TRAMA

Un killer che parla con la voce di Paperino, massacra alcune donne a New York City. Dopo che una donna viene uccisa sul traghetto che porta alla scuola di Staten Island (ma quale?!), il tenente Williams (Jack Hedley) si mette sulle tracce di questo mostro che insanguina le strade cittadine. Il poliziotto si avvale anche della consulenza di uno psichiatra, Doctor Davis (Paolo Malco), per tracciare il profilo psicologico del serial killer. Fay Majors (Almanta Keller), per quanto non sembri corrispondere al "tipo" preferito dallo squartatore, viene comunque assalita dal maniaco. Sopravvissuta fortunosamente si mette a collaborare con la polizia indicando come caratteristica del killer una menomazione della mano (Howard Ross). Ma è proprio così come sembra?

 


LO SQUARTATORE DI NEW YORK
(ITALIA - 1982 - 91min - Colore)

di Lucio Fulci

GENERE
THRILLER - HORROR - MYSTERY
IN BREVE
Lo pseudo giallo misogino e violento che chiude un'epoca del nostro cinema
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Che cosa posso dire. Ha usato come arma un coltello, glielo ha piantato nella vagina e ha tirato su più forte che poteva. Un vero lavoro da macellaio. Un po' frettoloso ma efficace, non c'è che dire"

Benché sia spesso indicato come un giallo all'italiana, Lo squartatore di New York non riesce a calzare questa definizione con facilità, dal momento che non tutti i "criteri" del giallo sono soddisfatti: il killer non indossa i consueti abiti scuri e le vittime non sono uccise a causa di una loro pregresso coinvolgimento nella storia, per dirne due. La New York di Fulci, poi, non è un qualche posto impreciso, come lo era la location di Profondo Rosso (1975), ma è un crogiolo di corruzione, ipocrisia e peccato più vicino alla "società da ripulire" di Taxi Driver (1976), e come Travis Bickle anche questo "Paperino mannaro" ripulisce a suo modo la città dalle donne di malaffare in un'ottica misogina tutta fulciana. In più, l'idea di un serial killer che tagliuzza donne anche in metropolitana era stato visto già poco prima in Vestito per uccidere (1980) di De Palma, e quest'ultimo film era più "giallo" di quello in questione. Da un altro punto di vista, comunque, alcune costanti rimangono, come la presenza di personaggi ambigui che potrebbero essere i colpevoli fino all'immancabile rivelazione finale; ma Davis (Malco) è sospetto perché compra riviste gay, Scellenda (Ross) è sospettato perché un tossico ed un porco, e Fay (Almanta Keller) è al di sopra di ogni sospetto, o meglio viene risparmiata, perché non condivide la dissolutezza delle altre vittime (come se fossimo in un film slasher) il che, poi, rientra sempre nell'ottica misogina che fu grande motivo di discussione rispetto a questa pellicola. Chi comunque sostiene che questo non sia un giallo solo perché Fulci non si è mai trovato a proprio agio con "la logicità" del puro thriller, si dimentica di uno dei migliori gialli, ovvero Non si sevizia un paperino (1972). In tutti i casi il regista stempera la sua visionarietà applicata allo splatter (vedi L'Aldilà, 1981) per sviluppare una storia che estremizza, rispetto alla violenza, quel sangue e quelle deorbitazioni che ne L'Aldilà apparivano quasi cartoonistiche. Fulci ama il dettaglio e dove la telecamera di solito si allontana, la mdp di Fulci indugia. La vittima del ferryboat (Cinzia De Ponti, Manhattan Baby, 1982) viene sventrata perché è stata maleducata dopo aver rigato l'auto di un uomo (o almeno s'intuisce quella causa-effetto), una ninfomane di classe (Alessandra Delli Colli, Zombi Holocaust, 1980) finisce in modo simile, una spogliarellista (Zora Kerova, Antropophagus, 1980; Quando Alice ruppe lo specchio, 1988) si becca una bottiglia rotta in mezzo alle gambe, e la prostituta Kitty (Daniela Doria, Paura nella città dei morti viventi, 1980)...beh...guardatevelo. Fra momenti squisitamente argentiani (e Argento riprenderà il colpo di pistola nella guancia in La Sindrome di Stendhal, 1995), panoramiche della Grande Mela, ottimi titoli di testa con fermo immagine, e tette al vento, Fulci sforna qualcosa di estremamente violento con elementi sessuali ben marcati. Gli attori nel film fanno un buon lavoro ed oltre alle donne già segnalate val la pena citare Paolo Malco (Assassinio al cimitero etrusco, 1982; Quella villa accanto al cimitero, 1981), Jack Hedley (Witchcraft, 1964) nei panni di un poliziotto che va a puttane e Andrea Occhipinti (La casa con la scala nel buio, 1983) amorevole compagno di Fay. Parlando di questo film ci si può riferire ad esso come a una doppia "morte del cigno". Fulci non riuscirà più a dare ai suoi fans qualcosa di memorabile ed il cinema horror stesso, quello violento ed estremo di un tempo, trova in questo Lo Squartatore di New York uno dei suoi ultimi rappresentanti. Il regista chiude i battenti di un'era cinematografica facendo scempio delle varie screem-queens del decennio precedente e più tardi dichiarerà "Quel tipo di horror così terribile e scatenato è finito". La pellicola si conclude in un modo estremamente triste, come triste è l'appassionato che vede terminare il proprio periodo d'oro, e "la lama che taglia l'occhio (una delle firme stilistiche e tematiche di Fulci) della povera Daniela Doria in Lo Squartatore di New York chiude il sipario della stagione più estrema del nostro cinema"*. Da vedere, per i motivi suddetti, anche se non si tratta di uno dei migliori horror di Fulci.

* Curti, La Selva - sex and Violence, Lindau, 2003, p. 301.

Noto all'estero come: The New York ripper o The ripper o Psycho Ripper (USA e UK), El destripador de Nueva York (Spagna), El descauartizador de Nueva York (Venezuela), De Doder van New York (Belgio), L'eventreur de New York (Francia), Der New York Ripper (Germania), De slachter van New York (Olanda).

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