La Frase dal Film:
"Questo scimpanzé mangiava carne prima dell'operazione?" "No, ha incominciato dopo, con sua moglie. Se l'è mangiata" "Ha mangiato una scimmia?!" "E chi poteva avere come moglie?" "Insomma, è diventato cannibale" "Sì, e non ho voluto correggerlo, ho visto che era felice, così l'ho lasciato cannibale"
La Hammer ottenne un enorme successo con il precedente La Maschera di Farnkenstein (1957). Quel film aveva non solo riacceso l'interesse del pubblico per il genere ma aveva resuscitato il mito del Barone, ringiovanendone il concetto tramite l'uso della pellicola a colori, di una sgargiante fotografia e di una ricca scenografia. Non ultimo il coraggioso espediente del sangue e di scene visivamente forti che avevano attirato gli strali della censura ma anche frotte di spettatori al cinema. Dietro tutto questo c'era il regista Terence Fisher, lo sceneggiatore Jimmy Sangster e gli attori Peter Cushing e Christopher Lee i quali, ancora insieme in Dracula il Vampiro (1958), sbancheranno i botteghini e consolideranno il successo della Hammer Films. La vendetta di Frankenstein, che fu girato subito dopo Dracula il Vampiro, fu il primo di sei sequels e soprattutto rappresenta un raro caso di seguito qualitativamente pari al primo episodio (per alcuni anche superiore). Fra gli anni '30 e '40, la Universal diede vita a diversi seguiti derivati dal Frankenstein del 1931 ma questi film scorrevano tutti su un binario predeterminato in cui il discendente di turno del Barone dava vita ad un mostro che, dopo aver portato scompiglio, finiva distrutto (di solito in un incendio o in un'esplosione). La Hammer, invece, riuscì a mantenere un livello di creatività superiore. Fra le molte varianti che hanno reinterpretato il mito del Barone tedesco, questa è una delle più originali, in quanto nel finale, giocando con la comune confusione che si fa fra il Mostro e il suo creatore, lo sceneggiatore Sangster riuscì a far corrispondere l'uno all'altro. Ma su questo punto non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa. La fondamentale diversità fra i films della Universal e quelli della Hammer è che a parità di soggetto, gli uni hanno sempre incentrato la narrazione sul mostro e sul suo aspetto (tanto che il volto della creatura come inteso dalla Universal è sotto perpetuo copyright), mentre gli altri hanno focalizzato l'interesse sul personaggio del dottore folle e la sua creatura è diventata un personaggio secondario, passibile di avere differente aspetto e di essere interpretata da differenti attori. Ciò che è sotteso a questi diversi punti di vista è che per la Universal il mostro incarna l'orrore per la scienza che travalica i limiti divini, mentre il Frankenstein inglese genera orrore in quanto antitetico alla placidità della classe borghese; è un uomo che con la sua amoralità e passione viscerale, scardina lo status quo, cosa che "farà" anche Dracula il Vampiro (1958) ma con un accento marcato sul piano sessuale. Il Frankenstein della Hammer può forse essere considerato un rivoluzionario, quindi, ma non certo un "V" (... per Vendetta!), un eroe positivo che con atti estremi cerca di destabilizzare la stagnazione e l'ipocrisia della classe dominate. Il Barone interpretato magistralmente da Peter Cushing è il primo ad essere un ipocrita opportunista che (e la cosa diventa palese in questo capitolo) si situa a metà di due classi sociali, borghesi e operai, e manipola entrambi. I ricchi gli garantiscono fama e soldi, e lui guarda ad essi con mal celata superiorità, contemporaneamente, simulando un animo filantropico, cura pro bono i reietti solo perché rappresentano un magazzino di organi. Non è l'amore che interessa a Frankenstein, né i soldi né, in pratica, la fama ma solo i suoi esperimenti, la sua passione, i suoi risultati. Per realizzare queste cose, tutto può essere messo in discussione. A livello tecnico il film è davvero notevole: la fotografia e le scenografie sono curatissime, i dialoghi non sono mai noiosi. Ottima la regia di Fisher che s'impegna anche in un lavoro di montaggio particolarmente dinamico. Il film, decisamente coraggioso per i tempi rispetto agli effetti speciali, dispensa arti mozzati e due divertentissimi bulbi oculari immersi in acqua che seguono gli stimoli visivi (anche se non si capisce come visto che mancano i muscoli oculomotori!). Unico neo, il film è privo della presenza di un valido elemento femminile nel cast: Eunice Gayson che interpreta Margaret non è di certo Hazel Court. La Vendetta di Frankenstein rimane un film per appassionati di horror anche se la qualità con cui è stato realizzato trascende il genere d'appartenenza. Da vedere.
Qui potete scaricare un'immagine che ho creato digitalmente montando diversi fotogrammi del film (download).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli altri film della Hammer che hanno a che fare con Frankenstein sono: La Maschera di Frankenstein (The Curse of Frankenstein, 1975), La Rivolta di Frankenstein (The Evil of Frankenstein, 1964), La maledizione di Frankenstein (Frankenstein Created Woman, 1966), Distruggete Frankenstein! (Frankenstein Must Be Destroyed, 1969), Gli Orrori di Frankenstein (The Horror of Frankenstein, 1970) e Frankenstein e il mostro dell'inferno (Frankenstein and the Monster from Hell, 1973). Peter Cushing veste il ruolo del Barone in tutti i film a parte quello del 1970 che ha più i toni della commedia. La Hammer produsse anche The Tales of Frankenstein (1958) un prodotto televisivo di cui si sono perse le tracce.
Il film fu girato nel Bray Studios, Down Place, Oakley Green (Berkshire).
Il giornalista del "Daily Telegraph" che nel 1958 aveva assistito al film suggerì, nella sua recensione, che la BBFC (la censura inglese), creasse per quel film un apposito rating, ovvero "For Sadist Only" (Solo per sadici).