La Frase dal Film:
"Questa luna. Non ti dà fastidio?"
"Nel mio motel non c'è luna" "Avevo
visto giusto: sei una dolce puttana. Bene, andiamo al tuo
motel" "Prima però devi tagliarti
la barba" "Cosa?" "Eh
già, la dolce puttana non si fa pagare ma ha i suoi
capricci"
Ah, ma perché nella realtà
non si possono avere dialoghi di questa portata! Ma vuoi
mettere?! Vabbé. Spasmo è un film
amato da alcuni e bistrattato da altri; la dice lunga che
fra i suoi detrattori vi sia anche lo stesso regista che
dichiarò di non amarlo molto a partire dalla locandina
che gli ricordava una pubblicità contro il mal di
testa. La verità è che Spasmo è
sottopotenziato rispetto sia al blood-level che alle scene
di tensione o paura, poiché è tutto "concentrato"
a svilupparsi come un thriller di scoperta del sé,
in quanto il protagonista passa dall'essere un nullafacente
giovane miliardario all'essere sospettato di omicidio, il
tutto mentre una realtà paranoica lo divora. Vi direi
di pensare a Memento (2000) tanto
per avere un punto di riferimento, se non temessi, per l'azzardatissimo
paragone, che la fatina del cinema mi ritrasformasse da
lacchè in bracco (chissà chi la capisce questa...).
Non avrete più di due colpi di pistola, qualche strangolamento
off-screen, e due tette della Kendall (I corpi mostrano
tracce di violenza carnale, 1974) di sfuggita. La recitazione
non sempre è convincente e i dialoghi non sono memorabili.
Quindi, cui prodest? Spasmo, con tutti
i suoi limiti, riesce davvero a trasportare lo spettatore
in una realtà confusa quanto quella del protagonista
e anche grazie ad una premessa davvero allettante (un manichino
impiccato ad un albero scoperto da due pomicioni), lo spettatore
riesce a perdonare il trash serpeggiante (e una certa noia)
al fine di giungere a una spiegazione del mistero. Quella
che sembra una semplice storia fra amanti che si organizzano
per una sveltina, si trasforma in un mistero nel momento
in cui quello che doveva essere un cadavere non si trova
più dove era stato lasciato. Quindi, fra bottiglie
di Punt e Mes, fra BrancaMenta (con ghiaccio), fra dialoghi
basic e primi piani risibili o inutili (quelli a Rassimov
sono i migliori, sempre!), si snoda una trama di tutto rispetto
che ha una degnissima conclusione. Inverosimile a livello
scientifico ma funzinale a livello artistico soprattutto
nelle immagini conclusive tanto più che Lenzi non
è mai stato famoso per la sua attenzione estetica
al dettaglio, a differenza, per esempio di Bava o Argento.
Se il film si apre con le immagini di spazi aperti e naturali,
così si chiude in una stanza abitata da esseri artificiali
dopo aver inanellato una buona serie di colpi di scena.
E non dico altro. I mainstreamers stiano alla larga e facciano
lo stesso gli appassionati di horror, ma chi ama il cinema
italiano anni '70 potrà trovare elementi d'interesse.
Musiche di Morricone.
Noto all'estero come: Spasmo (UK
e USA) oppure The Death Dealer (nella versione
tagliata).