TRAMA

Un gruppo di studenti di una scuola di cinema gareggia per il premio "Hitchcock". La giovane Amy gira una pellicola che si basa su omicidi e leggende urbane. Peccato che subito dopo il primo ciak i membri della troupe inizino a morire uno dopo l'altro fatti fuori da un misterioso assassino che veste una maschera da schermidore (?).


URBAN LEGEND - Final Cut
titolo or.: Urban Legend - Final Cut - USA/Canada - 2000 - 99' - Col.

di John Ottman

GENERE
SLASHER
IN BREVE
Un po' più gore, un po' meno intrattenimento, pochissima paura.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "Sai, sei una ragazza molto bella" "Beh, anche tu sei carino cameraman, se tu fossi una ragazza sicuramente ti scoperei"

Seguito apocrifo del meglio confezionato Urban Legend (1998). Se non fosse per il finale all'inizio dei titoli di coda (una delle scene migliori del film) non ci sarebbe nessun punto di contatto con l'episodio precedente. E' un film decisamente deludente poichè, esaurito con il primo capitolo l'idea nuova delle uccisioni a suon di leggenda urbana, quello che rimane è uno pseudo-college-movie (qui siamo in una scuola di cinema) con dialoghi terra a terra, personaggi di nessun spessore, killer per nulla misterioso, comicità facilona e limitatissimi momenti di tensione. Il regista opta, sensatamente, per l'aumento del livello splatter ma ben presto anche la quantità di sangue viene a scemare. Notevole la scena della ragazza che si sveglia nella vasca da bagno piena di ghiaccio e scopre che le è stato tolto un rene (appoggiato su un tavolino lì a fianco, vedi immagine); la scena prosegue in maniera abbastanza crudele e termina con il rene dato in pasto ad uno sbigottito pastore tedesco. Non male, ma le altre uccisioni sono molto più banali. Alcuni hanno voluto vederci una citazione al film L'occhio che uccide (1960) probabilmente soprattutto per il filmatino snuff girato dal killer e visto "involontariamente" dagli altri protagonisti del film (e da noi). Il discorso metacinematografico che sottende al film è puramente un escamotage e si rivela privo di spessore come sarà per il "coetaneo" Cut - il tagliagole (2000). I protagonisti del film che invadono set cinematografici e si combattono fino alla morte non riescono a colpire l'attenzione del pubblico, né a divertire quando la vera pistola si mischia ad un mucchio di pistole di scena e tutti gli attori rovistano nervosamente per recuperare quella giusta. Cose del genere le aveva già fatte Mel Brooks in Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974), ad esempio, e le aveva fatte meglio. In definitiva, uno slasher che ha qualche momento ma che non riesce a distinguersi dalla massa e che perde il confronto con il precedente episodio. Il che non è una novità.

Seguito da: Urban Legend 3 (2005).

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Rebecca Gayheart, la co-protagonista di Urban Legend (1998) appare alla fine del film nell'ospedale psichiatrico.

Pensato originariamente come da svolgersi alla University of Western Ontario, l'amministrazione di quella scuola si rifiutò di ospitare una produzione di natura violenta.

Il regista John Ottman appare alla fine nelle vesti di un malato di mente.