La Frase dal Film:
"I accuse you of having trampled on the cross, of having ridden to the Sabbath, of throwing the Holy Cross of our Saviour into manure so that the skies grew dark, and the rain fell upon the earth!"*
Truce film tedeco (ma diretto da un austriaco) che tentò di capitalizzare il successo de Il Grande Inquisitore (1968) ma che non ne supera le qualità per tre essenziali motivi. Prima di tutto qui non c'è Vincent Price a metterci la faccia e la recitazione da cattivo. Per compensare, ne La Tortura delle Vergini si usano due cattivi al posto di uno ma, come insegnava una vecchia pubblicità del detersivo, meglio il "fustino" che vale piuttosto che due di prodotto medio. Il primo cattivo ad apparire sullo schermo è l'Albino interpretato da Nalder che aggancia più per il suo volto ustionato (davvero!) che per la recitazione un po' sopra le righe. Meglio il secondo cattivo, il Conte Cumberland interpretato con vigore da Lom, di certo un antagonista più sfaccettato rispetto ad Albino. I due rappresentano due volti del potere (Albino il volto violento e Cumberland quello più rispettabile) ma i due personaggi sono così diversi che si rischia di perdere questo lato sinergico del male. Secondo punto a sfavore. La Tortura delle Vergini mette da parte qualsiasi riflessione sulla permeabilità del male nel momento in cui dicotomizza in maniera netta fra personaggi negativi (Albino e Cumberland) ed il personaggio positivo interpretato da un giovanissimo Udo Kier dall'occhio di ghiaccio. Si perde anche la riflessione sulla corruzione del potere costituito, elemento che contraddistingueva la pellicola del 1968; nel film di Armstrong il male procede da una corruzione personale e non sociale; l'ignorante superstizione del popolino fa il resto. Terzo motivo: tolti diversi elementi di riflessione e con una storia, a quanto illustrato dallo stesso film, composta da tre casi giudiziari diversi, ciò che rimane è un collage di torture e sadismo non indifferente. Se già ne Il Grande Inquisitore si aveva avuto il dubbio di una certa tendenza all'exploitation, ne La Tortura delle Vergini se ne ha la certezza. Il compiacimento per le sequenze di tortura su giovani donne seminude è al massimo, e tali scene sono inserite qua e là con un montaggio un po' affrettato. C'è anche una scena di sesso inserita in maniera così secca che pare che qualcuno abbia "cambiato canale" mentre stavamo guardando il film. La violenza alle donne accusate di stregoneria ha il gusto dei roughies della seconda metà degli anni '60 ma con quella cattiveria in più degli anni '70. Risultato: la censura si scatenò in tagli per più di due decenni. La Tortura delle Vergini non è, comunque, un film che può essere giudicato solo all'ombra del film di Reeves del 1968, nonostante il suo desiderio di cavalcarne l'onda obblighi necessariamente al confronto. Preso per quello che è, il film è di sicuro intrattenimento, a patto di avere dimestichezza con l'exploitation. Alcuni elementi tradiscono la natura bis dell'operazione: uno score musicale il più delle volte non azzeccato, grandi primipiani dei volti dei protagonisti stile fotoromanzo e alcuni gustosissimi fotogrammi disegnati che stanno a rappresentare il dolore di un occhio perforato (penultima immagine a sx). La storia però è interessante, il finale non a rose e fiori e gli attori sono del mestiere. Udo Kier è alla quinta apparizione su schermo ma al primo film che riscuote davvero successo di pubblico; qui è un po' gessoso ma vale la pena vedere uno dei pochi ruoli in cui non sia un cattivo. Il regista Armstrong, di buona mano, farà solo un'altro horror (Brividi di Paura, 1983) e poi sparirà dalle scene**. Cult per le scene di violenza e per la furia con cui la censura ci si è gettata sopra, La Tortura delle Vergini è un interessante esempio di cinema non adatto alle famiglie. Quindi...
Seguito da Le Streghe Nere (1973).
* Trad: "Vi accuso di aver calpestato la croce, di aver cavalcato la scopa per recarvi al sabba, di aver gettato la Santa Croce di Nostro Signore nel letame al fine che i cieli si oscurassero e la pioggia cadesse sulla terra!"
