La Frase dal Film:
"Ehi, quanto tempo gli resta?"
"Mio fratello è stato morso, c'ha messo
meno di un'ora a trasformarsi" "E poi
che è successo?" "L'ho ucciso"
"Meno male che non hai avuto drammi nella vita!"
"Infatti li ha avuti mio fratello"
Finalmente un horror
che sa conciliare un alto "blood-level" ad una
trama di grande spessore tematico. E' virtualmente impossibile
non notare come questo film sia un parallelismo della situazione
socio-politica attuale (2005) e Romero non ne fa mistero, prendendo
posizione in maniera netta. Se nei due film precedenti la
critica sociale permeava le pellicole ma in qualche modo
rimaneva "vaga" (La
notte dei morti viventi, 1968; Zombi,
1978) , e nel terzo (Il
giorno degli Zombi, 1985) le frecciate andavano a segno
con più precisione ma rimanevano, appunto, frecciate,
con La terra dei morti viventi il regista fa un
film decisamente politico in cui il sangue, benché
molto, pare quasi un pretesto per mettere in scena le inquietudini
apocalittiche tipiche del dopo 11 settembre. Romero recupera
i suoi vecchi lenti zombies rifiutando di aggiornare i mostri
da claudicanti a infuriati corridori, come aveva fatto Danny
Boyle in 28 giorni dopo
(2002), e gli dona la notevole capacità di apprendere
dall'esperienza e comunicare fra loro, per quanto questo
avvenga comunque con grida e gemiti. Alza il livello action
(come già aveva fatto per il film del 1985) per venire
incontro al nuovo pubblico "adrenalinico" targato
2000. La pecca è che con questo film torna sui binari
dello zombi-horror territorio ormai stranoto al pubblico
anche per colpa di un certo abuso cinematografico. Ma Romero
non è l'ultimo dei registi e con La Terra dei
Morti Viventi riesce a creare un nuovo classico quasi
reinventando il genere. Palese, come dicevo, il parallelismo
fra gli USA e la società asserragliata nel palazzo
di vetro capeggiata dal capo Kaufman (un ottimo Dennis Hopper).
Come gli USA (e in senso lato l'Occidente) Kaufman prima
si serve dell'aiuto di personaggi discutibili come Cholo
(un bravissimo Leguizamo nei panni di uno pseudo Bin Laden),
poi, quando il personaggio non è più utile
decide di scaricarlo e anche ucciderlo. Nel momento in cui
Cholo, impadronitosi di un'arma pericolosissima, reagisce
minacciando di colpire con missili il grattacielo se non
avrà quello che vuole (che sono i soldi, la medesima
ed unica cosa che muove il "cuore" di coloro che
abitano nel grattacielo), ecco che Kaufman dice "Non
trattiamo con i terroristi" e Cholo risponde "Gli
farò una Jiahd nel culo!". Tutto intorno a queste
tristi dinamiche di potere, violenza e corruzione morale
ci sta il popolo: quello dei viventi accampato intorno al
"palazzaccio" che inneggia all'uguaglianza ma
che si perde nel vizio del gioco e della violenza (scena
del bar), e quello dei morti viventi, più distante
ma non dissimile dal primo, poiché rimane imbambolato
dai fuochi d'artificio (panem et circenses). L'eroe del
film, Riley (Simon Baker) è un uomo disilluso che
cerca solo libertà, pace e solitudine ma che non
può fare a meno di scendere a patti con Kaufman.
Rispetto ai precedenti film, però, il finale è
più bonario ed il senso di giustizia sembra ripristinarsi
quando Kaufman viene punito direttamente da colui che voleva
stecchito ma soprattutto quando i morti viventi smettono
di farsi "stregare" dai fuochi d'artificio (una
volta era il centro commerciale). Dopo l'immancabile "guerra
civile", si ritireranno in cerca di una terra libera
nella quale vivere. Concludo segnalando la presenza di Asia
Argento che pare trovarsi a suo agio nella produzione anche
se il suo ruolo è solamente quello di arricchire
il panorama con una presenza femminile. Da vedere e magari
da acquistare, tenedo ben presente il fatto che questo rimane
comunque un film di zombi e dunque occorre apprezzare il
genere.
Preceduto da La notte dei morti viventi (1968), Zombi (1978), Il
giorno degli zombi (1985) e seguito da Diary of the Dead (2007) e dal successivo Survival of the Dead (2009).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il fucile usato da Charlie è una
Carabina M-1, arma sviluppata durante la Seconda Guerra
Mondiale. A proposito, quando Charlie si lecca il pollice
ed inumidisce il mirino, questo è un riferimento
al film Il sergente York (1941).
Il fucile d'assalto che trova Big Daddy
(lo zombie capo) è uno Steyr Aug Austriaco.
Il film inizia con il logo Universal Pictures
in uso alla metà degli '30.
Il film è costato circa 15 milioni
di dollari.
Romero fu così impressionato da
Simon Pegg (attore) ed Edgar Wright (regista) per il loro
Shaun of the Dead (L'alba dei morti dementi, 2004), da
volerli nel suo film. Sono gli zombies della foto ricordo
nella sequenza del bar.
Questo è il primo film di Romero
della "Quadrilogy of Dead" in cui sono stati usati
effetti digitali.
Lo zombie che si attacca dietro al Dead
Reckoning verso la fine del film è un vero amputato.
Uno dei titoli papabili per il film mentre
era in lavorazione fu "Dead Reckoning" ma lo si
cambiò per non far confusione con un film omonimo
in cui recitava Humphrey Bogart (Solo chi cade può
risorgere, 1947). Altri titoli possibili erano: "Dead
City", "Twilight of the Dead", e "Night
of the Living Dead: Dead Reckoning".
Romero voleva girare il film a Pittsburg,
la sua città natale, luogo in cui aveva anche girato
gli altri tre film. I produttori, però, insistettero
affinché girasse a Toronto in modo da approfittare
degli incentivi fiscali offerti dal Canada.
Nel film c'è pure la figlia di Romero,
Tina Romero. E' la soldatessa che spara allo zombie attaccato
alla barricata elettrificata.
Il film è basato sullo script originale
de Il Giorno degli
Zombi (1985).
La scena in cui gli zombies sorgono dalle
acque del fiume è un omaggio al film di Herk Harvey
Carnival of Souls (1962), in cui i morti venivano
fuori dal Great Salt Lake prima della sequenza del balletto.