La Frase dal Film:
"Anche l'uomo cha ha puro il suo cuore e ogni giorno
si raccoglie in preghiera / può diventare lupo se
fiorisce l'acconito e la luna piena splende la sera"
Grande successo degli anni '40 per la Universal,
ennesimo mostro da storia del cinema dopo Dracula
(1931), Frankenstein (1931)
e La Mummia (1932); a differenza
dei primi due, però, si avevano poche fonti per ispirarsi,
a parte un film con un licantropo mansueto noto in italia
come Il segreto del Tibet (Werewolf of London,
1935), pellicola che verrà ripresa decadi dopo per
Wolf - la belva è fuori (1994). Insomma,
gli elementi validi per poter trarre una storia nuova erano
più che altro nascosti nella mitologia dell'Europa
orientale. Curt Siodmak trasse spunto da tali miti ma soprattutto
inventò di sana pianta e sorprende come il pubblico
abbia accettato tutto come se si trattasse di vero folklore
al punto di innalzare il licantropo a mito e dare così
la possibilità alla major d'innescare una serie di
sequels e film correlati. L'uomo lupo incarna la dicotomia
che è possibile rintracciare in Jekill e Hyde, cioé
l'eterna lotta fra la parte morale della personalità
e quella più bestiale e legata all'istinto. A questo
livello, nel film si rende bene il senso di scompenso psicologico
che vive Talbot, uomo educato e di classe, nel momento in
cui capisce che da lì a poco perderà tutta
la sua flemma inglese e inizierà a razzolare per
boschi nebbiosi in cerca di sangue. Ci si può addentrare
in altre interpretazioni che prendono in esame il sesso,
se s'intende la licantropia come l'espressione diretta di
istinti repressi; quest'ottica sarà poi quella di
Licantropia Evolution
(Ginger Snaps, 2000). Se poi vogliamo dare retta
allo sceneggiatore Siodmak, tutto il film è una rilettura
personale del nazismo. In ogni caso la psicologia del duale
che sta dietro al protagonista aggiunge spessore ad una
pellicola che era nata per essere un b-movie, ma che nei
risultati b-movie non è. Benché non curato
come i primi due film di Frankenstein (quello sopra citato
e La Moglie di Frankenstein,
1935), L'Uomo Lupo ha un suo charm derivante dall'ottimo
uso degli spazi e delle scenografie, magistralmente filmate
e "vestite" da una nebbia elegante e mai invadente
come spesso si è visto in altre pellicole più
moderne. Gotico per le atmosfere tetre e malinconiche che
partecipano al dramma narrato, il film trasmette in pieno
il senso di pericolo imminente, questo nonostante alcune
leggerezze nei dialoghi e nella storia; bravi comunque gli
attori, soprattutto Rains. Il trucco del licantropo non
convince a pieno, pare più una pecora, ma occorre
avere un pizzico di clemenza dati i mezzi del tempo (si
usò pelo di yak!) e viste le imposizioni della censura
che ordinò un mostro non troppo ferino e inquietante.
Concludendo: L'Uomo Lupo, che piaccia o meno, è
un altro classico da non perdere e se non così eccelso
per l'acquisto, rimane un must vederlo.
Remeccato nel 2010 come The Wolfman.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato negli Universal Studios
in California, costò circa 180.000 dollari.
Questo film era stato progettato come un'altra
pellicola che potesse veicolare il successo di Boris Karloff.
Si diceva che la filastrocca citata nel
film (quella che io riporto ne "La Frase dal Film")
fosse veramente d'origine gitana. L'originale inglese è:
"Even a man who is pure at heart, and says his prayers
by night, may become a wolf when the wolfbane blooms and
the autumn moon is bright" Lo sceneggiatore Siodmak
disse che semplicemente se l'era inventata lui. La frase
ebbe un certo successo e fu citata in ogni film della Universal
che trattava dell'Uomo Lupo, compreso Van
Helsing (2004). In quest'ultimo film, nella versione
originale, il testo è stato un po' rimaneggiato:
"The moon is shining bright." al posto di "The
autumn moon is bright".
La prima trasformazione avviene con Talbot
in canotta (benché mentre vagava fosse vestito con
una maglietta nera). Si vede solo la trasformazione dei
piedi realizzata in sei riprese in dissolvenza incrociata.
La seconda trasformazione è stata fatta in 12 riprese
e si tratta ancora solo dei piedi. La terza, quella al volto,
fu compiuta in 17 riprese.
Fu girata una scena in cui l'Uomo Lupo
lottava con un orso ma durante le riprese l'orso scappò
per tutto il set. Le poche scene catturate furono usate
per il trailer.
Il bastone con la testa di lupo, l'unico
oggetto di scena sopravvissuto, è attualmente proprietà
dell'archivista Bob Burns. Quest'ultimo, che al tempo era
solo un ragazzino, ricevette l'oggetto dall'uomo che al
tempo lo costruì, ovvero lo scenografo effettista
Ellis Burman.
Il volto del lupo fatto in argento come
impugnatura del bastone, in verità era fatto di gomma
vulcanizzata in modo che nessuno del cast si potesse ferire
nelle scene in cui si utilizzava il bastone.
Maria Ouspenskaya, che nel film interpreta
la vecchia zingara, aveva al tempo solo sei anni in più
di Bela Lugosi, che nel film sarebbe suo figlio.
Lo script di questo film fu, in effetti,
influenzato dall'esperienza dello stesso Siodmak durante
la Seconda Guerra Mondiale. Siodmak viveva una vita tranquilla
in Germania finché i Nazisti non gettarono lo stato
nel caos, rovinando la vita di Siodmak (e di qualche altro
milione di persone). Nello stesso modo il protagonista del
film Talbot passa da una vita serena al caos più
totale nel momento in cui si trasforma in licantropo. Lo
stesso Uomo Lupo può essere visto come una metafora
del nazismo: un uomo buono si trasforma in un vizioso animale
omicida che conosce l'identità della propria vittima
in base ad una stella che vede sul corpo di quella.