La Frase dal Film:
"Vi rendete conto che è meraviglioso? Non diventerà mai vecchio e non morirà, non proverà dolore, non sentirà mai il peso delle responsabilità, le incertezze dell'adolescenza e le pressioni dei compagni, non dovrà preoccuparsi della scuola, non dovrà lavorare, pagare le tasse, cercare parcheggio, libero dal desiderio sessuale... Provo una grande invidia; è così maledettamente difficile vivere"
Tralasciamo le tagline "Si può catturare un fantasma?" o "Si può uccidere un fantasma?" con le quali è anche noto in Italia il film Silk, solita inutile bruttura della nostra distribuzione. Il regista Chao-Bin aveva ben impressionato con il terzo episodio nel portmanteau Three (2002), da lui scritto ma non girato, e nello stesso anno aveva esordito dietro la mdp con una commedia giovanile (Better Than Sex) che, almeno in patria, aveva fatto il botto. Silk è il suo secondo lungometraggio, in coda alla j-horror mania che al termine del primo decennio del XXI secolo inizia a mostrare evidenti segni di stanchezza. Il regista, che scrive anche soggetto e sceneggiatura, tenta il colpaccio, mescolando tradizionale ghost-story all'orientale (quindi fantasmi pallidi, occhi vitrei, etc.) con dramma esistenziale e sottofondo parascientifico. Ne viene fuori un tour de force più confuso e stancante che spaventoso e affascinante. Il film, che parte bene ma dopo 40 minuti inizia ad andare in riserva, è un horror che, sia chiaro, riserva uno o al massimo due momenti di paura in quasi due ore in cui si alternano riflessioni sociali, riflessioni psicologiche e accattivanti suggestioni fantascientifiche, per poi finire a non aggiungere nulla di nuovo al genere. Come sia possibile che un gruppo di scienziati che lavora su una sostanza antigravità leghi la propria ricerca ai fantasmi e non a qualcosa di più utile, rimane il vero arcano della faccenda. L'altro curioso mistero è relativo al fatto che tale sostanza antigravità, così evidentemente legata all'altro mondo, sia simile al cubo che spalanca l'infernale aldilà dei cenobiti di Hellraiser (1987). Detto questo, Chao-Bin, più che perdere tempo a dare risposte e coerenza al suo racconto, preferisce dedicarsi a descrivere la relazione madre-figlio fantasma, il che non è poi così troppo distante da ciò che il regista aveva scritto per l'episodio in Three (2002). Succede quindi che Silk, storia di fantasmi, si trasforma piuttosto in un dramma fanta-umano, dove fanta- è sia fantascientifico che fantasmatico; dramma che viene aumentato d'intensità dalle sorti dei due protagonisti maschili, il poliziotto e lo scienziato, anche loro con le loro belle beghe psicologiche. Tolta l'unica scena horror davvera riuscita, quella della ricercatrice la cui anima si scolla dal corpo mentre viene trascinata, e accettata l'inevitabile confusione per un plot intricato che si intreccia per 108 minuti, rimane la possibilità di farsi rapire da qualche buon SFX digitale. Ma è un po' poco. Realizzato con cura, e con alcuni momenti che lasciano trasparire una certa sensibilità poetica, Silk tuttavia non è l'horror orientale che ci si aspetterebbe né è così originale come vorrebbe essere. Stranamente selezionato per essere mostrato al Festival di Cannes, il suo immediato destino è stato quello del noleggio, il che, visto il film, pare giustificato.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 6,2 milioni di dollari; pare che tale budget l'abbia fatto entrare nella storia del cinema di Taiwan come il film più costoso prodotti con fondi solamente taiwanesi.
In una scena, tutti i membri del team scientifico guardano il bambino nella stanza. Inprovvisamente il televisore nell'appartamento si accende, sintonizzato su un canale che trasmette il cartone animato Mo fa a ma (1998), diretto da Siu-Di Wang. Il giovane attore Guangbo Chen, nel 2004, aveva recitato nel film Yong bao da bai xiongin diretto da Wang. Mo fa a ma è un film d'animazione che tratta di spettri con tante interessanti delucidazioni sui costumi sociali Taiwanesi.