TRAMA

Il ritrovamento di alcuni resti archeologici prvocano la comparsa della Madre delle Lacrime (Moran Atias), il cui avvento è salutato da tutti i satanisti del mondo e dall'insorgere di innumerevoli atti di violenza. Sara (Asia Argento), che ha assistito al feroce omicidio della sua collega, si trova proiettata in una Roma dalle atmosfere apocalittiche e grazie all'aiuto di poche persone e dello spirito di sua madre Elisa (Daria Nicolodi) cerca di stanare e sventare i nichilisti piani della Terza Madre.


LA TERZA MADRE
Italia/USA - 2007 - 98' - Colore

di Dario Argento

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
I particolari sono superiori al risultato complessivo. Cosa che accade ormai troppo spesso nei film di Argento.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "La chiamano Madre delle Lacrime. E' la più crudele e bella delle tre" "Ed è l'unica che sia ancora in vita"

Ventisette anni di trepidazione. Ventisette anni in cui il mito argentiano è stato trascinato in una lenta parabola discendente dipendente da diversi fattori, il più importante dei quali, il collasso del cinema fantastico italiano e la mancanza di fondi per produrre horror, è altra cosa ma negativamente sinergica con il cinema anni '90 e 2000 di Argento che sovente non ha colpito nel segno. Anni in cui l'appassionato stava in attesa e il regista caldeggiava il terzo capitolo di un trittico iniziato con Suspiria (1977) e proseguito da Inferno (1980), due film non privi di difetti ma sostanzialmente rappresentanti la summa tecnico-artistica del regista romano (non dimentico Profondo Rosso, ma in questo giro mettiamolo da parte). Dopo diverse peripezie produttive La terza Madre trova realizzazione e io mi trovo nella fastidiosa posizione di ripetere per l'ennesima volta che, da troppo tempo a questa parte, nel cinema argentiano i particolari sono superiori al risultato complessivo. Mi dilungo. La visione del film mi lascia presumere che Argento abbia tentato una sintesi ed un'integrazione del cinema fantastico italiano del trentennio '60/'80. Come Mario Bava apriva e chiudeva La Maschera del Demonio (1960) nella Villa Graps ed uno dei momenti salienti riguarda la goccia di sangue che ridà vita alla Steele, così fa Argento con la Madre delle Lacrime. Inoltre le esplosioni di violenza di questo film, il più delle volte a mio parere immotivate ed eccessive, sembrano aver assimilato il gusto estetico del cinema horror anni '80, soprattutto quello di Fulci: il controllore in treno versa lacrime di sangue come la ragazzina in Paura nella Città dei Morti Viventi (1980), Coralina Tassoni viene uccisa come visto in Quella villa accanto al cimitero (1981), Philippe Leroy è incatenato e torturato come ne L'Aldilà (1981). Non si tratta di derivatività ma piuttosto di un comune senso dello splatter italico che ha caratterizzato molto del nostro cinema a tinte forti e fra questi diversi lavori dello stesso Argento. Abbastanza naturale, poi, che in questo trequel il Dario nazionale riproponga situazioni e temi già presentati in altre sue pellicole e che vanno a comporre una sua personale poetica. Così Sara, la protagonista, porta "inscritte" negli occhi le esperienze passate (Quattro mosche di velluto grigio, 1971), è terrorizzata sulle scale del suo stabile che rimangono al buio (L'Uccello dalle piume di cristallo, 1970), come Hemmings in Profondo Rosso (1975) esplora la villa in un lungo piano sequenza, gira in taxi in una città abitata da ombre inquietanti (Suspiria e Inferno), si rifugia in una cabina telefonica (Opera, 1987), spacca teste come ne La Sindrome di Stendhal (1995) ed emerge vittoriosa da un bagno composto da corpi putrefatti come la protagonista di Phenomena (1984) ridendo in maniera convulsa e quasi sinistra come Jessica Harper in Suspiria. Non è solo la protagonista interpretata da Asia Argento a farsi carico degli elementi autocitazionisti, ma abbiamo anche una scimietta ed una lancia scomponibile (come in Phenomena) e alcune riprese in esterna (vedi la fuga di Sara fuori dal museo) che riprendono quelle geomentrie da scenografia teatrale già viste nella Torino di Profondo Rosso; non è nuova neppure una certa sfiducia rispetto al lavoro delle forze dell'ordine e l'impegno dei profani a risolvere il mistero. Ora, dopo aver fatto lavoro di esegesi, mi chiedo comunque se uno spettatore debba necessariamente