La Frase dal Film:
"Viviamo in un mondo altamente competitivo, Andrew. La Chiesa non fa eccezione"
Uno dei film sulla possessione più smaccatamente intriso di cristianesimo (o anticattolicesimo) dal tempo de L'Esorcista (1973) sull'onda di un revival horror millenaristico che ha interessato la fede e la religione: Desecration (1999), Giorni contati: end of days (1999), The Divine Ryans (1999), Dogma (1999), Il Terzo Miracolo (1999), Una Mente Perversa (1999), L'Esorcista: la Genesi (2000), La Mossa del Diavolo (2000), Lost Souls: la profezia (2000); The Body (2001). Il problema religioso non è solo relativo al fatto che la protagonista non crede in Dio e che il protagonista maschile è un uomo combattuto fra la fede e la scienza (quel Byrne che fu Diavolo in End of Days) ma soprattutto ruota intorno al valore di un vangelo apocrifo, quello di Tommaso. Il film indaga una problematica davvero interessante: secondo che principio sono stati dichiarati veri alcuni vangeli e altri (guarda caso quelli che dicono cose potenzialmente dannose per l'istituzione Chiesa) sono stati declassati come apocrifi? Naturalmente il film calca la mano per dare una certa drammaticità al tutto, per esempio il vangelo di Tommaso fu scritto in copto ed egiziano e non in Aramaico e la Chiesa non l'ha soppresso bensì rifiutato (lo potete leggere liberamente in internet... fatelo è interessante), però è anche vero che il problema di ciò che viene reputato vero e di ciò che viene scartato come falso rimane. E intriga. E se si prova a nascondere a buttare la verità fuori dalla porta prima o poi rientra dalla finestra rompendo i vetri, questa è la morale di Stigmate. Diversi film hanno alzato le spade contro l'istituzione Chiesa ma prima dell'avvento de Il Codice da Vinci (2006) pochi altri film (vedi L'Ultima Tentazione di Cristo, 1988) avevano attacato l'ortodossia cristologica, così questo Stigmate che sottintende che Cristo fosse un po' diverso da come c'ha raccontato la suora a catechismo colpisce nel segno. Dio si trova ovunque e dentro di noi, sicché non c'è bisogno di andare in chiesa ad ascoltare l'omelia per incontrarlo. Wow. E il Vaticano? Quelli non si prendono bene per la cosa e allungano la mano su coloro che hanno la bocca larga perché, si sa, l'azienda prima di tutto. Wainwright ci racconta questa storia a suo modo, cioè con il piglio del videomaker, mischiando sacralità a montaggi accelerati e musiche moderne da MTV (Bjork, Billy Corgan, David Bowie, etc), con una protagonista che, a mio parere, non aveva lo spessore per il ruolo. In qualche modo rema contro la sua aria sbarazzina da Madonna in Who's that girl che vorrebbe sottolineare l'incontro fa sacro-antico e ateo-moderno. Il bravo ed espressivo Byrne risulta sperduto in questo "holy-video" come un ottantenne alla Street Parade. Il regista gioca anche la carta dell'atmosfera alla Seven (1995): nel complesso l'estetismo modernista espresso da Wainwright rende piacevole il film e sicuramente appetibile per il pubblico mainstream. L'azione è abbastanza dinamica, il thrilling e il mistero c'è, manca l'orrore nel senso più vero del termine perché la Arquette con l'occhio girato e la voce roca non inquieta. Ma la storia regge. I risultati al botteghino premiano la produzione ma Stigmata non ha fatto il botto e a buona ragione. L'argomento in gioco è potentissimo ma nel film si riduce a piccolo spettacolo della domenica facendo involontariamente il gioco di chi vuole mettere una pietra sopra l'argomento vero/apocrifo. In fondo chi ha davvero voglia di ammetere che magari sono 2000 anni che veniamo presi per i fondelli? E poi è solo cinema, no?! Stigmate è come certi locali belli, con buona birra e con prezzi onesti però con la musica tanto alta che non si riesce a parlare. Chi ha orecchie per intendere intenda.
Sequel nel 2011: Stigmata 2.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film costò circa 32 milioni di $ e ne ha incassati 89.446.270 (dato 2009). E' stato girato a Los Angeles (Eastern Columbia Building, 849 S. Broadway), Messico, Pittsburgh (Pennsylvania), Roma (Italia), San Francisco, Vancouver (Canada).
In un finale alternativo, si vede padre Kiernan portare fuori in braccio Frankie (Arquette) fino ad una panchina dove la donna collassa fra le braccia del prete. Lui alza lo sguardo e vede la donna con in mano una colomba, poi Frankie si allontana. Il prete torna a guardare Frankie che tiene fra le braccia e capisce che è morta (aveva visto il suo spirito anadarsene). La versione cinematografica invece lascia intendere che la donna sia guarita.
Quando Frankie Paige riceve il pacco proveniente dal Brasile sul timbro postale si legge Brazil che però è la forma inglese, in portoghese, la lingua che avrebbe dovuto essere usata per il timbro, si scrive Brasil.
Nel film si dice che Frenkie ha ricevuto le stigmate a 23 anni, la stessa età che aveva San Francesco quando ricevette lo stesso dono. In vero a San Francesco comparvero le stigmate a 42 anni. Il nome della protagonista comunque (Frankie da Frances) è un riferimento al santo italiano e nella scena finale si vede una statua di Francesco.
Alcune riprese effettuate in metropolitana sono state "rubate" al thriller action Money Train (1995).
Il cadavere di Almeida era una replica di cera a grandezza naturale prodotta a Los Angeles e spedita in Messico per le riprese.
Le riprese che mostrano la crocifissione (l'inserimento dei chiodi nella mano) sono state realizzate utilizzando un braccio di gomma con all'interno dei cavi per muovere le dita.
Le scene nel vagone della metropolitana sono state realizzate in un finto vagone utilizzato anche nella sitcom Seinfeld e nella scena le uniche persone che non erano stuntman erano giusto la Arquette e l'attrice Nia Long.
I produttori inizialmente pensavano di chiamare il film "San Francesca da Pittsburgh".
Le scritte in aramaico che Frankie traccia sul muro in verità sono in ebraico antico. Fu una scemta del regista che pensava che quella scrittura fosse più intrigante.