TRAMA
DUMPLINGS: L'attrice Lee
(Tony Leung Ka Fai) si reca da Zia Mei (Ling Bai) che sembra cucinare
degli ottimi ravioli che hanno la proprietà di rendere
più giovani e più belle. Il ripieno è una
vera prelibatezza. CUT: un regista famoso è tenuto in ostaggio
da una comparsa che è decisa a mettere in luce il lato
oscuro del regista. Se lui non ucciderà un bambino, la
comparsa taglierà tutte le dita alla moglie concertista.
BOX: la scrittrice Kyoko (Mai Suzuki) è perseguitata da
un sogno che la riporta alla sua infanzia quando con la sorella
Shoko si esibiva come contorsionista. La gelosia di Kyoko aveva
portato alla morte della sorellina e ora sembra che qualcosa di
terribile debba accadere anche a Kyoko.








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THREE...
EXTREMES |
titolo
or.: Saam gaang yi -
Hong Kong/ Sud Corea / Giappone - 2004 - 125' -
Col. |
di Fruit Chan,
Park Chan-wook, Takashi Miike
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| GENERE |
HORROR |
| IN BREVE |
Film
a Episodi. Tre ottimi esempi di horror orientale,
magari un po' criptico ma sempre di grande fascino
tematico e stilistico. |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film:
"Signora Lee, quando li mangia non pensi al contenuto,
pensi al beneficio"
Antologia horror composta da tre episodi
come era stato per il precedente Three
(2002) che non riscosse grande successo. Per la produzione
di questa "seconda puntata" vengono chiamati all'appello
niente di meno che il regista giapponese Takashi Miike (Audition,
1999; Ichi the Killer,
2001; Visitor Q, 2001), il sud coreano Park Chan-wook
(ricordo la sua trilogia della vendetta: Sympathy for
Mr. Vengeance, 2002; Oldboy, 2003; Lady
Vendetta, 2005), e l'hongkonghese Fruit Chan meno noto
nell'horror e più noto in patria per le sue pellicole
di denuncia sociale. Da notare che la Lions Gate, nella
versione che ha distribuito, ha cambiato l'ordine dei segmenti:
l'originale l'ordine era Box, Dumplings
e Cut, mentre in quella da me visionata è
Dumplings, Cut e Box. Il primo
episodio dunque è DUMPLINGS (ravioli) che dal regista
Fruit Chan verrà espanso successivamente in un lungo
metraggio dallo stesso titolo ed uscito nel 2004. Non ho
visto questo full-length ma mi si dice che sia migliore
solo rispetto alla descrizione dei personaggi e che la versione
più corta che prendo in esame sia comunque riuscita,
con grande capacità di sintesi, a non perdersi nulla
di quello che voleva esprimere. La versione corta funziona
molto meglio come film horror e riesce a shockare maggiormente
contrapponendo un certo humor ad altre immagini decisamente
gore. La grande differenza fra il corto e il lungo metraggio
sta nel finale, che però, in entrambi i casi, evito
di raccontarvi. Dumplings, che per alcuni spettatori
potrebbe essere eccessivamente aberrante nel concetto, è
un film che s'incentra sul conflitto di classe sociale dal
momento che l'attrice Lee fa di tutto per mantenere uno
status a discapito della classe meno abbiente anche se poi
la stessa attrice subisce un'umiliazione sociale. Che lo
si voglia vedere come un film di "denuncia" o
come un semplice horror, il film di Fruit Chan funziona
davvero e affascina, come si trattasse di un moderno racconto
di streghe. CUT di Park Chan-wook ha un'impostazione parecchio
weird e questo, ed il suo finale, hanno fatto parecchio
discutere gli spettatori che si sono lanciati in esegesi
estreme. C'è chi c'ha visto una metafora della Bibbia
e del peccato originale, c'è chi ritiene che ciò
che viene narrato non sia altro che un sogno. Quando ci
si trova di fronte ai film weird è sempre meglio
stare accorti nelle interpretazioni "massimali",
ovvero quelle che pretendono di inquadrare il tutto in una
maniera logica. CUT è a prima vista un corto che
vede due uomini di due classi sociali differenti in antitesi,
ed uno dei due che cerca di ottenere una rivalsa dal ricco,
fortunato e buono regista che sembra aver avuto una vita
senza macchia. Già a partire dalla scenografia che
poggia su un pavimento a scacchiera bianca e nera, il racconto
parte da un presupposto "manicheo" in cui c'è
un personaggio assolutamente buono ed uno cattivo e folle.
Nella progressione del racconto le cose saranno sempre più
sfumate. Fra momenti comici, balletti, scene crude e volgarità,
Cut non dipana tutti i dubbi che fa sorgere e si
conclude in un modo che lascia aperto più di un interrogativo.
La regia di Park Chan-wook è dinamica e non si fa
inquadrare dalla location limitata: ci sono primi piani
estremi, riprese ampie con uso di grand'angolo, movimenti
dinamici con uso di CG. Come in Oldboy (2003),
anche qua sembra che la tortura sia un processo trasformativo
che porta allo scoperto delle verità pasate. Comunque
grande prova attoriale dello sconosciuto Lim Wong-hie, nei
panni del "cattivo". Piacerà a chi apprezza
i film tipo Funny Games
(1997). BOX di Miike è un segmento di grande finezza
anche se forse è il più debole dei tre. Il
regista si discosta dal "bad taste" dei due segmenti
e gira un mediometraggio etereo, elegante ma poco chiaro
nello svolgimento. Il finale rimane un arcano. Questo astratto
segmento parte come una tipica ghost-story per approdare
ad una serie di riminiscenze infantili che hanno a che fare
con una morte violenta e con un dramma esistenziale. Più
concentrato sul piano visivo, il plot del racconto si va
a confondere ma il senso di spiazzamento all'immagine finale
è una bella sensazione che Box riesce a
regalare allo spettatore. Deluderà di certo gli appassionati
dello splatter e tutti coloro che si ricordano di Miike
per Ichi the killer (2001), dal momento che il
sangue e la violenza è praticamente a zero, ma d'altro
canto è l'unico segmento dei tre che offre qualche
momento di sana paura. Per concludere, direi che se Three
(2002) prendeva come base per i tre racconti il soprannaturale,
Three... Extremes esplora il campo dell'ossessione,
della violenza e della follia. Meno sanguinari di quanto
potrebbe aspettarsi qualche spettatore, questi tre racconti
rappresentano un'ottima introduzione al cinema asiatico
sotto diverse forme: dallo stile orientale più tradizionale
a una forma più moderna e dinamica che non disdegna
il digitale. Ce n'è un po' per tutti. La qualità
tecnica dei tre mediometraggi è notevole, così
come la recitazione e gli effetti. Credo che Three...Extremes
sia una piccola panoramica sul horror asiatico che valga
assolutamente la pena di vedere e probabilmente anche di
possedere. Preciso che livelli di weird, sangue, violenza
eccetera sopra indicati sono una media indicativa fra i
tre episodi.
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