fare questi sforzi storici per apprezzare un film che nel complesso lascia più che perplessi, perché, fatemelo dire fuori dai denti, mi sono un po' stancato di difendere un regista che col tempo si è messo nella posizione di essere sempre meno difendibile. Prima di tutto Asia Argento non funziona affatto, come, secondo il mio modesto parere, non è mai funzionata bene in nessun film di suo padre, il che rende tale forma di nepotismo particolarmente antipatica e poco produttiva. Come accade quasi regolarmente nel cinema argentiano i dialoghi sono deboli e servono unicamente a fare da ponte da una sequenza all'altra, in questo caso specifico da un'esplosione di violenza all'altra. Stranamente Argento passa dal vecchio tema dell'infanzia traumatizzata a questo nuovo approccio dell'infanzia uccisa e squartata: non sono il soggetto che si formalizza troppo per lo splatter cinematografico anche se ai danni delle classi "deboli" ma ne La Terza Madre Argento opta per un ultragore che, come dicevo poco sopra, pare fuori luogo rispetto al concetto e all'atmosfera generale. Lo stesso vale per il sesso nel film, e mi fa specie dover dire che la presenza dei nudi femminili è eccessiva e superflua. Oltretutto il film carica il personaggio della Terza Madre di spaventose aspettative, quasi come se fosse una Giunone onnipotente, mentre in conclusione il tutto si riduce ad una modella che vive nel sottosuolo con un gruppo di sbandati ma che evidentemente trova il tempo di rasarsi il boschetto alla perfezione da eccelsa estetista. Onnipotente poi... In tre secondi viene fatta fuori. Altrove viene piazzata una sequenza lesbo e in un'altra parte ancora una ripresa furbetta che mostra una tetta di Asia. Moran Atias come scelta per interpretare la Madre delle Lacrime ed il fatto di farla stare nuda davanti alla mdp non fa exploitation anni '70 o '80 ma piuttosto fa tanto richiamo per i teledipendenti che al tempo si godevano le grazie della modella israeliana in programmi contenitore in onda sulle reti nazionali (I Raccomandati e Meteore). La presenza nel film di volti noti come quelli di Philippe Leroy ed Udo Kier in linea di principio esaltano, ma in pratica ai due vengono dati ruoli insensatamente marginali. Gli SFX prostetici sono molto buoni mentre per quelli digitali non si è fatto di certo riferimento alla Weta. Le musiche del regular Claudio Simonetti sono funzionali ma non memorabili. Quindi, nel complesso, La Terza Madre se pur vero che presenta alcuni elementi tecnici e rappresentativi interessanti soprattutto per coloro che hanno una certa conoscenza dell'horror italico, è altrettanto vero che lascia basiti nel risultato complessivo. Sicuramente meglio realizzato rispetto al televisivo Il Cartaio (2004), quest'ultimo vera e propria incarnazione del collasso del cinema fantastico ed horror italiano a favore del prodotto televisivo; rimane il fatto che vincere in un paragone così sconfortante è, per l'appunto, sconfortante. Mi rammarica immaginare che La Terza Madre, film atteso e programmato da anni, possa rientrare in quell'impietoso calderone di pellicole che il pubblico mainstream etichetta con l'irriguardosa locuzione "è una cazzata" (che in base al lessico personale può udirsi anche come "è una merda" o "fa cagare") ma posso altresì immaginare e comprendere il perché di tanta sintetica ferocia. Non mi permetto di pontificare in maniera così cruda, io che con una mdp in mano potrei giusto filmare un porno amateur, ma ho visto molti film horror e conosco molto bene i lavori di Argento e questo Argento non mi piace. Chissà che il suo prossimo Giallo (2009) con protagonista Adrien Brody non sia "la volta buona".

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 3 milioni e mezzo di dollari ed è stato filmato fra il 30 ottobre 2006 e il gennaio del 2007.

Il film fu proiettato la prima volta al festival di Cannes del 2007, nella stessa occasione fu mostrata anche una versione restaurata di Suspiria (1977).

MI VUOI COGLIONARE?!

Suggestioni da vecchio cinema di genere italico. Un tempo ci si godeva le visioni di bottiglie di Punt e Mes, J&B, Cinzano ed altro. Adesso, in divieto di pubblicità occulta, Carpisa si guadagna tre, dico tre, inquadrature di un mega cartellone in stazione ferroviaria, mentre la Grande Punto della Fiat dimostra una notevole resistenza agli attacchi degli invasati.

eXXagon fecit MMVIII