La Frase dal Film:
"Seventeen-ninety-eight?! Oh George, got the wrong date on this! If you modeled this when you had twelve, than this makes you... one hundred and four!"*
Trasposizione cinematografica targata Hammer dell'opera teatrale "The Man in Half Moon Street" di Barré Lyndon, già sfruttata dalla Paramount nel 1944 con un film dal medesimo titolo e diretto da Ralph Murphy. La storia ricorda in qualche modo il mito di Frankenstein e di Jekyll, quello insomma del dottore pazzo che fa qualcosa contro le intoccabili leggi della natura. Più horror che fantascienza e più dramma che horror, L'uomo che ingannò la morte è una lunga e noiosetta pellicola che ha a che fare con la morale e l'etica bypassata da Bonner. Il problema del film è che le nefandezze perpetrate da Bonner si declinano in verbosi dialoghi con questo e quello, piuttosto che in situazioni lugubri come si sarebbe atteso l'appassionato. La storia tenta una fusione non originale fra il gotico e il fantascientifico (entrambi gli elementi non sono molto marcati), e nonostante Sangster abbia apportato delle modifiche sostanziali alla storia scritta da Lyndon, il risultato è che le parti che sono state inserite ex novo sono altrettanto lente. Il finale con l'incendio del laboratorio (altro classico del genere) e la veloce trasformazione del volto del protagonista che si ritrova centenario (come in effetti è) in un baleno, sono fra i pochi elementi che ci rammentano che abbiamo assistito ad un film dell'orrore. L'uomo che ingannò la morte come film a colori ci guadagna per alcune specifiche riprese in cui il direttore della fotografia Henry Sharp opta per un'illuminazione particolarmente vivida, ma forse il bianco e nero avrebbe garantito un'atmosfera più classica che avrebbe giovato al film, anche se con tale mole di dialoghi si sarebbe rischiato l'abbiocco. Buon cast, anche se, essendo un Hammer film, si sente la mancanza di Peter Cushing e a Christopher Lee viene assegnato un ruolo fondamentalmente secondario. Sempre splendida e brava la mia adorata Hazel Court, forse la scream queen più fine e più di classe di tutti i tempi. Nei panni del protagonista il valido attore di origine tedesca Anton Driffring, il cui volto spiritato e l'accento crucco gli avevano fatto guadagnare il ruolo di medico folle nel film Il circo degli orrori (1960) e del Barone Frankenstein nello sfortunato prodotto televisivo Tales of Frankenstein (1958), un pilot che avrebbe dovuto segnare l'inizio di una serie tv ma che naufragò miseramente facendo perdere ogni traccia. Non particolarmente riuscito questo film della Hammer in cui anche la regia del solitamente bravo Fisher risulta più piatta di quanto ci si sarebbe attesi da lui. E' probabile che la casa di produzione inglese, dopo aver sfornato quattro film in 18 mesi, fosse un po' a corto di energie. Solo per afecionados dei vecchi horror, ma i prodotti Hammer di qualità sono altri.
* Trad: "1798?! O George, c'è una data sbagliata su questo! Se l'avessi scoplito quando avevi dodici anni, allora avresti... 104 anni!"