La Frase dal Film:
"Una modella: un corpo, un volto, un po' di trucco, un bel vestito e sotto il vestito niente"
Sulla carta un thriller ambizioso, ad un occhio neppure tanto attento un tardo giallo all'italiana. Gli ingredienti del genere ci sono tutti, non si scappa: la polizia brancola nel buio, il vero detective non del mestiere e s'improvvisa (e riesce), c'è il guanto nero e l'arma bianca, c'è il sesso ed il movente psicopatologico. Però siamo negli anni '80, la Milano da bere confonde gli animi, non ci si alcolizza più col J&B ma si tira di coca, l'ambiente modaiolo fa pensare a qualcosa di moderno (ma neppure poi tanto che dai tempi di Mario Bava...), il nome di Vanzina alla regia scompensa e lo stile wannabe-cool che prefigura gli anni '90 sbatte contro le crudezze a zampa d'elefante anni '70. Ma è un giallo all'italiana, punto. E come giallo non è neppure malaccio benché la debolezza stia proprio nell'aver cercato di far passare la cosa come un non-giallo tentando invece la strada del thrillerone patinato alla De Palma, cosa che a Vanzina riesce alla Vanzina. Tratto dal romanzo di Marco Palma, al secolo Paolo Pietroni (ma non andava bene Pietroni?), il soggetto pesca nel torbido della cronaca nera* e vorrebbe tessere paura e vita malandrina nel traingolo della moda e degli scopatori di modelle. In verità quella vita la esalta. Sta di fatto che tutti gli stilisti chiamati all'appello per fare di Sotto il Vestito Niente una pellicola d'alta classe si danno alla macchia; l'unico che rimane è Moschino, pace all'anima sua, che mette il nome in grosso su una sfilata trash davanti alla stazione centrale di Milano, che ai tempi era ancora un bel posto (ci si bucava con discrezione). Più che concentrarsi sulle mosse dell'assassino e sulla sua ferocia, entrambe rese un po' fiaccamente (ma è un thriller, si dirà), Vanzina sfrutta l'ambient e mostra tette e culi a novanta, per un secondo ci scappa anche anche un boschetto quello sì peloso come nei mitici '70. Alla scarsezza del protagonista maschile, Tom Schanley dalla sfolgorante carriera televisiva, compensa il figame (Renée Simonsen esordisce) e la presenza del buon vecchio Donald Pleasence che sorseggia un bibitone da Wendy (fastfood ormai estinto a Milano), cazzeggia ma alla fine arriva al momento giusto. In effetti viene un po' da ridere. La scena conclusiva, però, con l'omicida che si getta nel vuoto spingendo una sedia a rotelle (e non dico altro), tutto filmato al ralenty, me la sono sempre goduta e quel finale tronco dopo questa scena plateale lascia un piacevole amaro in bocca. Anche il grande pubblico apprezzò. Che poi il legame telepatico fra gemelli si fosse già visto in Extrasensorial (1982) di De Martino o in Fury (1978) di De Palma, fa niente. Si può passare anche sopra al fatto che spiare una donna che si masturba alla finestra o l'omicida che usa un trapano per uccidere siano presi pari pari da Vestito per Uccidere (1984) sempre di De Palma e che in quest'ultimo film lo score musicale fosse curato da Pino Donaggio che, con gusto, cura le musiche anche di Sotto il Vestito Niente. Alla fine non so. Sto film di Vanzina pieno di facilonerie e vuotezze ha però un suo fascino schizofrenico dato dall'essere stato prodotto a cavallo tra due "ere" cinematografiche; forse è un film incompreso, un cult in fieri, fra qualche anno verrà capito e innalzato agli onori di post-giallo da modernariato. Oppure no. Capirai cosa gli frega a Vanzina che i soldi se li è fatti con le grasse risate, lasciando a noi l'arduo compito di passare alla lente deformata della passione un suo figlioccio dimenticato. I figli dei miei figli mi sapranno dire. Intanto il titolo è già divenuto da un pezzo una locuzione strausata. Film che l'italiano medio mediamente appassionato di cinema non può perdersi.
Segue, senza che nessuno ne sentisse il bisogno, Sotto il Vestito niente II (1988) e Sotto il Vestito Niente: L'Ultima Sfilata (2011).