** (2008) Lavora nel West End di Londra ad un progetto teatrale chiamato London Repertory Company.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato al Castello Moosham (Salisburgo), Krems (Bassa Austria) e Mauterndorf (Salisburgo).
La Tortura delle Vergini venne tagliato per la prima diffusione cinematografica in UK avvenuta nel 1971, ma fu successivamente rilasciato in versione uncut dalla Intervision sugli schermi nei primi anni '80. La versione fu ritirata nel 1984 e fu solo nel 1993 che, grazie alla Redemption, si potè rivedere il film. Nonostante tutto il tempo passato, la BBFC (British Board of Film Classification) ritenne che dal film andassero espurgati ancora 4 minuti e 27 secondi (in 4 tagli): questi tagli riguardavano scene intere come quelle della poveretta che riceve un marchio a fuoco sul piede, la stessa alla quale viene strappata la lingua ed una scena in cui Cumberland stupra la moglie del burattinaio. Le verione uncut rimasterizzata verrà messa sul mercato solo nel 1997.
Alcuni cinema che al tempo proiettarono il film, distribuirono anche dei sacchetti per il vomito agli spettatori. Su questi sacchetti capeggiava la scritta: "This vomit bag and the price of one admission will enable you to see the first film rated V for violence. Guaranteed to upset your stomach" (Questo sacchetto per il vomito e il prezzo di un'entrata vi daranno la possibilità di vedere il primo film con rating V per la violenza. E' garantito che vi scombussolerà lo stomaco).
Il finale originale aveva un tono fortemente soprannaturale: i morti risorgevano e spingevano Christian nell'abisso, ma il secondo alla regia, che odiava quel finale, chiese che i negativi venissero distrutti. Gli unici resti di quelle riprese sono delle fotografie che possono essere viste nel DVD.
La vita dell'attore Reggie Nalder, al secolo Alfred Reginald Natzick, è un vero mistero al punto che nessuno con certezza sa dire neppure la sua data di nascita (si va dal 1922 al 1911). Non è certo neanche il modo in cui l'uomo si sia procurato l'ustione al viso che, comunque, ha portato fortuna alla sua carriera da "cattivo". L'attore ha dato almeno tre versioni diverse dell'accaduto. Nader è morto il 19 novembre 1991 a Santa Monica (Califonia) di cacro alle ossa.
Le storia del burattinaio accusato di magia è l'unica di cui possa confermare l'autenticità. La storia originale è diversa (senza moglie da stuprare per il giudice) ma non meno curiosa e inquietante. Intorno al 1650 il dentista Jean Briochè divenne parecchio famoso a Parigi e provincia per la sua bravura a manovrare le marionette. Con il suo spettacolo girò tutta la Francia riscuotendo parecchi successi, quindi decise di andare in Svizzera a far conoscere la sua arte. Recatosi a Soleure, diede rappresentazione alla presenza di una vasta folla che rimase attonita, non avendo mai visto un burattino in vita propria. fra il pubblico iniziò a serpeggiare l'idea che Briochè fosse un mago e quelle piccole creature loquaci fossero dei folletti demoniaci ai suoi ordini. Il pover uomo fu portato in catene davanti ai giudici che lo condannarono ad essere arso vivo con tutto il suo bagaglio. Quando la sentenza stava per essere messa in atto, fortunosamente arrivò a Soleure un certo Dumont, capitano delle guardie svizzere al servizio del Re di Francia, che riconobbe Briochè come l'uomo che l'aveva divertito con le sue marionette quando risiedeva a Parigi. Dumont chiese la grazia ai giudici di rinviare di un giorno l'esecuzione, tempo che gli permise di spiegare che nell'arte di Briochè non c'entrava nulla la magia. Il povero dentista con la passione delle marionette venne rilasciato e scappò a Parigi con l'idea chiara di non tentare mai più di far ridere gli Svizzeri nel loro paese. Fine della storia. E' una bella fiaba da raccontare intorno al fuoco (o per farci un film!) ed è anche tristemente vera. Ne potete trovare notizia nelle Lettere di Saint-André sulla magia: Dizionario d'aneddoti svizzeri, citato in: Corax (a cura di), Dizionario infernale. I Dioscuri, Genova, 1989.