TRAMA

L'avveneristica polizia di Tokyo è alla ricerca degli Ingenieri, persone infettate da uno strano tumore a forma di chiave che muta il corpo e ne trasforma le parti in orribili armi. I compiti più difficili sono lasciati alla poliziotta Ruka (Shiina Eihi), silenziosa e letale e in cerca di colui che uccise suo padre. Il Keyman (Itsuji Itao) l'uomo che diffonde il contagio è il target di Ruka, però l'uomo ha delle informazioni che potrebbero cambiare le carte in tavola.


TOKYO GORE POLICE
titolo or.: Tôkyô zankoku keisatsu - USA/Giappone - 2008 - 110' - Col.

di Yoshihiro Nishimura

GENERE
HORROR - ACTION - SCI-FI
IN BREVE
Nishimura sposta il limite dello splatter un po' più in là, ma lo fa con tale potenza, ironia e creatività da conquistare.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "E' bello essere smembrati, vero?!"

Il Giappone non è sicuramente nuovo alla produzione di horror ultragore, dove la violenza si mischia ad una più o meno involontaria bizzarra tragicomicità degli eventi; un loro peculiare "way of life" horror che si affianca al più pacato stile dei fantasi ipertricotici, lavorando in sinergia e creando un panorama produttivo assai interessante. Sicuramente più vivo di quello italiano, almeno ora. A partire da film quali Yakuza's Law (1969) fino ad arrivare a The Machine Girl (2007), il paese del Sol Levante ci ha dato da intendere che non esiste un limite alla creatività nell'ambito di produzioni ultraviolente, ma se mai un limite in effetti esistesse, Tokyo Gore Police dovrebbe essere a pochi passi da esso. Tratto, o meglio, estensione a lungometraggio del corto Anatomia Extiction (Genkai jinkô keisû, 1995) dello stesso Nishimura, TGP rappresenta a suo modo il culmine di un certo modo di fare cinema, un modo che certo non piacerà a tutti ma che, per coloro che apprezzano, è una vera festa. D'altronde il pedigree del regista-effettista (The Machine Girl, 2007; Meatball Machine, 2005 e molto altro) non lascia dubbi sulle potenzialità del suo lavoro. Il film di Nishimura di-mostra un insano livello di creatività in cui il corpo umano diventa mezzo e fine d'invenzioni anatomiche incredibili e ogni sua parte si può trasformare in una terribile arma: è chiaramente un'evoluzione della "poetica" uomo-macchina vista ai tempi di Tetsuo (1988) a sua volta debitore di opere nazionali (Dodes'ka-den, 1970; 1/2 Mensch, 1986) così come della corrente weird occidentale (Videodrome, 1983, Eraserhead, 1977). Tokyo Gore Police però si tiene alla larga dallo stile intellettuale di Tetsuo e mira ad un accumulo visivo tale da lasciare stupefatti: il film è letteralmente un bagno di sangue e un'orgia di violenza portata a livelli tali (e realizzata in modo tale) che la violenza stessa delle immagini annichilisce in una dimensione cartoonesca che di certo deve qualcosa ai ben noti prodotti manga e anime. I diversi momenti comici-satirici del film non vanno a stemperare l'orrore ma ne sono esattamente parte come è per le scene di mutilazione, distruzione, modificazione del corpo. Quei momenti sono principalmente veicolati da pseudo-spot pubblicitari che, come accadeva in Robocop (1987) e in Starship Troopers (1997), irridono la cultura popolare. Ma siccome siamo in un film nipponico ultraviolento ciò che viene preso di mira non è la deliquenza o l'arruolamento nell'esercito: una pubblicità reclamizza dei rasoi fashion per ragazze che si vogliono tagliare le vene con stile, un secondo spot cerca di convincere che fare hara-kiri non sta più bene, un terzo spot mostra la brutalità dei metodi dei polizia e li pubblicizza come esemplari. Ma per un film che spinge nettamente più in là il limite dello splatter di quanto si fosse potuto vedere in Ichi the Killer (2001) non è la critica sociale a colpire, né la storia in sé che s'incentra sulla vendetta di Ruka (la bella e brava attrice di Audition, 1999), quest'ultimo un leitmotiv del cinema orientale, bensì è lo splatter a farla da padrone così come le invenzioni grafiche che lo accompagnano. In un film che, a parte le influenze interne, rimescola suggestioni provenienti da Verhoeven, Raimi, Cronenberg e Jackson, si avrà, ad esempio, la possibilità di entrare in un locale in cui prostitute deformi vengono battute all'asta davanti ad un pubblico cyberpunk e fetish fino alla presentazione del pezzo forte della serata, "pezzo" che va assolutamente raccontato. Una delle ragazze all'asta è una sedia di carne umana con una flebo attaccata e le gambe spalancate; al posto della vulva un fiore dal lungo pistillo: la sedia-ragazza inizierà ad urinare a getto sul pubblico totalmente in estasi, mentre un cliente si aggiudicherà un'altra donna (una sorta di ragazza-chiocciola) che successivamente muterà le proprie gambe nelle fauci di un coccodrillo. E questo è solo un episodio di una pellicola che presenta mutazioni degli organi genitali come armi, montagne di arti amputati da inventariare, schiave mutilate che camminano a quattro zampe utilizzando come estremità delle lame di katana, moncherini che gettano sangue a una tale pressione da far volare gli amputati e, per finire, un'esplosione cranica che rivaleggia con quella storica mostrata da Cronenberg in Scanners (1981). Nonostante lo stile realizzativo stemperi parecchio il potenziale violento del film e defletta il sadismo verso un approccio da cartone animato, Tokyo Gore Police rimane una pellicola vedibile solo da coloro che hanno uno stomaco di ferro e soprattutto da quelli che sanno (o amano) andare al di là del cinema convenzionale. Va tuttavia sottolineato come il film di Nishimura sappia inserire l'ultragore all'interno di una storia e sappia dare al rutilante succedersi degli eventi sanguinosi e degli SFX un'impronta creativa che lo differenzia grandemente e lo innalza rispetto a molti altri film che hanno fatto del mero splatter l'unico motivo di essere. Consigliato.

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