TRAMA

Ad Amalfi arrivano la triste Ursula (Barbara Magnolfi) e la sorella Dagmar (Stefania D'Amario) che non dà peso alle turbe di Ursula. Una serie di omicidi scuote la costiera. A bloccare il killer ci pensa un poliziotto che si finge tossico (Marc Porel), bloccare un traffico di droga.


LA SORELLA DI URSULA
Italia - 1978 - 91' - Colore

di Enzo Milioni

GENERE
ITALIAN GIALLO - EROTIC
IN BREVE
Gialletto con tanto sesso. Male il primo un po' meglio il secondo ma i cespuglietti non bastano a fare un buon film.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Adesso vattene, eh" "Come, Non mi fai dormire qui stanotte?!" "No, ho uno di quei mal di testa. E' tutto il giorno, figurati..." "Ma allora che m'hai chiamato a fare?" "Così, volevo scoparti!" "Ah, carina..."

Tentativo di recupero del giallone argentiano, nel '78 un po' allo spasmo, con inserimento di parecchie tette e cespuglietti (ma anche nudi maschili integrali) da parte di quel Milioni dallo scarso curriculum (Quello strano desiderio, 1979; Tenerezza, 1987; Luna di Sangue, 1989) che gira questo softone con tanto di morbide musiche sax di Mimì Uva e poi s'incazza di brutto perché il produttore Armando Bertolucci ficca degli inserti porno e hardizza la pellicola, quando in verità si sapeva bene che Bertolucci aveva quel "vizietto" per rendere più appetibili le pellicole. Hard o meno, La Sorella di Ursula non funziona granché ed è difficle rimanere tesi se il killer, di nero vestito e guantato come si conviene, utilizza come arma un fallo di legno. Fra zoommate micidiali e nudi frontali già regalati sulle prime (la D'Amario dopo 3 minuti!), il film langue e solamente in pochi momenti diverte per quel potenziale trash che non si nega a buona parte del cinema di noantri. Imbarazzanti i dialoghi per la loro vacuità: "Un pianoforte, la sera, il mare. E' romantico, un po' troppo romantico!" "Io direi suggestivo più che romantico, non le pare" "Già, ma la suggestione a volte è pericolosa" "Ah, lei pensa!?". E ancora: "Camminiamo sul selciato dell'egoismo e crediamo che sia la strada dell'amore. Attingiamo forza dalla nostra mediocrità e siamo convinti di usare il linguaggio della comprensione...". Il buon Brega avrebbe parlato di frasario ciancicato. A pronunciare frasi tormentate la bella Magnolfi, la Olga di Suspiria (1977), attrice di un certo fascino che ha fatto poco ma nel 2011 è ancora attiva. Nel disastro si salva anche Porel (qui già marito della Magnolfi*) con una sufficiente interpretazione e la fotografia non è neppure troppo malaccio, ma il sesso ostentato disintegra una storia già di per sé traballante. In più l'identità del colpevole s'intuisce praticamente subito. Il subplot della droga ci sta come un calcio sui maccheroni ma è coerente con un film che in una scena di sangue vede l'ombra di un'erezione sul muro al momento dell'omicidio. Dieci e lode alla location (Amalfi) e alla Pejo, il Punt-e-Mes e il J&B che finanziano.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

* Marc Porel (al secolo Marc Michel Marrier de Lagatinerie) e Barbara Magnolfi si sposarono nel 1977. Nel film Marc interpreta il tossico Filippo cosa inquietante data la tragica fine dell'attore avvenuta nel 1983 per, si dice, meningite ma, si pensa, per un'overdose di eroina.

MI VUOI COGLIONARE?!

Dagmar torna in albergo dopo una giornataccia. Si mette sul lettone matrimoniale nel quale dorme anche la sorella Ursula (per la precisione due letti uniti) e attacca a masturbarsi con una collanaccia d'oro. Con la sorella di fianco che fa finta di dormire. Mimì Uva sottolinea tutto con una musica che pare di stare in Love Boat.

Filippo/Porel alla femmina: "Dove credi di andare? Tu oggi passi la giornata con me, biondina! Si va a pranzo e poi a fare l'amore e se non ti va chissenefrega!". Così si fa! No... cioé... Così si fa!?

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