TRAMA

Dopo la sparizione di un camion a in Messico, Joyce Manning (Sally Fraser) si persuade che suo fratello Glen (Duncan Parkin), gigante a causa delle radiazioni, non sia morto. Glen si nasconde nel deserto e cattura i camion con derrate alimentari per nutrirsi; un camion di pane col sonnidero lo metterà ko. Imprigionato in un hangar e studiato dagli scienziati, Glen riesce a scappare e a fare danni in città.


WAR OF THE COLOSSAL BEAST
titolo or.: War of the Colossal Beast - Aus - 1958 - 69' - b/n

di Bert I. Gordon

GENERE
HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Noioso rehash del gigante dell0anno prima. Tecnicamente non pessimo nel suo genere ma il gioco non regge.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Giants can run fast. They have long legs”*

Sequel di I Giganti invadono la Terra (1957) di quell’Bert I. Gordon soprannominato Mr. BIG sia perché questo è l’acronimo dei suoi nomi, sia perché Gordon dimostrò un vero e proprio feticismo artistico per la miniaturizzazione o, al contrario, la dilatazione delle dimensioni di animali ed esseri umani (The Cyclops, 1957; The Beginning of the End, 1957), Attack of the Puppet People, 1958; La Vendetta del Ragno Nero, 1958; Village of the Giants, 1965; The Food of the Gods, 1976; L'Impero delle Termiti Giganti, 1977). Cavalcando l’onda del discreto successo del film del 1957, di fatto uno dei migliori di Gordon fra i low-budget da lui girati, si produsse questo scarso seguito privo di immaginazione ma girato con sufficiente competenza, chiaramente se messo a confronto con i fantascientifici B del tempo. Certo che ci vuole una gran pazienza perché War of the Colossal Beast non è esattamente un film dinamico, basti pensare che devono passare ben 20 minuti prima di veder comparire la bestia colossale di cui sopra, e in quei 20 minuti non è che Gordon si preoccupi troppo di intrattenere il pubblico. Quindi, dopo quei fatidici 20 minuti, altro tempo è risolto con continui flashback in cui si ripropongono sequenze prese da I Giganti invadono la terra.  Quaranta minuti dopo preamboli e flashback arriva la cattura di ciò che si vorrebbe un mostro misterioso (capirai, basta leggere il titolo) e il peggio è che questo uomo gigantesco, il clou della faccenda, appare sullo schermo molte poche volte, lo si vede la maggior parte nei flashback. Comodo così. La cosa da ridere è che in un film che presenta così tanti riferimenti filmati ad una storia precedente, il personaggio principale, il gigante Glen , è recitato da due attori diversi: nel primo film si trattava di Glenn Langan e in questo film invece vediamo Duncan "Dean" Parkin. Lo stile raffazzonato del regista Gordon ha alti e bassi quasi inspiegabili che si palesano negli effetti speciali alcune volte curati (il volto deturpato del gigante, lo stesso legato nell’hangar) ed atre sequenze in cui la presenza del mostro è una semplice e malfatta sovrapposizione sul fondale. Finalone, inspiegabilmente a colori, con il gigante che non se la passa bene, ma era prevedibile, d'altronde non è che un uomo alto come un palazzo può andare tanto lontano senza farsi notare. Sua sorella Joyce ci rimane male, lo spettatore mica tanto, almeno vuol dire che il film è finito. Du' palle. Per spettatori tolleranti amanti del vintage.

* Trad: “I giganti possono correre veloci. Hanno gambe lunghe

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film fu girato tra il febbraio 1958 e il marzo dello stesso anno.

Due location riconoscibili sono il Griffith Park Observatory (Griffith Park - 4730 Crystal Springs Drive, Los Angeles) e l ’ Iverson Ranch a Chatsworth (Los Angeles).

In tutto il film il colonnello Manning dice solo una parola, “Joyce”, il nome di sua sorella.

La casa di produzione, durante la campagna pubblicitaria per promuovere il film, evitò di dire che si trattava di un sequel.

Il film fu lanciato in double-bill con Attack of the Puppet People (1958), un’altra pellicola di Bert I. Gordon.

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