LA FRASE dal film:
"Signorì, v'a volete fa 'na chiavatina?
[...] Ma 'na bella chiavatina svelta svelta?! Vedrete
come vi sentirete meglio dopo. Tiene 13 anni, è quasi
verginella ma non tiene paura, è brava e tutti rimangono
contenti e rimanete contento anche voi!"
Questo film, noto anche con il titolo
Il racket della prostituzione minorile, fu
tratto da un'inchiesta di Marisa Rusconi. Lo spirito
giornalistico si perde velocemente, però, fra
l'inettitudine di alcuni attori che recitano in modo
pessimo, i dialoghi alcune volte davvero ridicoli e
certi elementi pruriginosi che tolgono "credibilità"
all'intento di denuncia della pellicola. Indimenticabile
la corte che Velluto fa a Rosina e ciò che gli
dice mentre la musica dei Pooh fa da tappeto musicale:
"Tu mi hai donato la verginità e io
ti darò il mio amore". A proposito
di musiche si segnala la presenza, in questo film, di
un Ennio Morricone irriconoscibile. L'elemento critico
nei confronti di una borghesia distratta nei confronti
dei figli è alle volte ben realizzato (la musica
che la ragazza ascolta sopra le parole vacue dei genitori)
ed altre volte è reso in maniera comica (il padre
che si interessa solo della sua collezione di soldatini)
ma comunque funzionale. Le motivazioni psicologiche
che dovrebbero portare le ragazze a finire "nel
giro" sembrano a tratti un po' semplicistiche ma
non dubito che possano essere reali e forse è
proprio nelle motivazioni che si riflette il lavoro
della Rusconi. Peccato che il regista abbia ceduto all'inserimento
di elementi esploitativi così che il lesbismo,
che poteva essere letto tranquillamente come il rifugio
emotivo verso una sessualità non violenta e materna
in un mondo dominato da uomini stupratori ed insensibili
(un punto di vista comunque molto parziale), finisce
per essere solamente un siparietto erotico. Forte e
significativo, nonostante gli inciampi della pellicola,
il finale in cui due donne linciano ed uccidono uno
sfruttatore esplodendo in una rabbia non catartica,
richiudendo il cerchio su una vita disperata dalla quale
non sembra essere possibile evadere se non tramite la
morte. Così Storie di vita e malavita,
fra bottiglie di J&B, frasi in dialetto milanese,
dialoghi poveri e nudità, mette in scena più
se stesso che il problema della prostituzione minorile.
Nulla di grave, se non fosse così non avremmo
quel gran pezzo di pure vintage exploitation cinema
che è. Non fondamentale ma interessante.
Noto all'estero come The Teenage
Prostitution Racket.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Nota più che altro personale.
Nel film compaiono molti luoghi di Milano, cosa che
"divertirà" coloro che lì abitano
e che avranno la possibilità di fare un balzo
all'indietro di 30 anni. Imperdibile il liceo classico
Cesare Beccaria nella scena dell'uscita di scuola. A
chi interessa, ovviamente...