Ispirato a Mine-Haha di Wedekind
e da Suspiria de Profundis di Thomas De Quincey,
questo quinto horror di Argento è un vero capolavoro,
sia che lo si veda come una celebrazione di tecnica cinematografica,
sia come un mero esercizio di stile visivo/visionario a
spese del contenuto. Al di là del fatto che rappresenti
una delle vette raggiunte dall'horror per quanto riguarda
la messa in scena artistica, Suspiria è
un ottimo film di paura che tiene incollato il pubblico
allo schermo, oltre al fatto che con esso Argento passa
dalla struttura del pulp thriller (giallo) verosimile in
stile Profondo Rosso
(1975), a tematiche soprannaturali. Premettiamo quelli che
sono i difetti del film, così da toglierci subito
il sassolino dalla scarpa. I dialoghi di Suspiria
sono stati scritti a quattro mani da Argento e la sua ex
moglie Daria Nicolodi, il che, come sanno tutti gli appassionati
di horror è male, molto male! I dialoghi non sono
mai stati il loro forte e anche questo film non sfugge al
dramma. Il plot, poi, non è molto
coerente in alcuni punti e questo al di là della
tematica soprannaturale. La recitazione degli attori, per
concludere, non è memorabile. Il fatto è che
Suspiria sia un'opera di uno stile tale (ed
unico) che anche le potenziali manchevolezze passano decisamente
in secondo piano. Argento, i Goblins (alla musica) e Tovoli (alla fotografia) riescono
a stregare lo spettatore con un ensamble di shock audiovisivi,
con omicidi policromi come opere artistiche (vedi le immagini
a lato), con uno score musicale che bombarada lo spettatore.
Questo film ci ricorda che un film non è solamento
un testo ma soprattutto un'esperienza. Il regista esaspera
i suoi noti manierismi (che io adoro) e questo non solo
nelle scene di "ampio respiro" ma anche e soprattutto
in quelle piccole riprese particolareggiate come quando
la maestra di danza versa a forza l'acqua nella bocca di
Suzy e sentiamo il vetro contro i denti della ragazza. Dall'inizio
alla fine Suspiria è una fiaba da incubo (Argento
avrebbe infatti voluto una bambina come protagonista, per
dare maggiormente l'idea della favola), con un finale che,
benché diversissimo da i film ai quali ci aveva abituato,
non delude e anzi sottolinea l'idea della favola nera. Fra
le altre cose il regista non abbandona certi suoi vezzi
tematici come "il particolare che non viene in mente,
che non è stato capito bene". Il film è
dominato dalla presenza femminile, i maschi hanno solamente
ruoli marginali, e della donna è sia il ruolo positivo
che quello negativo. Gli omicidi sono più ritualizzati
che brutali e rientrano e rimarcano lo stile di tutta la
pellicola. Notevoli la scelta della location dell'accademia,
lo stile liberty e barocco, i rossi saturi ancor più
marcati da una pellicola speciale che Argento stesso si
è fatto spedire dalla Cina. Fra le scene più
spaventose, almeno per me, va ricordata quella del malore
che assale Suzy dopo aver percorso un corridoio e aver guardato
"una donna" ed "un bambino", il bambino
ha una faccia che non si dimentica! Comunque sono moltissime
le scene che vi metteranno i brividi. Concludendo, un film
da possedere oltre che da vedere, ed un MUST per gli appassionati
di horror.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nella scena finale Argento cita Argento
con un soprammobile di cristallo a forma di volatile (L'uccello
dalle piume di cristallo, 1970).
Il film sarà il primo episodio di
una trilogia sulle Tre Madri: Madre Suspiriorum,
Madre Tenebrarum, Madre Lacrimarum. Suspiria è
il primo episodio, Inferno (1980) il secondo e La Terza Madre (2007) il conclusivo.
Sulla parete del bagno di Sonia,si riconoscono decorazioni ispirate a un dipinto di Escher, precisamente lo Sky & Water, datato 1938. [segnalato da Agostino].
All'inizio del film Suzy prende un taxi
guidato da Fulvio Mingozzi, un attore-comparsa sempre presente
nei primi film del regista. Ma non è questa la cosa
importante. Se guardando la scena credete di vedere il volto
di Dario riflesso in un finestrino avete visto bene. Ah...la
cosa è voluta!