La Frase dal Film:
"Come vi renderete conto guardando questo film,
gli spiriti, i vampiri, sono presenti ovunque, forse ora
ce n'è uno seduto accanto a voi; eh già, perché
vanno anche al cinema, vi assicuro!"
Filmone ad episodi del maestro Bava non
meno importante de La
Maschera del Demonio (1960) che aveva sdoganato il gotico
italiano in tutto il mondo. Qui sembra che il regista voglia
estendere e rivisitare ciò che aveva fatto tre anni
prima dal momento che due dei tre racconti sono tratti da
scrittori russi così come era stato per il film del
1960, ma in più Bava sperimenta con generi differenti
così che questa volta non si ha a che fare solo con
il gotico ma anche con il thriller e con il parapsicologico.
In più il regista opta per il colore e la mossa paga,
perché Bava, di luci e fotografia ne sapeva, e parecchio.
Ecco cosa ha detto Joe Dante (Gremlins, 1984) a
riguardo : "I suoi floridi movimenti di macchina
e il suo schema di luci stilizzato hanno influenzato numerosi
filmmakers, da Argento a Scorsese; mentre il suo sorprendente
uso dei colori lo identifica come uno dei pochi registi
di film a colori, piuttosto che di film cui capita di essere
a colori"*. Il primo episodio, Il Telefono, è
un proto thriller all'italiana con elementi di sensualità
e di sessualità ambigua. Si segnala come tratto da
un racconto da Guy de Maupassant mentre invece è
tratto da uno scritto di F.G. Snyder. Seppure ben fatto
lo ritengo il più debole dei tre episodi, nonché
quello con le atmosfere meno accattivanti. Nonostante ciò
la parte iniziale con la voce minacciosa al telefono produce
un suo effetto e la cosa verrà sfruttata in molteplici
film; la minaccia "Sarai morta all'alba"
è frase presa, con modifica, da Il
Gabinetto del Dottor Caligari (1920). I Wurdulak, il
secondo segmento, recupera molto i toni de La Maschera
del Demonio, anche se l'uso dei colori porta a porre
dei paralleli con i film della Hammer. Gotico d'effetto,
regala una testa mozzata che Karloff tira fuori dalla saccoccia
e soprattutto un momento orrorifico da "salvare in
memoria" che vede il bambino della famiglia divenuto
vampiro mentre bussa alla porta per entrare in casa; scena
che in qualche modo mi ha rammentato Cimitero
Vivente (1989). Assolutamente non male, anche se lo
stile dell'episodio potrebbe risultare vecchiotto ai nostri
giorni. L'idea deriva da un racconto di Tolstoj; anche Giorgio
Ferroni farà riferimento alla stessa storia nel suo
La notte dei diavoli (1972). La terza storia, La
Goccia d'Acqua, oltre ad essere la mia preferita (il
che conta poco) la era probabilmente anche di Polanski che
ne L'inquilino del
terzo piano (1976) farà compiere al suo Trelkovsky
lo stesso gesto che alla fine compie la protagonista di
questo episodio tratto da uno scritto di Cechov. Per tale
segmento il regista crea un'ambientazione suggestiva fra
il gotico e il barocco esaltata dall'uso dei colori (essenzialmente
toni rosso/viola e verdi). Indimenticabile il viso stravolto
della vecchia medium morta, effetto speciale realizzato
dal padre dello stesso Bava; segmento davvero inquietante.
In definitiva, I Tre volti della paura presenta
episodi in stile così diverso che qualsiasi appassionato
potrebbe trovare una ragione d'interesse per un segmento
piuttosto che un altro; rimane la grandissima capacità
tecnica di Bava nel creare il "mood" giusto. Particolare
il finale del film con i saluti di Karloff che mostra come
viene realizzato l'effetto della corsa a cavallo nella foresta
russa. Da vedere e, se avete qualche soldo "di troppo"
(chi no!?"), ve ne consiglio l'acquisto.
Noto all'estero come: Black Sabbath
(USA), The Three Faces of Fear (UK), Les Trois
visages de la peur (France).
*- Giusti, M. (2004), Dizionario
dei film italiani, Frassinelli, p. 866.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Girato fra il 27 febbraio 1963 e il 31
marzo 1963.
La sequenza degli episodi dipende dalla
versione che state visionando. Quella da me indicata è
la versione italiana. Nella versione inglese (curata dalla
AIP) il primo episodio è "La goccia d'acqua"
il secondo "I Wurdulak" e il terzo "Il telefono".
Quest'ultimo episodio fu rieditato da Bava sotto richiesta
dell'AIP in modo da dare una piega soprannaturale alla storia
(vendetta di fantasma) e in modo da attenuare le suggestioni
lesbiche.
Il gruppo metal "Black Sabbath"
prese il nome proprio da questo film, vedendone per caso
la locandina fuori da un cinema.