TRAMA
Il pedosadico Klaus (Günter Meisner), ex ufficiale nazista, tenta il suicidio dopo aver compiuto l'ennesima brutalità. Non gli riesce e finisce confinato in un polmone d'acciaio, assistito dalla nervosa moglie Griselda (Marisa Paredes) e la figlia Rena (Gisela Echevarria). La routine viene interrotta dall'arrivo di Angelo (David Sust) un sinistro giovanotto che impone la sua presenza in casa nel ruolo di infermiere personale di Klaus.





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TRAS EL CRISTAL |
(titolo
or.: Tras el Cristal -
Spagna - 1986 - 100min - Colore) |
di Augustì Villaronga
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| GENERE |
HORROR - DRAMA |
| IN BREVE |
Film che tratta una materia difficile con immagini difficili da sopportare. Esteticamente e tecnicamente ben realizzato |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film:
"L'orrore, come il peccato, ha il suo fascino"
Film difficile da definire e ancor più difficile da guardare. Tras El Cristal, noto internazionalmente con il titolo In A Glass Cage, ha una sua ben nota nomea fra gli appassionati di cinema estremo, la nomea che può avere un film ottimamente realizzato che mette in scena un tipo di violenza poco accettata anche dal cinefilo più smaliziato: l'omicidio di bambini. Il film fu realizzato nel periodo di permessivismo cinematografico seguito alla caduta del regime franchista, periodo socialista in cui la censura era stata sospesa; il film (nonostante non vengano offerete prove reali) dovrebbe svolgersi proprio nell'era di Franco. Proposto inizialmente a qualche festival e pubblicizzato furbescamente ma insensatamente come film gay, il risultato che ottenne fu quello di far scappare dalla sala molti degli spettatori omosessuali che avevano pagato il biglietto sperando di vedere altro. Fra l'horror, il dramma e l'erotismo bizzarro, Tras el Cristal viene girato da Villaronga con un eleganza che tenta di rendere in maniera accettabile ciò che difficilmente sarebbe accettato altrimenti. Benché il film non lesini in situazioni disturbanti, va detto che la pellicola è meno esplicita di quello che ci si potrebbe aspettare; diciamo che se si reggono i primi cinque minuti, c'è una una buona possibilità che si possa sostenere la visione dei restanti. Un disclaimer nei titoli di coda tiene a precisare che (ovviamente) nessun ragazzino è stato maltrattato o ferito durante le riprese, ma in più di una situazione proposta la tentazione è quella di girare lo sguardo mentre si rimpiangono le "allegre" buffonerie degli ultragore che molto pubblico mainstream considera estremi. Villaronga riesce a mantenere viva, per tutto il periodo della narrazione, un'atmosfera minacciosa e morbosa, e contemporaneamente risce ad infilare sequenze tecnicamente pregevoli che in qualche misura ricordano i lavori di Dario Argento. L'atmosfera del giallo all'italiana, ad esempio, è resa perfettamente nella scena nottura che vede il confronto fra Griselda e Angelo. Tras el Cristal "lavora" bene sia come mero horror che come riflessione sulla perversione sessuale; non rispetto alla pedofilia, bensì rispetto al meccanismo dell'identificazione con l'aggressore, difesa psicologica estrema che sembra aver messo in pratica Angelo per superare i traumi infantili subiti per mano di Klaus. Il nichilismo del film non salva nessun protagonista: lo spettatore può parteggiare emotivamente solo per la piccola Rena, la quale, comunque, come dimostra il finale, rimane intrappolata nelle dinamiche disturbate dei due protagoniti maschili. L'estetica di Villaronga e qualche siparietto comico, non riescono (e non vogliono) mascherare l'anima nera della storia: dalla presentazione delle fotografie dei campi di concentramento nei credits iniziali, alla lettura delle memorie scritte sul diario di Klaus, il regista Villaronga ci ricorda che l'orrore sta sempre in agguato anche se vorremmo dimenticarcene. E' un terreno minato quello che percorre Villaronga, un po' per il tema, un po' per come viene trattato a metà fra l'arty e l'eccesso, un eccesso tale da espellere il film dallo stesso ambito art house. Ma il regista spagnolo (che nel 1997 ha girato il sottovalutato horror 99.9) non compie passi falsi e sa come creare un'atmosfera soffocante senza cedere all'exploitation. La fotografia è superba, così come le performances di David Sust, di Meisner e della Paredes, regular nei film di Almodovar. Il debutto di Villaronga nel mondo dei lungometraggi (prima aveva fatto solo tre corti) è, in definitiva, un'intensa esplorazione di una relazione umana degenerata, non adatta agli spettatori sensibili che potrebbero trovarsi a vedere cose alle quali non avrebbero mai voluto assistere. Per queste persone Tras El Cristal potrebbe trasformarsi in un incubo cinematografico. Gli altri osino, ne vale la pena.
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