TRAMA

La vita di Rinko (Asuka Kurosawa), assitente psichiatrica che opera per telefono, viene sconvolta dopo che le viene recapitato un pacco che contiene delle foto che la ritraggono mentre si masturba. Ad inviarle Iguchi (Shinya tsukamoto) un uomo malato di tumore che lei ha salvato dal suicidio. Iguchi vuole ricambiare il favore insegnandole a liberare se stessa e i suoi desideri più nascosti. In mezzo il marito di Rinko, un uomo di mezza età, perfezionista algido, che si disinteressa della sua donna.


A SNAKE OF JUNE
titolo or.: Rokugatsu no hebi - Giappone - 2002 - 77' - b/n

di Shinya Tsukamoto

GENERE
DRAMA - EROTIC
IN BREVE
Dal regista di Tetsuo non ci si poteva aspettare un film erotico canonico ma le aspettative non vengono deluse.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Avevi bisogno di qualcuno da deridere prima di morire, una come me incapace di fare ciò che vuole davvero. Stai morendo, perché non lo fai senza dare fastidio alla gente?"

Ermetica riflessione sulla torbidezza del desiderio inespresso che è figlio della pessima comunicazione fra sé e sé, fra sé e gli altri o forse riflesso di una radicale incomunicabilità dell'essere umano con i suoi simili. A Snake of June serpeggia nella mente di Tsukamoto, regista che scosse le visioni underground con Tetsuo: the Ironman (1989), per quasi quindici anni senza che l'artista trovasse la spinta necessaria per mettere in opera il progetto. Nel 2002 A Snake of June prende corpo in Giappone durante la stagione delle piogge, con una pelle in bianco e nero virata in blu a richiamare il colore dell'acqua che scende dal cielo e quello delle ortensie, elementi iconici del film. Come per gli altri suoi lavori, Tsukamoto cura regia, sceneggiatura, scenografia, montaggio, fotografia e si ritaglia per sé il ruolo angolare dell'uomo prossimo alla morte che tenta la donna insegnandole il segreto della conoscenza di sé. Tsukamoto quindi è il serpente (snake) del titolo, che si insinua nella vita della splendida Rinko portando parimenti vita e dannazione. Sullo sfondo l'elemento vitale e sensuale dell'acqua che bagna un'anonima città blu dai riflessi cyberpunk nella quale i più profondi desideri e le maggiori paure di Rinko potranno trovare spazio. Rinko, moglie di un uomo maniaco della pulizia e dell'estetica, che non osa sottoporsi a mastectomia nonostante il tumore al seno per evitare una bruttura fisica che turberebbe gli occhi di un fiacco compagno di vita. Da questa relazione triangolare fra la donna frustrata, il "serpente" Iguchi, ed il marito bolso e inconsapevole, prende vita A Snake of June, un thriller erotico in cui l'estetismo, l'erotismo e i significati stanno fra essi in un equilibrio perfetto. Il film di Tsukamoto è profondamente erotico, nell'accezione positiva del termine, e anche se non lesina in particolari e tendenze voyeuristiche che ad alcuni potrebbero suonare come perverse, tenta la vista dello spettatore senza scadere nell'exploitation a basso prezzo. D'altronde Asuka Kurosawa non è una bellona tornita secondo stereotipi cheap, l'attrice, fine ed androgina, è di una bellezza femminile naturale inizialmente nascosta che si dispiega nel divenire della storia, parallelamente alla scoperta sessual-emotiva. Ma certo non c'è da faticare a trovare erotica Rinko nella scena della masturbazione sotto una pioggia scrosciante, mentre viene fotografata da Iguchi e spiata dal marito che, di soppiatto, si masturba. Ponendo il focus sul piacere della carne, sulla trasformazione di essa e sulla scoperta dell'istinto, A Snake of June richiama le ossessioni di Tsukamoto già viste in Tetsuo, solo che in questo psicodramma tutto si fa terribilmente più umano e tangibile e, quindi, riconoscibile dallo spettatore che può vedere nella frustrazione della protagonista uno specchio dei propri desideri inespressi, di natura sessuale o meno. Come per molti film erotici, anche questo tratta della liberazione sessuale ma a differenza di molti in cui la realizzazione delle pulsioni porta ad una disgregazione, Tsukamoto pare dirci il contrario, cioé che è tramite l'espressione del desiderio che la digregazione può essere evitata. Se prendiamo a paragone un noto erotico mainstream come 9 Settimane e 1/2 (1986), che a dirla tutta è un collage di scenette erotiche ad uso e consumo dei coniugi pantofolai anni '80, in quel film la protagonista percorreva gioisamente strade sessuali sperimentali fino ad un termine in cui il sesso liberato diventava incompatibile con la norma sociale e quindi, dopo scopate davanti al frigo aperto o masturbazioni comandate al proiettore (e realizzate senza troppi problemi) la protagonista chiude il gioco tornando (si suppone) alla vecchia, normale e canonica vita sessuale con un altro partner, quello da sposare probabilmente*. In A Snake of June, invece, il percorso della protagonista è invertito e assai più doloroso, il vibratore nascosto fra le gambe, l'orgasmo solitario, sono dis-piaceri. Ma è attraverso la violenza contro la schematicità e l'autocontrollo che la protagonista (e suo marito) pervengono ad un estremo in cui la coppia si ricompatta perché finalmente si conosce davvero nella propria perversione, sempre che di perversione si debba parlare. A questo punto il ruolo del serpente Iguchi-Tsukamoto termina, si concludono le visioni bizzarre che accompagnano le necessità espressive del regista (metafore ermetiche non sempre comprensibili) e il film si conclude con un atto sessuale in cui la carne e il sentimento coesistono per la prima volta dall'inizio della storia. Personalmente non sono un grande amante dei film erotici poiché essi tendono a voler forzare l'eccitazione, una cosa che per sua natura è di prima qualità solo se priva di programmaticità, ma A Snake of June non è solo un film erotico, è soprattutto una pellicola che usa la sessualità in forma elegante per trascrivere un messaggio di liberazione dell'essere attraverso i soli due canali che ci pertengono: il corpo, con il sesso, e la mente, con l'arte. Consigliatissimo.

* Secondo il paradigma dettato dal complesso di Agar-Sara assai in voga nel "peccaminoso" Occidente per cui un soggetto tende ad avere due partner, uno sul quale incanalare l'affettività e l'altro con il quale scopare selvaggiamente (amante o meno).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Si tratta del primo film di Tsukamoto passato nelle sale cinematografiche italiane in quanto sdoganato, nel 2002, dalla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia dove ottenne il Premio Speciale della Giuria.

eXXagon fecit MMIX