TRAMA
Stefano (Capolicchio)
torna al paesello e lì ritrova il fratello parroco Paolo
(Craig Hill). Il paese
nasconde una realtà di sedute spiritiche e di memorie di
vecchi fatti di cronaca nera. Paolo, dalla finestra di camera
sua, vede un omicidio e subito inizia a ricevere lettere anonime
che gli intimano di non parlare alla polizia. Stefano, dalla sua,
inizia delle indagini personali, accompagnato dalla nuova fiamma
(Stefania Casini). La soluzione del
mistero sembra risiedere in un fatto avvenuto in passato, fatto
del quale Stefano ha un vago ed allucinato ricordo.



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SOLAMENTE
NERO |
Italia
- 1978 - 106min - Colore |
di Antonio Bido |
| GENERE |
ITALIAN GIALLO |
| IN BREVE |
Derivativo ma funzionale e funzionante. |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film:
"Se di assassinio parlerai, del tuo si parlerà"
Sarà che la presenza di Lino Capolicchio
ricorda di per sé il film di Avati del 1976, o anche
che lo stesso attore è sempre alle prese con preti
e oggetti d'arte immersi in un paesaggio solare/nebbioso
e minaccioso, eppure non si può non pensare a La
casa dalle finestre che ridono guardando questo Solamente
Nero. I paralleli non finiscono qui: essendo un italian
giallo automaticamente il riferimento va a Dario Argento
e nella fattispecie a L'uccello
dalle piume di cristallo (1970) nel momento in cui anche
per Stefano D'Arcangelo (Capolicchio) il mistero si nasconde
nell'interpretazione di un dipinto. Perché non pensare
anche a Profondo Rosso
(1975) vista la presenza delle bambole (soprattutto di quella
impiccata) o magari, per lo stesso motivo, pure a I
corpi presentano tracce di violenza carnale (1973) di
Sergio Martino. Concludendo questa carrellata riguardo la
portata derivativa di Solamente Nero, vale la pena
citare A Venezia... un dicembre rosso shocking
(1973) come film che si svolge nella città lagunare
in cui, però, Roeg, a differenza di Bido, riesce
ad instillare un'atmosfera di continua minaccia nascosta.
In tutti i casi Solamente Nero rimane un prodotto
discreto che sa sfruttare l'elemento "Venezia"
dipingendola come in effetti è: a tratti solare e
luminosa, a tratti spettrale e gotica. I riferimenti ad
Argento assicurano un certo grado di thrilling e qualche
momento di paura, ma si è molto lontani dall'atmosfera
malsana che sapeva creare il regista romano. Gli omicidi
sono ben costruiti e oltre all'uomo travolto dalla barca
nel canale, l'assassinio più crudele e riuscito è
quello che riguarda la vecchia paralitica la cui testa viene
spinta nel camino acceso. Buona parte del film è
occupato dalla descrizione del rapporto fra Capolicchio e Stefania
Casini ma le scene che interessano la coppia, mozzano il
pathos e producono alla meglio scene di sesso soft e alla
peggio siparietti di idillio davvero beceri; vedi giro in
barca interminabile con sguardi idioti. Altro elemento negativo,
a proposito di sguardi, è la recitazione spesso innaturale
con primi piani di occhi atteggiati nelle più disparate
espressioni. I siparietti comici, come spesso accade nell'italian
giallo, non sono per nulla comici, la musica di Stelvio
Cipriani è simile a quella dei Goblin ma in peggio
e l'approssimarsi degli anni '80 si incarna nel giubbotto
di jeans con interno di lanetta bianca indossato da Capolicchio
stile proto-Paninaro. Al di là di tutte queste critiche,
il film di Bido funziona e riesce a tener acceso l'interesse
dello spettatore fra sedute spiritiche, ambienti ecclesiastici,
misteri da dipanare e omicidi. Un degno italian giallo che
per un afecionado del genere non sarà difficile "risolvere"
e che si conclude con una citazione dotta proveniente direttamente
da Hitchcock (La donna che visse due volte, 1958).
Non consigliato l'acquisto ma da vedere (o vedibile?).
Noto all'estero come: Bloodstained
shadow (USA e UK), Blutinger Schatten (Germania),
Sombra Sangrienta (Spagna), Den Blodbestankta
Skugan (Svezia).
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