TRAMA

Quindici anni dopo la morte del padre, Philippe Delambre prosegue gli esperimenti di papà. Philippe prende un assitente di laboratorio che non è propriamente uno stinco di santo. Alan Hinds, infatti, è fuggito dal Regno Unito per evitare la forca e ora il suo piano è quello di rubare il progetto a Philippe per rivenderlo al migliore offerente. Quando il giovane Delambre scoprirà il losco piano dell'assistente per lui le cose si metteranno male.


LA VENDETTA DEL DOTTOR K
titolo or.: Return of the fly - USA - 1958 - 80min - b/n

di Edward L. Bernd

GENERE
HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Plot copiato, leggerezze e attori non al top per un affascinate fantahorror in bianco e nero.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "Vede, ispettore, il mio povero fratello, malgrado la sua mostruosità, aveva conservato mente e coscienza umane. Supponiamo, al contrario, che a Philippe si siano trasferiti gli istinti bestiali di una mosca..."

La Fox sfrutta il successone de L'Esperimento del dottor K (1958), prodotto l'anno prima. Riciclando set e strumentazioni, e risparmiando su attori e sceneggiatura, fa ritornare all'attacco l'uomo-mosca che questa volta ha ben donde per essere incazzato. Ma non è la stessa cosa, no davvero. Prima di tutto, benché si mantenga il Cinemascope, si opta per un economico bianco e nero, che dopo il colore dell'episodio precedente rappresenta un passo indietro; ma questo è il meno. Il nome di richiamo della pellicola, ovvero il buon vecchio Price, fa un po' di più rispetto all'episodio precedente ma in questa "puntata" è mezzo piegato per un proiettile ricevuto nella pancia e quindi sono più che altro smorfie di dolore. Credibile l'amorale truffatore Hinds/Frankham ma più interessante, anche se defilata, la figura del losco Dan Seymour. Deliziosa la giovane Danielle/Bonnard. Il guaio è che la storia latita e di questo non ci si sorprende quando si viene a sapere che lo script fu adattato appositamente per poter riutilizzare i mezzi ed i set di The Fly. In pratica al giovane Philippe accade esattamente quello che era successo al padre, innestato in un plot dai toni crime e noir; ma manca il ruolo della donna e già il fatto che il film inizi con il funerale di Helene Delambre, che aveva reso grande il primo episodio, ci fa mal sperare. L'economia sul budget e una certa leggerezza nel plot generano situazioni comiche e weird: micidiale il coniglio con le mani (prima piccole e poi enormi sotto le scarpe di Hinds), Price si becca una pallottola in pancia ma preferisce vagare un po' per casa piuttosto che ricoverarsi, si replicano gli elementi di successo del primo episodio (e mi riferisco alla voce della mosca...aiüdo!!!), la testa dell'uomo-mosca stavolta è grossa e grossolana...con quei peloni sparsi ovunque sembra più un testicolo gigante. Appare definitivamente chiaro che, chi di dovere, fosse a corto di idee quando si vede il mostrone entrare dalla finestra per attentare alla giovane vergine che a letto dorme sogni di satin: roba che girava nelle sale fin dal tempo di Nosferatu (1922) di Murnau. Quindi, fra lieto fine e faciloneria fantascientifica (chi assicura che rimettendo nel gabbio l'uomo-mosca e la mosca-uomo tutto torni alla normalità?!) ci conviene accontentarci di un'oscura fiaba in bianco e nero che, in tutti i casi, ha mantenuto un fascino tutto suo. Non perdete il film dell'anno prima, però!

Seguì un sequel britannico senza Vincent Price nel 1965: La Maledizione della Mosca.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film costò circa 225.000 dollari.

Vincent Price firmò il contratto subito dopo aver letto la bozza dello script. Tuttavia, la produzione chiese di riscrivere il tutto in modo da diminuire i costi di produzione. In pratica tolsero la maggior parte delle situazioni che erano piaciute a Price.