Facciamo prima di tutto un po' di storia su questo misconosciutissimo
shockumentary. Il documentario nasce come un inchiesta
di Wiseman sulle condizioni di vita alla State Prison
for the Criminally Insane a Bridgewater, Massachusetts.
Girato nel 1967, questo film non ha potuto vedere la luce
fino al 1992 per un ordinanza restrittiva emessa dalla
Corte Suprema del Massachusetts che lo riteneva una violazione
della privacy dei detenuti. Il titolo si riferisce ad
un saggio musicale messo in scena dai detenuti e dalle
guardie e che abbiamo l'occasione di vedere nelle prime
scene. Il film ha in sé,
nel suo soggetto estremo, la forza di colpire ogni animo
umano messo di fronte alla vita di uomini che vivono una
vita che definire al limite è eufemistico. Titicut Follies
è l'esame disturbante e poderoso di un mondo fuori
dalla nostra abituale conoscenza, il mondo delle vecchie
istituzioni psichiatriche, un esame che mette in discussione
i limiti fra deviante e conformista. L'istituzione filmata
da Wiseman non era di certo cosciente nè della
portata che avrebbe avuto tale film nè delle capacità
tecniche di Wiseman, altrimenti non si spiegherebbe come
gli abbiano concesso quei 29 giorni di riprese in cui
il regista ha messo nero su bianco la vita disumana dei
detenuti e il trattamento riservato loro da quelli che
avrebbero dovuto curarli. Quello che potrete vedere in
questo film sono infatti atti disumani perpetrati nei
confronti di uomini davvero ai limiti. Non sto parlando
di pestaggi ma di "sottigliezze" tipo: un medico
che per far mangiare un paziente gli infila delle canule
nel naso attraverso le quali fa passare un pappone schifoso,
il tutto mentre incurante il dottore fuma una sigaretta
la cui cenere cade bellamente nel pappone. Ma non sono
solamente questi episodi estremi a scioccare, non sono
solo le umiliazioni inferte dai guardiani ai detenuti,
basterebbe solamente guardare i comportamenti delle persone
disturbate che in questo manicomio vengono detenute
oppure lo sguardo di coloro che sono abbastanza lucidi
per realizzare in che diavolo di girone infernale sono
finiti. Questo senza dimenticare le loro colpe. Wiseman,
anche se non in modo estremo come ha fatto Brakhage in
The Act of
seeing with one's own eyes, non riprende con intento
moralizzante, non commenta, semplicemente immette la telecamera
in un ambiente e lascia che parlino le immagini e le voci
dei protagonisti. Ora, il nodo centrale, come in ogni
shockumentary è che tipo di reazione elicitano
in noi le immagini che vediamo. Rispetto ad altri film
del sottogenere in questo caso non c'è exploitation,
non c'è compiacimento nel ritrarre l'orrore ed
in effetti non c'è l'orrore che si aspetterebbe
un ghiottone di immagini alla Faces
of death o alla Rotten. Qui siamo di fronte all'orrore delle istituzioni,
dell'uomo sull'uomo, qualcosa di simile a certi documentari
sul nazismo che vi sarà capitato di vedere. La
visione del film non è certo consigliata al pubblico
più impressionabile, ma essendo il film privo di
"sangue", la visione potrebbe essere sopportata
più agevolmente. In verità non va proprio
così. Il film è di difficile reperibilità
e questo è un male. Non so se sia mai stato distribuito
in Italia e se mai è successo, di certo è
sottotitolato e non doppiato. Lo consiglio caldamente
a tutti coloro che comprendono l'inglese.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Questo shockumentary è stato
citato come "Il migliore film sulla condizione
umana" al Festival Dei Popoli di Firenze del 1967
ed ha ottenuto il premio come "Miglior Film"
al Mannheim International Filmweek dello stesso anno.