TRAMA

XVII secolo. La Corona inglese sospetta, a buona ragione, che nel villaggio di Dymchurch si nascondano dei trafficoni e quindi mandano il capitano Collier (Patrick Allen) ad indagare. Il fantasma della palude mette i bastoni fra le ruote e forse il vicario del posto, Doc. Blyss (Peter Cushing) non è propriamente l'uomo di Dio che sembra.

 


GLI SPETTRI DEL CAPITANO CLEGG
titolo or.: Captain Clegg - UK - 1962 - 80' - Colore

di Peter Graham Scott

GENERE
HORROR
IN BREVE
Melodramma a tinte fosche più che horror per come lo si intende oggi. Bravo come al solito Cushing ma non basta.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "... e di che è morto?" "Il dottor Pepper ha certificato 'per causa naturale' ma... ma dal viso sembra che sia morto di spavento, io direi per causa innaturale" "Ma paura di che?" "Non c'è l'ha detto perché era già morto ma avrà visto gli spettri della palude"

Remake storico della Hammer prima maniera del film del 1937 Doctor Syn, a propria volta adattamento per il grande schermo di una novella di Russell Thorndike ("Dr Syn", come dire 'dottor Peccato" che però si scrive "sin"). Fra l'altro lo stesso anno, cioé nel '62, esce un altro adattamento, questa volta della Disney, con Patrick McGoohan nei panni del cattivone del titolo. Un film a tema piratesco, di quelli, insomma, che prima dell'avvento de La maledizione della Prima Luna (2003) andavano malissimo al botteghino. Gli Spettri del Capitano Clegg non fece eccezione e, fra gli horror della Hammer, è uno di quelli meno visti. Il regista televisivo Peter Graham Scott rende abbastanza accattivante il tema del contrabbando di alcolici coperto sfruttando la paura popolare e tenendo a bada il melodramma che aleggia più inquietante dei fantasmi. Si fa se non altro buon uso degli ambienti rurali inglesi e il film, sebbene non la migliore produzione Hammer, ha, rispetto ad altre, il pregio di non apparire relegata ad un artefatto teatro di posa. Al centro della faccenda il sornione Peter Cushing che appare sulle prime con un completino da vicarietto ed una parrucca che lo fa sembrare una brava zia di provincia. A parte l'aspetto, però, Cushing si cimenta in una delle sue più vivide caratterizzazioni, anche perché il personaggio che interpreta è subdolamente ambiguo; manca però una storia davvero accattivante per fare del suo Blyss un soggetto indimenticabile. Nei panni della coppia che veicola il necessario melodramma romantico, la Romain e lo scatenato Oliver Reed, ancora insieme dopo L'Implacabile Condanna (1961); meglio là che qua. Si distingue per portata trashistica l'anglo-indiano Milton Reid (Frustrazione, 1972) qui in tenuta da Tor Johnson (Plan 9 From Outer Space, 1958) nei panni de "Il Mulatto", la vera minaccia del film; non molto horror, però. Come non molto orrorifici sono gli unici due o tre momenti gotici-horror che hanno a che vedere con l'apparizione dei fantasmi della palude e come, d'altronde, non è così impenetrabile il mystery che regge la faccenda, una matassa che il buon capitano Collier ci mette un intero film a sbrogliare, mentre allo spettatore basta leggere i nomi nel cast. Comunque film per nulla sgradevole, soprattutto per chi ama la old school Hammer e le pellicole d'antan.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Per evitare dispute legali con la Disney che stava producendo anch'essa una riduzione cinematografica del romanzo di Thorndike, la Hammer preferì cambiare il nome del protagonista che così venne battezzato Reverendo Blyss al posto di Dr. Syn, come riporta la novella originale.

Vusing ha anche messo mano alla sceneggiatura ma il suo ruolo in questo non è accreditato.

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