La Frase dal Film:
"WE LOSE OUR LIFE WITH JOY (Lautréamont). This is a chain-letter. And it is a message. And it is the final word, to end a very long struggle. When you get this letter, WE ARE DEAD. And we want you, after you have sent as much copies as possible to the "not-yet-dead", TO TAKE YOUR OWN LIFE without hesitation. According to our realization: I DIE, THEREFORE I AM!!. Life is an illusion and become ridiculous meaningless once we face it. The one security life has to offer is DEATH. We aim towards HIM, we are promised to HIM and before there's just agony and absurdity. Man comes alone and remains alone. His life is an endless fight put upon him, a struggle against this ancient desire, the sweetest urge, that holds ALL of us in its hands: THANATOS, the longing for death. All we demand of you is to follow this longing. It's about time... Life is an anachronism. In six days, god created heaven and earth. On the seventh day he killed himself... LET US DIE The gospel according to "The Brotherhood of the Seventh Day"."*
Ecco cosa c'è scritto nella lettera inviata dalla Fratellanza del Settimo Giorno visibile nel segmento "venerdì", lettera che per intero abbiamo letto, molto probabilmente, solo io e il buon Buttgereit (che l'ha scritta in un inglese così così). Prima di analizzare il film nel suo complesso, è meglio che vi descriva un po' in dettaglio cosa viene rappresentato nei sette episodi. Lunedì: un uomo torna a casa dal lavoro, riordina le sue cose e si suicida con un'overdose di barbiturici. Martedì: un giovane uomo noleggia un film naziploitation in cui ad un prigioniero, che è interpretato dal regista, viene tagliato il pene (off-screen). Quando la ragazza del giovane torna a casa lui le spara in testa e incornicia la macchia di sangue sul muro. Alla fine si capisce che tutto questo è stato mostrato in un televisore acceso nella casa di un uomo che si è impiccato. Mercoledì: un uomo seduto su una panchina pubblica racconta ad una donna i problemi che ha con la moglie, problemi che hanno raggiunto una fase tale per cui l'uomo ha compiuto un uxoricidio. La donna della panchina punta una pistola all'occhio dell'uomo ma l'arma s'inceppa, lui prende la pistola e si suicida. Giovedì: riprese di un ponte autostradale mentre in sovrapposizione appaiono i nomi di coloro che si sono suicidati gettandosi da tale ponte. Per me il segmento migliore e più inquietante, a patto di non sapere che si tratta di nomi inventati! Venerdì: una donna di mezza età spia dei vicini che si scambiano effusioni. La coppia sparisce "lasciando" la donna alla sua solitudine, tuttavia si scopre che i due si sono suicidati. Sabato: una donna legge un libro che narra di un assassinio di massa (mass murder). La donna prende una pistola, si monta addosso una telecamera e va ad un concerto a sparare alla band e al pubblico, poi si suicida. Domenica: un uomo depresso si gira e rigira nel letto e per terra, piange e si dispera. Poi picchia la testa contro il muro fino a morire. I sette episodi sono inframezzati dalla ripresa accelerata di un cadavere in decomposizione. Il secondo lungometraggio di Buttgereit (dopo Nekromantik, 1987), come avrete capito, prenede in esame un argomento tutt'oggi ancora spesso ritenuto tabù: il suicidio. Il regista non condanna né giudica, semplicemente si pone in una posizione neutrale, quasi documentaristica. Questo distacco emotivo intensifica l'impatto dei frammenti. Buttgereit sa sfruttare appieno il budget limitato: 8mm alla mano e colori desaturati enfatizzano l'atosfera morbosa e depressa chiaramente in linea con il tema. Il paradigma di Buttgereit è quello post-moderno e surreale e non sempre le ricercatezze art-house del regista entusiasmano: lunghi silenzi, rotazioni a 360 della mdp, citazioni dotte (il cadavere "accelerato" è cosa già vista ne Lo Zoo di Venere, 1985 di Greenaway) e quant'altro paiono alla lunga un po' stucchevoli. Il segmento da me preferito (quello del "ponte delle lacrime") è effettivamente didascalico, come hanno fatto notare Curti e La Selva, ma è anche l'unico frammento in cui si fa riferimento a presunti suicidi ottenendo un effetto davvero inquietante senza bisogno di mostre nulla di splatter. Ambizioso e a volte troppo arty, Der Todesking è comunque un'interessante pellicola girata da un regista estremo sparito dalla circolazione forse troppo presto. Assolutamente non per tutti.
