TRAMA

I coniugi Ruevigny: Oliviero, un intellettuale con il blocco dello scrittore, alcolizzato e porcone; Irina, una bella donna mantenuta e maltrattata dal suo uomo. I giorni nella loro bella villa in Veneto trascorrono fra botte e festini sexy ai quali partecipano i freakettoni di un camping vicino. Le cose peggiorano quando intorno alla villa iniziano ad avvenire degli omicidi compiuti da un misterioso killer. Vista la sua vita dissoluta, gli inquirenti sospettano subito di Oliviero, ed anche la moglie Irina non sembra convinta dell'innocenza del marito. Tutto precipita quando alla villa improvvisamente giunge la giovane nipote Floriana, una borghesuccia antipatica come poche che ha già fatto tante esperienze ma che ne vuole fare delle altre. Comunque il risultato è che i rapporti fra Oliviero e Irina vanno allo sfascio, gli omicidi nella zona non cessano e la polizia stringe il cerchio sulla famiglia Ruevigny.


IL TUO VIZIO È UNA STANZA CHIUSA E SOLO IO NE HO LA CHIAVE
(ITALIA - 1972 - 96min - Colore)

di Sergio Martino

GENERE
ITALIAN GIALLO - EROTIC
IN BREVE
Poco riuscito sul lato thriller e tagliuzzato su quello erotico
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "E' facile per questi giovani essere qualcosa dal momento che, con tanta evidenza, non sono niente"

Quando Madame Fenech non era ancora una produttrice da cinema d'impegno, prima ancora delle commedie scollacciate grazie alle quali è potuta diventare una produttrice da cinema d'impegno, la bella Edwige attraversava la sua fase "giallo-thriller" in cui si mostrava sì generosa al pubblico maschile (e non) ma aveva anche gli spazi per esprimersi drammaticamente. Qui abbiamo la possibilità di gustarcela borghese-lesbo-ninfo-spocchiosa-postadolescenziale il che è un ruolo a tutto tondo. Credo. Sergio Martino si rammaricò della scelta della Fenech per quella parte visto che lui cercava un'interprete più giovane: "Io immaginavo questo personaggio che entrava nella casa più adolescente, per accentuare ancora di più il lato androgino, efebico. Edwige, con la sua fisicità, mi sembrava non giusta. [...] però in quei momenti lì la necessità di averla nei film era fondamentale..." (da Nocturno, in Stracult, Giusti, 2004, p.872). Il risultato è che, in un film deboluccio come questo che ha motivo di essere ricordato più che altro per il titolo (preso da una frase su un bigliettino usato nel film Lo strano vizio della signora Wardh, 1971), la bella presenza della Fenech finisce per non guastare e, nelle scene di sesso, a ringalluzzire il corpo e la mente. L'origine letteraria da cui è stato tratto il soggetto del film è stata d'ispirazione per molti registi: Black Cat (Gatto nero), 1981 e Sette note in nero, 1977 di Fulci; Due occhi diabolici, 1990 il segmento di Argento; e questo di Martino che si presenta come una variazione del racconto di Edgar Allan Poe Il gatto nero, con la differenza che in questo film il gatto (di nome Satana, ma guarda...) deve fare gimcane fra le bottiglie di J&B e quelle di acqua Pejo...le belle pubblicità dei/nei film italiani di un tempo. I momenti di tansione nella pellicola sembrerebbero non mancare ma pare proprio che si sia voluto puntare di più sull'erotismo che traspare liberamente fin dall'inizio del film: da far notare la presenza di una giovane Dalila di Lazzaro nel ruolo di una hippie che balla nuda sul tavolone in sala. Gli omicidi spesso sono un mero pretesto per far scivolare fuori i seni delle attrici. Altre volte si bypassa direttamente la paura e ci si getta a testa bassa nell'eros, come nel rapporto lesbo fra la Fenech e la Strindberg comunque molto leggero (ma la censura c'ha messo mano) e la sveltina in soffitta fra la Fenech (sempre lei) ed il motociclista. A proprosito di sesso è notevolessima la partecipazione in questa pellicola di Enrica Bonaccorti nel ruolo della battona (vedi foto): la scena della sua uccisione, comunque, è una delle migliori, soprattutto per la presenza di una bambola che piange (o ride, non si capisce) a terra. Interessante come le bambole siano state un punto forte del giallo all'italiana: dalla terrificante scena di Profondo Rosso (1975) alla presenza più sostanziale delle bambole in I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973) dello stesso Sergio Martino, e solo per citarne un paio. Tornando al film: pessimi gli effetti speciali, il susseguirsi degli eventi poco collegati fra loro e la spiegazione finale pare macchinosa e poco sensata. Comunque, buono lo score di Bruno Nicolai anche se viene ripetuto all'infinito; carini alcuni scambi di battute caustici come quello fra Oliviero e la Fenech (Lui "E' vero che sei una puttanella da quattro soldi?!" e lei "Beh, potrebbero essere quattro soldi spesi bene"), incredibilmente avveneristici i deliri battuti sulla macchina da scrivere come Jack Torrance in Shining (1980). Nulla di trascendentale, anche paragonato agli altri thriller italici, ma forse, se non la rivalutazione, almeno il recupero se lo merita.

Noto all'estero come: Excite me o Your vice is a closed room and I have the key o Gently before she dies (questo il titolo più diffuso all'estero) o Eye of the black cat.