LA FRASE dal
film: "Vede, ispettore, il mio povero
fratello, malgrado la sua mostruosità, aveva
conservato mente e coscienza umane. Supponiamo, al contrario,
che a Philippe si siano trasferiti gli istinti bestiali
di una mosca..."
La Fox sfrutta il successone de L'Esperimento
del dottor K (1958), prodotto l'anno prima. Riciclando
set e strumentazioni, e risparmiando su attori e sceneggiatura,
fa ritornare all'attacco l'uomo-mosca che questa volta
ha ben donde per essere incazzato. Ma non è la
stessa cosa, no davvero. Prima di tutto, benché
si mantenga il Cinemascope, si opta per un economico
bianco e nero, che dopo il colore dell'episodio precedente
rappresenta un passo indietro; ma questo è il
meno. Il nome
di richiamo della pellicola, ovvero il buon vecchio
Price, fa un po' di più rispetto all'episodio
precedente ma in questa "puntata" è
mezzo piegato per un proiettile ricevuto nella pancia
e quindi sono più che altro smorfie di dolore.
Credibile l'amorale truffatore Hinds/Frankham ma più
interessante, anche se defilata, la figura del losco
Dan Seymour. Deliziosa la giovane Danielle/Bonnard.
Il guaio è che la storia latita e di questo non
ci si sorprende quando si viene a sapere che lo script
fu adattato appositamente per poter riutilizzare i mezzi
ed i set di The Fly. In pratica al giovane
Philippe accade esattamente quello che era successo
al padre, innestato in un plot dai toni crime e noir; ma manca il ruolo della donna e già il
fatto che il film inizi con il funerale di Helene Delambre,
che aveva reso grande il primo episodio, ci fa mal sperare.
L'economia sul budget e una certa leggerezza nel plot
generano situazioni comiche e weird: micidiale il coniglio
con le mani (prima piccole e poi enormi sotto le scarpe
di Hinds), Price si becca una pallottola in pancia ma
preferisce vagare un po' per casa piuttosto che ricoverarsi,
si replicano gli elementi di successo del primo episodio
(e mi riferisco alla voce della mosca...aiüdo!!!),
la testa dell'uomo-mosca stavolta è grossa e
grossolana...con quei peloni sparsi ovunque sembra più
un testicolo gigante. Appare definitivamente chiaro che, chi
di dovere, fosse a corto di idee quando si vede il mostrone
entrare dalla finestra per attentare alla giovane vergine
che a letto dorme sogni di satin: roba che girava nelle
sale fin dal tempo di Nosferatu (1922) di Murnau. Quindi, fra lieto fine e faciloneria fantascientifica
(chi assicura che rimettendo nel gabbio l'uomo-mosca
e la mosca-uomo tutto torni alla normalità?!)
ci conviene accontentarci di un'oscura fiaba in bianco
e nero che, in tutti i casi, ha mantenuto un fascino
tutto suo. Non perdete il film dell'anno prima, però!
Seguì un sequel britannico
senza Vincent Price nel 1965: La Maledizione della Mosca.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film costò circa 225.000 dollari.
Vincent Price firmò il contratto subito dopo aver letto la bozza dello script. Tuttavia, la produzione chiese di riscrivere il tutto in modo da diminuire i costi di produzione. In pratica tolsero la maggior parte delle situazioni che erano piaciute a Price.