* Trad: "NOI PERDIAMO LA NOSTRA VITA CON GIOIA (Lautréamont). Questa è una catena di Sant'Antonio. Ed è un messaggio. Ed è l'ultima parola, per concludere una battaglia molto lunga. Nel momento in cui ricevi questa lettera, NOI SIAMO MORTI. E ti vogliamo, dopo che avrai mandato quante più copie possibili ai "non-ancora-morti", per prendere la tua stessa vita senza esitazione. In accordo con la nostra realizzazione: MUOIO QUINDI SONO!! La vita è un'illusione e diventa ridicolmente senza senso nel momento in cui l'affrontiamo. L'unica sicurezza che la vita ha da offrire è la MORTE. Noi miriamo a LEI, noi siamo promessi a LEI e prima c'è solo agonia e assurdità. L'uomo nasce solo e rimane solo. La sua vita è una lotta infinita impostagli, una battaglia contro questo antico desiderio, il più dolce degli impulsi, che ci tiene TUTTI nelle sue mani: THANATOS, il desiderio di morte. Tutto ciò che ti chiediamo è di seguire questo desiderio. E' il momento... La vita è un anacronismo. In sei giorni, dio ha creato il cielo e la terra. Il settimo si è suicidato... LASCIATECI MORIRE. Il vangelo secondo 'La Fratellanza del Settimo Giorno'".
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
L'episodio del giovedì è incentrato sulle riprese di un ponte che si trova presso Berlino, noto come "il ponte delle lacrime", in quanto scelto sovente dai suicidi come luogo per mettere in pratica i loro tristi scopi. I nomi che compaiono nel segmento dovrebbero essere quelli di persone che si sono suicidate gettandosi dal ponte nell'anno precedente all'inizio delle riprese, ma in verità (come mi ha fatto notare gentilmente Manolo, un lettore del sito) si tratta di injokes, cioé di nomi burla (ad esempio Bettina "Pfister" equivarrebbe a "scorreggia", facendo sottintendere che la ragazza si sia suicidata per le prese in giro derivante dal cognome). Comunque ecco i nomi, cognomi, età, professione (come compaiono nel film): Heike FRIEDMANN, 23 Educatore / Heinz KLEINERT, 31, uomo d'affari / Bernd PFLUG, 11 Studente / Ignaz HOFER, 83 Agricoltore / Nadine & Nicole MANTL, 16 Studentesse / Dr. Matthias ROHBECK, 37 Ginecologo / Margit SCHWAMM, 17 Apprendista / Karl BUCHNER, 66 Pensionato / Hans-Jürgen ZÖLLNER, 46 Disoccupato / Gerard KRAMM, 53 Broker / Lisbeth SCHOLL, 48 Casalinga / Bettina PFISTER, 27 Studentessa / Mehmet KÖSE, 40 Barista / Arthur WEGENER, 71 Attore.
Nel segmento "martedì", nella videoteca in cui si reca il protagonista, si notano sia un poster che una videocassetta del film Nekromantik (1987) dello stesso Buttgereit.
La lettera della Fratellanza del Settimo Giorno cita, all'inizio, il nome "Lautréamont". Al secolo Isidore Lucien Ducasse (1846-1870), questi fu un poeta francese che usò appunto lo pseudonimo di Conte di Lautréaumont. La morte prematura (24 anni) fece pensare, forse erroneamente, ad un suicidio. Le sue liriche erano caratterizzate da violenza espressiva, fantasia immaginifica e una visione romanticamente satanica, cosa che lo pose nel novero dei poeti maledetti. Le sue opere vennero ignorate fino al 1890, quando i surrealisti compirono un recupero, considerando Lautréamont un loro predecessore.