TRAMA

Durante una festa patronale in un paesino della provincia italiana, compare un giovane che entrerà in contatto con alcune realtà di questa piccola mediocre comunità. Fra bigottismo e deviazione sessuale il macellaio si scopa i quarti di bue, la moglie del comunista è pazza, la figlia fa sesso col padre e il prete regala televisori a colori.

 


SPELL (Dolce Mattatoio)
Italia - 1977 - 103min - Colore

di Alberto Cavallone

GENERE
DRAMA - EROTIC
IN BREVE
Surrealismo-neorealismo. Una sorta di Amarcord lisergico.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Non ho ancora capito se il mio è un lavoro serio, se serve a qualcosa o a qualcuno, se è più importante la realtà o la sua immagine o se bisogna buttare al cesso tutto e valorizzare solo la fantasia, il gioco, il sesso. Uno che si fa queste domande è uno stronzo o una persona seria?"

Surreale e surrealista pellicola di Cavallone che prende spunti buñuelliani ed altri da De Sade, Bataille e Lautréamont. Ne fa ovviamente un discorso politico-sociale di rottura sia verso il comunismo sia verso la morale; verrebbe da pensare che le metodiche surrealiste ed estreme per scioccare il pubblico siano mezzi ormai passati, buoni per l'epoca della contestazione. Eppure i pochi artisti contemporanei, diciamo così mainstream, che hanno scelto per le loro performance di rifarsi al medesimo modello (si pensi a Luttazzi) hanno in effetti ottenuto un sisma sociale non indifferente, dimostrando che la merda, il sesso, la morte ed un ribaltamento surreale dello status quo hanno ancora un loro potenziale. Cavallone, il Buñuel-Borowczyk-Makavejev di casa nostra, pone in essere una storia non lineare d'impianto neorealista con protagonista un giovane che sorge dalla tomba e, come un catalizzatore, mette in luce le varie dinamiche "malate" della gente che abita un piccolo paesino italiano alle prese con una festa patronale che assume la dimensione tragica e dirompente di un'orgia dionisiaca. Il regista compone un cast del tutto particolare, sicuramente adatto a poter girare scene di nudo: c'è la moglie pazza interpretata da Paola Montero ( Dolce gola, 1981; Reazione a catena, 1971; L'Altro inferno, 1980) che mangia al cesso*, taglia i capezzoli, si taglia la mano e alla fine defeca in bocca (era polenta e cioccolato!) del povero ragazzo di cui sopra mentre il marito, comunista allo sbando, guarda nascosto. C'è Monica Zanchi (L'Occhio dietro la parete, 1977; Emanuelle e gli ultimi cannibali, 1977; Autostop rosso sangue, 1977) nei panni di una prostituta che si trova a gambe aperte su un tavolo da biliardo mentre un macellaio tenta di mettere la palla in "buca". C'è anche Josianne Tanzilli, la ninfomane Volpina di Amarcord (1973). Andare in cerca di un trama logica sarebbe un gioco perso in partenza ma questo non vuol dire che Spell miri all'accumulo di situazioni oscene; la regia di Cavallone è equilibrata e l'attanzione anatomica che il regista presta ai corpi riesce a suggerire un erotismo spesso molto fine. Le sequenze relative alla crisi politica di Martial Boschero, che piazza una foto di Lenin nel centro de 'L'Orgine del Mondo' di Courbet e che cassa le foto di guerra come "detersivi per la nostra coscienza" non hanno più l'impatto Sessantottino che ancora potevano avere nel '77 mentre l'ispirata profezia di una società teledipendente calza a pennello (la riffa di paese ha come premio principale una tv a colori). La poetica violenta e iconosclasta di Cavallone affonda le radici in Lautréamont, poeta francese morto a 24 anni che scrisse i Canti di Maldoror, ai quali Cavallone stesso si ispirerà per la sua grande opera incompiuta (o meglio mai diffusa) Maldoror (1977). Da Bataille, teorico surrealista, Cavallone "apprende" che l'essere umano è comprensibile solo nell'eccesso, cioé attraverso il piacere, il dolore, il sesso e la morte; l'occhio si deorbita quando si avvicina all'erotismo estremo, all'osceno che non vuole vedere, cioé a quegli elementi che portano ai margini della coscienza. Cavallone fa piazzare alla Tanzilli un occhio bovino nella vagina subito dopo che questa è stata scopata da un macellaio infoiato che vede vermi nelle bistecche. Spell, come a questo punto sarà chiaro, è un film radicale nella sua volontà sovversiva, con fughe in un simbolismo a volte illuminante e a volte assolutamente arcano se non al regista stesso. Un certo filo narrativo e la costanza di personaggi all'interno della scena evitano la completa deriva psicotica della pellicola (bene o male?) ma già così com'è, visto che ne abbiamo parlato direi una sorta di Amarcord lisergico, Spell ha l'intrigante impatto di un'opera neorealista-surrealista. Con tutti i limiti del caso: non ultimi una lentezza dilagante e un gusto volutamente arty che a me suona sempre un po' radical-chic. Il pericolo di sopravvalutazione per un'opera tanto bizzarra c'è, soprattutto per coloro che accettano l'equazione "bizzarria uguale genio"; di fatto il surrealismo del surrealismo di Cavallone che cita e ribalta Buñuel può risultare stucchevole se inteso come volontà di travalicare ciò che già è andato oltre, quando ormai da un pezzo il surrealismo era diventata una corrente "standardizzata". Dov'è dunque il potenziale di vera rottura? Be' tornando all'inizio, se anni dopo il 2000 Luttazzi fa quel che fa e coglie nel segno, è prova che la "banale" surreale bizzarria di mangiare merda e di utilizzare l'osceno come arma sociale hanno ancora un ottimo potenziale di rottura. E' chiaro che la cosa risulta ancor più vera negli anni Settanta. Un Cavallone pregno di significati e di volontà di comunicarli con un film, probabilmente quello centrale nella sua carriera, indicato solo a quegli spettatori che si vogliono mettersi alla prova.

* La scena rielabora il Buñuel visibile in Il Fantasma della Libertà (1974) in cui già si ribaltava l'assunto della nutrizione per cui la gente defecava in gruppo e mangiava in solitudine. Nel film di Cavallone la Montero mangia da sola in bagno e si abbevera dalla tazza del water.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Castelnuovo di Porto, dove abitava Cavallone.

Quando il film venne rieditato prese il titolo L'Uomo la Donna e La Bestia.

Monica Zanchi è stata ragazza del mese di Playboy nell'anno 1976.

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