La Frase dal Film:
"Do you know her?" "No"
"She's strange. I think she got weirder after she
lost her child. I feel frightened when I run into her in
the all sometimes...just like in a horror novel"*
Il cinema sud coreano si diffonde e fra
sottintesi freudiani e coincidenze del destino (due tematiche
ricorrenti nei loro film) le pellicole di laggiù
si fanno onore sia per stile che per idee. Uscendo dal seminato
di questo stesso sito e dei film che tratta, mi sento di
consigliarvi My Sassy Girl (Yeopgijeogin geunyeo,
2001) una bella storia d'amore insolita che ha avuto grande
successo in tutto il mondo (tranne in Italia, visto che
noi siamo sempre...tre metri sopra il cielo) e che a quanto
ne so stanno remeccando in USA (bello il neologismo, nevvero?!).
Ma torinaimo a Sorum, il cui titolo, letteralmente,
significa "pelle d'oca". Di paura però
non ce n'è molta e a dire il vero è anche
difficile definire Sorum un film horror in quanto
si tratta più di un dramma umano, se orrore c'è
si tratta dell'orrore vissuto da due individui condannati
da uno strano destino. Sorum è un film di
fantasmi senza fantasmi, è una storia che si svolge
in uno stabile tetro che ha un impianto elettrico malfunzionante
che riesce a mettere i brividi senza mostrare mai nulla
di davvero spaventevole. Al posto di fare leva su quelli
che ormai sono diventati clichés del cinema horror
orientale (capelli neri lunghi e via dicendo), il regista
e soggettista Jong-chan Yun fa leva sulla caratterizzazioni
dei personaggi, sullo scavo psicologico, sulla trama. Probabilmente
questo non ha giovato al successo della pellicola nonostante
i riconoscimenti della critica. Se difetti vanno trovati
si può dire che il film è lungo e che la prima
ora può risultare noiosa soprattutto se ci si aspetta
di vedere un horror puro mentre a poco a poco ci si accorge
di essere di fronte ad un dramma. La complessità
del plot è notevole e il finale del film darà
adito a discussioni fra coloro che amano vedere i film in
gruppo (o fra i forumisti cinefili), ma forse al regista
interessava più costruire un'atmosfera e una storia
che dare spiegazioni lineari. Aspettatevi un finale spiazzante
che per alcuni vorrà dire deludente o insensato.
Sorum fa parte di quella correnete cinematografica
influenzata dalla crisi economica che ha investito quella
nazione a partire dagli anni '80: molto horror coreano ha
proiettato le ansie e le paure al di fuori in spettri e
fantasmi, un altro cinema a fatto semplice denuncia sociale,
Sorum sta in mezzo. C'è qualcosa di soprannaturale
ma questo è inserito in una cornice sociale di povertà,
e la maledizione viene direttamente dalla natura degli uomini
e da ciò che sono capaci di fare, non trova altre
giustificazione paranormali. I due protagonisti sono condannati
in partenza senza che lo sappiano ancora, anzi, qulasiasi
personaggio del film è condannato a sperare in qualcosa
che non potrà raggiungere. E' un film fondamentalmente
triste e lento, così come sono lente e quasi immobili
le vite dei protagonisti. Le performances sono molto buone
e la scena del "litigio" in camera fra i protagonisti,
un piano sequenza molto lungo, è davvero notevole.
Da notare che all'orecchio occidentale (o semplicemente
al mio), il linguaggio coreano non aiuta ad apprezzare l'interpretazione
in quanto sembra un giapponese strascicato e molto più
enfatico. In conclusione, Sorum non è un
film per tutti ma solo per coloro che amano il cinema orientale
e già conoscono l'horror di laggiù e vogliono
vedere quel cinema che tenta un nuovo approccio a questo
genere. Un film interessante da scoprire, con riserve.
*- trad: "La conosci?"
"No" "E' strana. Penso che sia diventata
ancora più strana da quando ha perso il figlio. Mi
sento spaventato ogni volta che mi imbatto in lei...proprio
come in un racconto horror"