LA FRASE dal film:
"Sai, sei una ragazza molto bella" "Beh,
anche tu sei carino cameraman, se tu fossi una ragazza sicuramente
ti scoperei"
Seguito apocrifo del meglio confezionato
Urban Legend (1998). Se
non fosse per il finale all'inizio dei titoli di coda (una
delle scene migliori del film) non ci sarebbe nessun punto
di contatto con l'episodio precedente. E' un film decisamente
deludente poichè, esaurito con il primo capitolo
l'idea nuova delle uccisioni a suon di leggenda urbana,
quello che rimane è uno pseudo-college-movie (qui
siamo in una scuola di cinema) con dialoghi terra a terra,
personaggi di nessun spessore, killer per nulla misterioso,
comicità facilona e limitatissimi momenti di tensione.
Il regista opta, sensatamente, per l'aumento del livello
splatter ma ben presto anche la quantità di sangue
viene a scemare. Notevole la scena della ragazza che si
sveglia nella vasca da bagno piena di ghiaccio e scopre
che le è stato tolto un rene (appoggiato su un tavolino
lì a fianco, vedi immagine); la scena prosegue in
maniera abbastanza crudele e termina con il rene dato in
pasto ad uno sbigottito pastore tedesco. Non male, ma le
altre uccisioni sono molto più banali. Alcuni hanno
voluto vederci una citazione al film L'occhio
che uccide (1960) probabilmente soprattutto per il filmatino
snuff girato dal killer e visto "involontariamente"
dagli altri protagonisti del film (e da noi). Il discorso
metacinematografico che sottende al film è puramente
un escamotage e si rivela privo di spessore come sarà
per il "coetaneo" Cut
- il tagliagole (2000). I protagonisti del film che
invadono set cinematografici e si combattono fino alla morte
non riescono a colpire l'attenzione del pubblico, né
a divertire quando la vera pistola si mischia ad un mucchio
di pistole di scena e tutti gli attori rovistano nervosamente
per recuperare quella giusta. Cose del genere le aveva già
fatte Mel Brooks in Mezzogiorno e mezzo di fuoco
(1974), ad esempio, e le aveva fatte meglio. In definitiva,
uno slasher che ha qualche momento ma che non riesce a distinguersi
dalla massa e che perde il confronto con il precedente episodio.
Il che non è una novità.
Seguito da: Urban Legend 3 (2005).
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Rebecca Gayheart, la co-protagonista
di Urban Legend (1998)
appare alla fine del film nell'ospedale psichiatrico.
Pensato originariamente come da svolgersi
alla University of Western Ontario, l'amministrazione
di quella scuola si rifiutò di ospitare una produzione
di natura violenta.
Il regista John Ottman appare alla
fine nelle vesti di un malato di mente.