpoint) di fotografie nelle quali per puro caso erano rimasti impressi dei fantasmi. Foto di vacanze con gente che durante lo scatto non era davanti all'obiettivo, ectoplasmi levitanti, televisori con riflessi visi di bambini. Mi ricordo che ce n'è una che gira in rete scattata nel corridoio di un manicomio con al centro il presunto fantasma di una ragazzina che tiene in mano una bambola; si dice che alcune persone dopo aver visto questa foto siano impazzite. In effetti sono diventato matto anche io nel tentativo di spiegarmi come mai uno dovrebbe scattare una foto ad un corridoio vuoto di un manicomio. Preambolo a parte, Shutter si fa forte proprio di questa tematica, ovvero delle foto che per caso hanno immortalato fantasmi. Va detto che, giunti ad un certo grado di assuefazione all'horror orientale, l'idea di una ragazza asiatica morta che si aggira con dei lunghi capelli corvini per il set, suona banale e vecchia. Shutter è di certo figlio di Ringu (1998) e di tutti quei film che hanno sfruttato l'idea del fantasma vendicativo il quale, aggiornato all'era tecnologica, si fa "vivo" tramite il televisore, le videocassette, il cellulare o, in questo caso, la macchina fotografica. Dopo così tanti film simili come è possibile stupire e spaventare ancora uno spettatore? Shutter ci riesce, nonostante una struttura risaputa e la derivatività delle scene, per mezzo di un'atmosfera azzeccata e alcune trovate raggelanti. I due registi Pisanthanakun e Wongpoom, raziano a destra e a manca ma sanno rielaborare spingendo l'atmosfera all'estremo: il film, in alcuni momenti e senza che vi debba svelare scene specifiche, diventa un vero tour de force di paura con una sequenza di tensione seguita da un salto sulla sedia seguito da un'altra scena di tensione ancora. La storia, sufficientemente complessa e con una rivelazione finale inaspettata, tiene senza sfilacciarsi e la scena finale è al contempo romantica e macabra. Ok, l'idea delle foto con potere di precognizione era già stato sfruttato sia da Ringu che da Il Presagio (1976), la distorsione di percezione o il particolare nascosto in un'immagine poco nitida si è già visto in Blow-up (1966) di Antonioni, in Profondo rosso (1975) di Argento e in Vestito per uccidere (1980) di De Palma. I due registi thailandesi non sono certo dei maestri come i sopra citati ma sfruttano le medesime idee creando un prodotto che per lo meno sortisce l'effetto voluto: intrettanere il pubblico spaventandolo (strana gente!). La paura che si può provare guardando Shutter dipende, come ovvio, dalla abitudine che si è acquisita dopo ore e ore di esposizione all'horror d'oriente: in questa pellicola tailandese possiamo ritrovare elementi visti di Two Sisters (2003), possiamo non inorridire nel vedere emergere dei capelli dall'acqua se abbiamo assistito a Ringu o Dark Water (2002), se non avessimo guardato Ju-on (2002) o The Call (2004) la camminata sul soffitto farebbe più impressione, se poi avessimo visto Ju-On 2 (2000) non ci sorprenderemmo per il fantasma a fianco della macchina in corsa o, grazie a The Eye (2002), non tremeremmo all'idea che i fantasmi stiano intorno a noi. Ma anche se avessimo visto tutti questi film, rimane il fatto che Shutter riesce a spaventarci e anche parecchio; posso solo immaginare (e un poco invidiare) lo spettatore che, "vergine" al jhorror style, si appresta a guardarsi tale pellicola. Come dire, una notte insonne assicurata! Ribadisco qui il fatto che certi film, comunque, andrebbero visti in solitudine e al buio, altrimenti sarebbe come pretendere di godersi un tramondo stando dietro un muro. Concludendo, Shutter è caldamente consigliato se si ha voglia di vedere un horror con una discreta trama e che faccia davvero paura, senza la pretesa di trovarsi di fronte ad un capolavoro di originalità. Fra tanti horror orientali che si possono acquistare, questo prodotto thailandese può rivelarsi una valida opzione.

Immancabile remake USA diretto da Masayuki Ochiai con titolo Shutter (2008).

eXXagon fecit MMVII