TRAMA

Un gruppo di giovani turisti riceve in dono da un sisitro uomo (Armand Assante) una vecchia polaroid. La macchina fotografica è maledetta e chiunque viene fotografato è destinato a morire. I protagonisti, nei rigogliosi boschi marocchini (?) si fanno come ovvio un sacco di foto.


SMILE - La Morte Ha un Obiettivo
Italia/UK - 2009 - 80' - Colore

di Francesco Gasperoni

GENERE
HORROR
IN BREVE
C'è poco da ridere. Qualche buona ripresa e la fotografia non salvano un film nato per cassetta finito chissà come al cinema
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Che momento importante è, se non puoi dimostrare di averlo vissuto?"

Film italico in coda agli horror giapponesi (e ai remake USA) i cui protagonisti non sono persone ma oggetti di uso quotidiano che fanno da tramite fra questo mondo e quell'altro, naturalmente in un modo che porta una sfiga terribile. In Smile l'obiettivo della morte si realizza tramite una vecchia Polaroid del '66 che se t'inquadra e scatta sei stramorto. L'idea non è affatto originale, quindi si spererebbe nello svolgimento. Francesco Gasperoni, che si auspica abbia voluto fare un prodotto di cassetta in previsione di ben altri prodotti e ben altra qualità (si spera...), piazza davanti alla mdp un gruppo di attori un po' avanti negli anni rispetto a ciò che il genere imporrebbe. Tutto si svolge in quel del Marocco che, evidentemente per l'attuale crisi del clima globale, presenta deserti ma anche verdissimi boschi di pioppi e sempreverdi che fanno assomigliare lo stato africano all'Oltrepò pavese. Assistiamo anche ad un temporalone ed abbondante pioggia. Ma cosa volete che ne sappia io, non sono un botanico nè un climatologo. L'atmosferà del film, nonostante il tema attuale, è quella del cinema italiano anni '80 tipo Sotto il Vestito Niente (1985), cioé con una strafiga come protagonista (Harriet MacMasters-Green, ma chi è?) assolutamente inadatta come protagonista di un film del genere, un sacco di dialoghi preconfezionati ed effetti speciali caserecci. Ma Vanzina era meglio, anche se fa specie dirlo. C'è anche altra bella gente ma pochi davvero bravi a recitare; Antonio Cupo è così scalmanato che alla fine sembra il migliore. In più, asso nella manica, c'è Armand Assante che con la capigliatura alla Amedeo Minghi si aggira per la storia regalando sguardi profondi e un minimo di inquietudini; almeno lui il mestiere lo conosce. Gasperoni trova chissà come i finanziamenti (e lo stato italiano finanzia seguendo chissà che logiche) ma non è altrettanto bravo a scrivere dialoghi e scene; c'è da dire che con i pochi soldi a disposizione cura a sufficienza la fotografia e la confezione (poster compreso) in modo che Smile almeno a livello di cassetta sia presentabile. Al cinema però... Troppo controllato e troppo prevedibile per essere davvero interessante, Smile è uno pseudoslasher alla Final Destination (2000) con tutti gli omicidi fuoricampo che in un horror non esattamente di concetto non è ciò che si vuole vedere. Per la sua volontà di fare breccia nel mercato estero, e perciò venendo incontro a sterotipi culturali ritriti, Smile riesce a rendersi anche ridicolo: il cacciatore marocchino è vestito in modo folkloristico come Morgan Freeman in Robin Hood il principe dei ladri (1991) e nel deserto d'idee, in vacanza con gli amici, la fotomodella fotografa wannabe (che quasi si ammazza in un incidente e scende a fare inutili foto a un pulmann) si aggira con rossetto, eye-liner e neo barocco. E in codesto low-budegt da compagnia delle indie il nudo dov'è? Almeno un po' di sex exploitation, si spererebbe. Ennesima speranza al macero: solo una modesta tetta di sfuggita, modesta come il film tutto. Almeno dura poco. L'appassionato rimane in attesa di un horror italiano di qualità.

eXXagon fecit MMX