TRAMA

Sam (Tony Musante), scrittore americano, sta soggiornando a Roma con la fidanzata (Suzy Kendall). Una notte è testimone di un'aggressione perpetrata in una galleria d'arte ai danni di una donna (Eva Renzi). Lei sopravvive e Sam viene informato dalla polizia che il colpevole è un misterioso serial killer. L'uomo è perplesso poiché crede di aver visto qualcosa che potrebbe far scoprire l'identità del colpevole, eppure non riesce a ricordare un importante particolare. Sam rimane a Roma e s'improvvisa investigatore, mentre il vero commissario (Enrico Maria Salerno) ha difficoltà nel venire a capo della faccenda.


L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO
Italia/RFT - 1970 - 96min - Colore

di Dario Argento

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Un grandissimo inizio per il nostro Dario nazionale e la nascita di un genere di successo internazionale.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Versione non autorizzata di una novella di Fredric Brown "La statua che urla" (e molto più vicina al romanzo rispetto alla riduzione ufficiale del 1958 di Gerd Oswald), questo L'Uccello dalle piume di cristallo è il vero apripista ad un genere specifico del cinema italiano che deve qualcosa sia ad Hitchcock, sia a Bava (Sei donne per l'assassino, 1964). Con tale film Argento impone il giallo all'italiana, nonché la sua tecnica, il suo gusto per l'uso della telecamera e per la presenza nella pellicola di omicidi efferati. In questa prima opera ritroviamo molti degli elementi "cari" al regista, quali un particolare non rammentato (Profondo Rosso, 1975; Trauma, 1992), la voce minacciosa dell'oscuro assassino (ancora Profondo Rosso e 4 mosche di velluto grigio, 1971), i disegni inquietanti, la polizia incompetente ed un eroe per caso. Oltre, naturalmente, al particolare ruolo che assumono le donne in tutte le opere di mastro Argento. La musica di Morricone e non dei soliti Goblin riesce nel suo lavoro e, almeno in questo primo film, gli episodi comici sono abbastanza azzeccati (l'inserto dell'elemento comico è uno dei punti deboli del cinema di Argento). Il film, fra le altre cose, apre la trilogia degli animali, proseguita con Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio; per la cronaca, anche il quarto film avrebbe dovuto avere il nome di un animale nel titolo (si propose La tigre dagli artigli d'acciaio ma poi si optò per Profondo Rosso). Il successo di questo primo film portò al fiorire non solo del filone dello spaghetti thriller, ma anche di titoli zeppi di parole che facevano riferimento ad animali, colori, e numeri. L'uccello dalle piume di cristallo è di certo uno dei migliori esempi del giallo all'italiana e viene superato nei risultati solamente dal capolavoro del 1975 girato dallo stesso regista. Io sono poco imparziale rispetto alle prime opere di Argento, in quanto le reputo fra le più riuscite pellicole di paura della storia del cinema e questa mia opinione influenza pesantemente il giudizio. Il primo cinema del regista è un concentrato di paura, pensieri malsani, incubi grafici, musiche sinuose e malevole, personaggi vignettistici strani come alcuni visti nei film di Fellini; è un orrore che permea il paesaggio anche se non in modo palese come avviene per il cinema gotico. Inoltre c'è l'aura anni '70 a fare da valore aggiunto! Alle nuove generazioni forse non fa tutto questo effetto. In ogni caso consiglio senza riserve questa pietra angolare del giallo all'italiana.

Il film è noto anche come The Bird with the Crystal Plumage o The Gallery Murders o The Bird with the Glass Feathers o Phantom of Terror o Das Geheimnis der schwarzen Handschuhe.