La Frase dal Film:
"The punch hurts me even without touching me. What kind of a demon are you?"*
Basato sul manga del 1988 "Riki-Ho" di Tetsuya Saruwatari (disegni) e di Takajo Masuhiko (storia), Story of Ricky fu il primo film di Hong Kong ad essere stato inserito nella Cat III (vedi pagina dei generi) per la violenza e non, come in genere accadeva, per il sesso. In effetti la violenza del film e la quantità di sangue mostrato è tale da sfondare il muro della "decenza" e da entrare di diritto nel campo del ridicolo, un po' come accadeva con i primi film di Peter Jackson (Bad Taste, 1987; Braindead, 1992). Lungi dall'essere un difetto, questa pellicola hongkonghese è un concentrato di spassosissime sequenze che mischiano arte marziale estrema (pensate a Ken il Guerriero!), iperviolenza, dialoghi e recitazione trash; il protagonista, soprattutto, è davvero scarso ogni volta che tenta di abbozzare un'espressione che non sia "muscolare". Parlo volutamente di sequenze in quanto il film non ha un plot particolarmente strutturato o ricco di colpi di scena; fondamentalmente si tratta del susseguirsi di scontri fra galeotti e carcerieri fino alla prevedibile resa dei conti fra Ricky è il direttore del carcere che si rivelerà essere un osso mostruosamente duro. Diveresi i combattimenti che per un motivo assurdo o per un altro risultano memorabili: Riki che si lega i tendini di un braccio con i denti, Riki che viene strangolato dall'avversario con gli intestini di quello, Riki che viene seppellito ma poi riemerge dalla terra più forte che prima, Riki che fa volare fuori dall'orbita un bulbo oculare ad un uomo solo tirandogli un coppino, ... La violenza over-the-top di tipo cartoonesco e slapsick può essere decisamente spassosa solo se si ha ben in mente cosa si stia vedendo e se si passa sopra alla poca o nulla verosimiglianza del tutto, a partire da un carcere di massima sicurezza ricavato aggiungendo qualche sbarra ad una scuola. Il tema base che regge il film, cioé quello del protagonista che si oppone ad un sistema carcerario corrotto e violento, non è cosa nuova e, volendo forzare la mano, si potrebbe accomunare questo Story of Ricky a pellicole quali Fuga da Alcatraz (1979), Sorvegliato Speciale (1989) o il bellissimo Le ali della libertà (1994), ma Story of Ricky è estremamente distante dalle sottigliezze di questi "classici", privo com'è, oltre al resto, di scavo psicologico, di riflessività e di temi che siano estranei al puro intrattenimento. Nondimeno il film di Lam è uno spasso, compresi gli SFX non esaltanti e l'inettitudine generale dell'operazione, entrambi elementi che rendono più digirebili le frattaglie mostrate. Insomma, con questo film ci si impegna in un tour de force di violenza, sangue e brutture che sicuramente esalteranno il gorehound e divertiranno l'appassionato di cinema bis. Perfetto da visionare con un gruppo di amici che non siano cinematograficamente spocchiosi. Story of Ricky è già un piccolo cult; magari l'acquisto pare eccessivo ma una visione la merita di certo.
* Trad: "Il pugno mi ha fatto male anche senza toccarmi. Che razza di diavolo sei?"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Esiste un film d'animazione intitolato Riki-Oh 2: Child of Destruction (Riki Oh 2: Horobi no ko, 1990) anch'esso riduzione del manga ma non seguito di questo film del 1991 come invece il "2" potrebbe far supporre.
Nella scena finale del tritacarne il sangue finto usato fu così tanto che Siu-Wong Fan, l'attore che impersona Ricky, non riuscì a togliersi dalla pelle il rosso per tre giorni.