TRAMA

Il film si compone di storie diverse la maggior parte disgiunte fra loro. Tutte trattano il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione a Milano. C'è Rosina che dalla Sardegna arriva al Nord per cercare lavoro ma incontra Velluto, un ambiguo giovane, che altro non è se non uno sfruttatore. C'è la povera ragazza che viene dalla campagna e sogna la libertà. C'è la ninfomane, la giovinetta e anche la borghese che usa la prostituzione per ribellarsi ai ricchi genitori che dietro l'apparenza di perbenismo nascondono i segretacci. Fra nudi integrali, pratiche sessuali perverse ed elementi esploitativi, ogni storia si conclude invariabilmente male.


STORIE DI VITA E MALAVITA
(ITALIA - 1975 - 120min - Colore)

di Carlo Lizzani

GENERE
DRAMA
IN BREVE
Qualche elemento esploitativo fa scadere la pellicola ma è pure vintage exploitation cinema
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "Signorì, v'a volete fa 'na chiavatina? [...] Ma 'na bella chiavatina svelta svelta?! Vedrete come vi sentirete meglio dopo. Tiene 13 anni, è quasi verginella ma non tiene paura, è brava e tutti rimangono contenti e rimanete contento anche voi!"

Questo film, noto anche con il titolo Il racket della prostituzione minorile, fu tratto da un'inchiesta di Marisa Rusconi. Lo spirito giornalistico si perde velocemente, però, fra l'inettitudine di alcuni attori che recitano in modo pessimo, i dialoghi alcune volte davvero ridicoli e certi elementi pruriginosi che tolgono "credibilità" all'intento di denuncia della pellicola. Indimenticabile la corte che Velluto fa a Rosina e ciò che gli dice mentre la musica dei Pooh fa da tappeto musicale: "Tu mi hai donato la verginità e io ti darò il mio amore". A proposito di musiche si segnala la presenza, in questo film, di un Ennio Morricone irriconoscibile. L'elemento critico nei confronti di una borghesia distratta nei confronti dei figli è alle volte ben realizzato (la musica che la ragazza ascolta sopra le parole vacue dei genitori) ed altre volte è reso in maniera comica (il padre che si interessa solo della sua collezione di soldatini) ma comunque funzionale. Le motivazioni psicologiche che dovrebbero portare le ragazze a finire "nel giro" sembrano a tratti un po' semplicistiche ma non dubito che possano essere reali e forse è proprio nelle motivazioni che si riflette il lavoro della Rusconi. Peccato che il regista abbia ceduto all'inserimento di elementi esploitativi così che il lesbismo, che poteva essere letto tranquillamente come il rifugio emotivo verso una sessualità non violenta e materna in un mondo dominato da uomini stupratori ed insensibili (un punto di vista comunque molto parziale), finisce per essere solamente un siparietto erotico. Forte e significativo, nonostante gli inciampi della pellicola, il finale in cui due donne linciano ed uccidono uno sfruttatore esplodendo in una rabbia non catartica, richiudendo il cerchio su una vita disperata dalla quale non sembra essere possibile evadere se non tramite la morte. Così Storie di vita e malavita, fra bottiglie di J&B, frasi in dialetto milanese, dialoghi poveri e nudità, mette in scena più se stesso che il problema della prostituzione minorile. Nulla di grave, se non fosse così non avremmo quel gran pezzo di pure vintage exploitation cinema che è. Non fondamentale ma interessante.

Noto all'estero come The Teenage Prostitution Racket.

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Nota più che altro personale. Nel film compaiono molti luoghi di Milano, cosa che "divertirà" coloro che lì abitano e che avranno la possibilità di fare un balzo all'indietro di 30 anni. Imperdibile il liceo classico Cesare Beccaria nella scena dell'uscita di scuola. A chi interessa, ovviamente...