La Frase dal Film:
"Qualsiasi cosa sia, non è una soffitta
come un'altra. Lei dice che è chiusa a chiave da
quando sono entrati in quella casa"
Con un richiamo alle luci e alle ombre
sudaticce ed inquietanti di Angel Heart - ascensore
per l'inferno (1987), l'asso nella manica di questo
film di Iain Softley (K-Pax, 2001) sembra essere
solo l'atmosfera di una Louisiana immersa nell'occulto e
dimenticata dal progresso. Diciamo, prima di tutto, che
il confronto con il sopracitato film del 1987 va a sfavore
di The Skeleton Key dal momento che "il maledetto"
permeava tutto il mondo di Angel Heart, mentre
la superstizione in questo film del 2005 è circoscritta
nello spazio-tempo dell'azione, senza poi tener conto della
prestazione attoriale più incisiva dei protagonisti
della pellicola di Alan Parker. Al di là di paragoni
e rimandi (perché allora non parlare pure de Il
serpente e l'arcobaleno, 1988), The Skeleton Key
dipinge in maniera più che discreta un mondo lontano
anche per l'Americano medio stesso, seguendo lo stereotipo
di chi si aspetta di vedere in Louisiana folklore, superstizione
e voodoo dietro ad ogni angolo (anche se qui si tratta di
"hoodoo", la branca "nera" del voodoo).
Case decrepite, vecchie soffitte polverose, bambole malconce,
dischi vecchi e sonorità blues...ed il gioco è
fatto. Gli attori recitano in maniera impeccabile, soprattutto
i due anziani del grande schermo: Gena Rowlands e John Hurt,
del quale mi preme ricordare la performance del "mostro"
in The Elephant Man, 1980.
Se nel complesso, dunque, il film è patinato come
si conviene ad un horror mainstream, d'altra parte si è
fatto affidamento alle solite tecniche per elicitare la
paura nella audience: porte che scricchiolano, cose e/o
persone dietro l'angolo, ombre inquietanti, etc, con il
risultato che lo spettatore scafato, o meglio quello abituato
all'horror, riuscirà ad anticipare ogni mossa dei
protagonisti della pellicola. Interessante, piuttosto, il
concetto che permea il film, ovvero il fatto che la superstizione
colpisca solo coloro che hanno fede in essa. Interessante
inoltre la conclusione amara della pellicola che giunge
(quasi) inaspettata e non concede al buonismo di atterrare
definitivamente il plot. Meno riuscita la resa dei flashback
e la continua sottolineatura del dramma umano della protagonista
(la morte del padre ed il suo relativo senso di colpa),
quest'ultimo rimarcato in modo ridondante per giustificare
il fatto che Caroline decida così pervicacemente
di non scappare a gambe levate ma piuttosto di mettersi
a ravanare dove non dovrebbe in maniera così insensata.
Tutto sommato The Skeleton Key, anche se in modi
risaputi, riesce a regalare qualche brivido senza dover
far ricorso per forza al sangue o agli effetti di CG, presta
una notevole cura nella "costruzione" dell'atmosfera,
e si mostra per quello che è, ovvero, nel bene e
nel male, un horror mainstream. Insomma: bella l'ambientazione
e le atmosfere, bello il finale; ciò che rimane fra
quelle e questo è intrattenimento in puro Blockbuster
style. Bella anche la locandina.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il libro che Caroline legge a Mr.Talcott
all'inizio del film è "L'isola del tesoro"
di R. L. Stevenson.
Il film, girato fra Los Angeles, New Orleans
(pre-alluvione) e gli Universal Studios, è costato
circa 43.000.000 di $.