Al''estero noto come: Où est passée Jessica? (Francia), Mannekiinimurhaaja (Finlandia), Nothing Underneath (USA e UK), Pele Nua (Brasile), The Last Shot (Germania).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il titolo del film fa sentire in diritto i distributori a lanciare pellicole quali Sotto il vestito... quasi tutto!, pellicola USA del 1983 ma distribuita successivamente in Italia e un perdibile Sotto il vestito... tutto da scoprire (1993) di Antonio d'Agostino.
Fondamentale sapere che la donna che si masturba è Zaira Zoccheddu, Miss Italia 1974. Com'è che le nuove Miss Italia non si prestano più? Inoltre la grande Zaira apparirà nei panni di Madame Amnesia nel miticissimo La Croce dalle sette pietre (1987). Sarà il suo ultimo film. Non che mi sorprenda.
La postina di Lugano è Isa Gallinelli, la Valeria di Borotalco (1982) che non voleva sentir dire che Burt Reynolds è frocio. Fantoni/Benvenuti la rassicurerà.
In un primo tempo il film l'avrebbe dovuto dirigere niente di meno che Michelangelo Antonioni.
La videocassetta distribuita dalla Caleco in UK e in USA aveva come locandina l'immagine finale del film, il che significa rivelare in un colpo solo la sorte di Jessica e l'identità dell'omicida.
* Questo il fattaccio di cronaca. La ventiseienne statunitense Terry Broome, sorella di Donna Broome fotomodella lanciata, sogna una vita di successo e cash come la consanguinea. Per questo frequenta i locali più in di Milano e si fa mantenere da un gioielliere al residence Principessa Clotilde. Il 25 giugno 1984 la giovane va alla discoteca Nepentha (ci andava anche Vastano quando i 18 li rifiutava, tanto per dire) e lì incontra Francesco D'Alessio ricco playboy quarantenne. Lui ci prova, come impone il galateo, raccontandole di festini alla Caligola con il valore aggiunto della cocaina; festini ai quali Terry aveva già partecipato. Lei si indispettisce perché un conto è fare le cose e un altro è che te le si faccia notare e siccome il cattivo gusto ha un limite, corre al residence, prende il revolver del gioielliere, va a casa di D'Alessio, un bel appartamentino nel centrale corso Magenta, e flemmatica citofona. D'Alessio, che era lì con un'altra fotomodella (Laure Marie Roiko) a girarsi i pollici (ma non dico dove), alla vista della Broome si galvanizza e propone ciò che Renato Zero "non aveva considerato". E già, tanto i pollici sono due! Ma lei, che non aveva in mente il threesome, gli piazza in corpo quattro pallottole. Morto. La ragazza torna al residence (deve aver speso un fottio in taxi quella sera!) e il gioielliere serafico le consiglia di scappare a Zurigo dove poi l'arresteranno. Vatti a fidare dei consigli dei gioiellieri. Siccome siamo in Italia e abbiamo una venerabile tradizione di risibilità della certezza della pena, la Broome si becca 14 anni nel 1986, ridotti in appello a 12 e mezzo che diventano 0 nel 1992 per chissà quale stronzata politico-giurisprudenziale. Esce e se ne torna di corsa in Carolina. In taxi? Chi l'ha vista più.
MI VUOI COGLIONARE?!
Scena in palestra. Onde evitare pubblicità occulta o chissà cos'altro, il cartello con il nome della palestra viene occultato da un altro cartello che reca la geniale dicitura LA PALESTRA, che è sia un nome originale per la propria attività (sempre che abbiate una palestra) sia orienta gli avventori ed il pubblico del film che potrebbero invece credere di essere d'innanzi ad una foresta di metallo. O altro.
Questo film a mio parere dovrebbe essere inserito nel Guinnes del cinema per la più enorme bruciatura presente su pellicola. Per intenderci, con "bruciatura (di sigaretta)" nell'ambiente cinematografico si intendono quelle macchie che si vedevano ogni tanto nell'angolo in alto a destra durante la proiezione. Queste servivano al proiezionista per regolarsi sui tempi di cambio pizza (rullo). Insomma, avete presente? Ok, adesso guardate la terz'ultima immagine a sinistra. Quella macchia incredibile che occupa metà del fotogramma è una bruciatura! Dopo un secondo ne seguirà un'altra di pari immani proporzioni. Ma come, in un film patinato e di alta moda, una sgommata simile?