La Frase dal Film:
"Anche io ho avuto i miei problemi. Non come i
tuoi, forse più gravi e ne sono uscita fuori completamente"
"Ma come hai fatto?" "Lo sai cos'è
un sabba?" "Mi fai paura" "Anche la
paura ha un senso. Tu lo devi trovare e la paura scomparirà.
Ma tu cosa vuoi da me?" "Io...ehm..." "Lo
vedi?! Sembri una bimba smarrita a cui la mamma ha ritirato
la mano".
Al di là della qualità dei
suoi film, l'apporto di Sergio Martino all'thriller horror
italico anni '70 è indiscutibile. Sul nascere del
filone cinematografico, con un concorrente eccellente come
Argento che sforna la sua "trilogia degli animali",
Martino produce cinque titoli di (relativo) culto: Lo
strano vizio della signora Wardh (1971), La
coda dello scorpione (1971), Il
tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la
chiave (1972), I
corpi presentano tracce di violenza carnale (1973),
e questo Tutti i colori del buio. Nonostante il
regista non riesca ad eguagliare la cifra stilistica di
Argento, gli sforzi nel cercare di farlo producono risultati
pregevoli o comunque godibili. Nel caso specifico assistiamo
ad una "fusione" fra il thriller all'italiana
e l'horror con alcuni spunti gotici, ma con altri spunti
più evidenti di derivazione polanskiana. A nessuno
può sfuggire guardando questa pellicola che Martino
si sia rifatto a Rosemary's
Baby (1968) di Roman Polanski nel tessere una storia
che riguarda un intrigo a sfondo satanistico. Notevolissimo
l'inizio del film che mette in scena un sogno della Fenech
(tolto il bucolico intro col titolo): weird a palate in
bilico fra riprese inquietanti e macabre alla Argento e
altre di argomento psicanalitico che mi hanno ricordato
(forse a sproposito) i sogni "disegnati" da Dalì
di Io ti salverò (1945) di Hitchcock. Dopo
questo icipit memorabile si torna alla realtà dello
stile del thriller made in Italy, e quindi: la Fenech più
nuda che no, sotto la doccia vestita tipo Miss Maglietta
Bagnata, i dialoghi (come potete leggere sopra) sono quelli
che sono, la mdp va giù dura sui primi piani dei
faccioni degli attori, qualche bottiglia di J&B...insomma,
un po' di tresh lo si respira. Indimenticabile, comunque,
Julian Ugarte nel ruolo del capo della setta satanica che
apre le danze del sabba a base di sangue di volpe, stupro
ai danni della Fenech, bacio lesbo e gangbang finale. Più
serio ed interessante il modo con cui Sergio Martino sceglie
di concludere il film: con un sogno come all'inizio ma questa
volta premonitore, spiazzando interpreti e spettatori stessi.
Martino riferì a Nocturno: "nella versione
cinematografica fu tagliata la scena dell'epilogo - riproposta
invece nella versione televisiva - in cui la protagonista
prima immagina il finale e poi lo vive. Però il pubblico
al cinema non lo capiva; mi ricordo che alla prima, a Roma,
la gente non riusciva a cogliere il senso di quelle sequenze.
Così, frettolosamente, nella versione che uscì
nel resto d'Italia, fu apportato il taglio della scena dell'immaginazione
di Edwige" (in Stracult - dizionario dei film
italiani, Giusti, 2004). Quindi, riassumendo, quello
che intercorre fra i due sogni, in pratica tutto il film,
potrebbe per lo più annoiare anche se l'affiatato
triangolo Fenech, Rassimov e Hilton recita a modino. Il
fatto è che ogni tanto la noia prevale. Da segnalare
anche la presenza di Georges Rigaud nei panni dello psichiatra,
attore presente in molti film del cinema di genre italico
e lo stesso anno al fianco della Fenech in Perché
quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?
(1972). All'estero amano molto questo film ma c'è
assolutamente di meglio, sia all'interno dello stesso genere
e nelle stesse annate che fra le opere del medesimo regista.
Comunque è un titolo solo per appassionati.
Noto all'estero come: They're coming
to get you o Demons of the dead o Day
of the Maniac (USA - la prima e la terza versione mancano
del weirdissimo sogno iniziale), All the colors of the
dark (UK), Todos los colores de la oscuridad
(Spagna), L'alliance invisible (Francia), Die
Farben der Nacht (Germania). Il film compare anche
con un altro titolo italiano, Una strana orchidea con
cinque gocce di sangue, ma anche dopo ricerche non
saprei dirvi in che ambito sia stato usato, forse in qualche
transfer su vhs.