La Frase dal Film: “Sono la sola di servizio in questo reparto, la sola che possa prendersi cura di te. Se vorrò farlo. Tu lo sai, la notte mi rende sempre nervosa e le notti in ospedale ancora di più. Intorno a me c'è tutta gente immersa nel dolore, nella sofferenza e io mi sento al centro di questo, al centro di un mondo che spasima nell'agonia”
Balordissimo titolo dell'ineffabile distribuzione italiana (ma anche l'originale non scherza) per un film che nulla ha a che fare con le pecorecce commedie de noantri. Ma neppure c'entra del tutto con il thriller o il giallo all'italiana, anche se il mix di concetti espressi tenta di andare a parare nei vari ambiti cinematografici più in voga ai tempi. De La Iglesias infatti tenta l'intentabile scimmiottando il Kubrick di Arancia Meccanica (1971) dipingendo una società iperviolenta che opera la correzione degli elementi antisociali con metodi altrettanto cruenti. In parallelo la storia dell'infermiera Ana del titolo, interpretata dalla Lyon che nel 1962 fu la Lolita di Kubrick; non per nulla nel film si vede la donna che legge il libro di Nabokov in un club in cui uomini adescano giovani ragazze. Il regista non si ferma qui, rielabora la scena dell'irruzione dei giovani criminali nella casa borghese aggiungendo un inserto che recupera il finale di 2001: Odissea nello spazio (1968). Escludendo il notevole finale con bagno di sangue (finale espuntato nella versione italiana), I Vizi morbosi di una giovane infermiera non si distingue per altri elementi; la performance degli attori comunque è discreta. De La Iglesias tenta di dire la sua sulla distopia, su un futuro pilotato dalla e nella violenza, in cui i cittadini soggiaciono alle influenze mediatiche governativamente programmate. Nulla di incredibilmente originale, quindi, soprattutto per i voluti riferimenti kubrickiani nemmeno troppo reinventati in un confronto che evidentemente il regista spagnolo poteva evitarsi. Interessante piuttosto il modo in cui la nostra distribuzione ha purgato la pellicola, per mano del poco noto Vinicio Marinucci, togliendo forza ad un film già di suo non privo di debolezze. Prodotto di nicchia che con tutta probabilità rimarrà tale.