TRAMA

David Lincoln (David Warner), proprietario di un bizzarro museo delle cere, invita un gruppo di ragazzi a visitare le sue creazioni. Mark (Zach Galligan), ragazzo ricco e viziato, dovrà cambiare registro e toni e trasformarsi in un eroe coraggioso per salvare i suoi amici che verranno, ad uno ad uno, proiettati nelle realtà parallele di ogni personaggio famoso realizzato in cera ed evitare che gli amici vengano trasformati in statue.


WAXWORK
titolo or.: Waxwork - USA - 1988 - 97min - Colore

di Anthony Hickox

GENERE
HORROR - COMEDY
IN BREVE
Originale con tutti gli ingredienti, ma in misura moderata, per piacere all'appassionato. Molto camp anni '80!
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Oggigiorno fanno film su qualsiasi argomento"

Waxwork è un film sottovalutato o quantomeno sfortunato. Uscito in un anno, il 1988, in cui gli appassionati di horror erano intenti a seguire le evoluzioni dei più famosi movie-monsters anni '80 (Venerdì 13: il sangue scorre di nuovo, Nightmare 4 - Il non risveglio, Halloween 4), Waxwork fu snobbato nelle sale cinematografiche con il risultato che in brevissimo tempo finì sugli scaffali delle videoteche. Là fu riscoperto ed apprezzato, ma la cosa avvenne ormai avanti negli anni, quando i tempi ed i gusti del pubblico erano cambiati: Waxwork visto negli anni '90 mostrava gli evidenti limiti di una produzione di dieci anni prima, oltretutto con quello stile sempre un po' adolescenziale tipico degli '80. Eppure il film di Hitckox funziona e la sua "anima semplice" risulta essere un pregio più che un punto debole. Prima di tutto il plot è originale: si tratta in essenza di un film ad episodi tenuti insieme da una trama molto più solita di quanto venga fatto di solito nei portmanteau (ad esempio: Creepshow, 1982) e che attraversa in maniera fluida i vari quadretti con protagonisti vittime e mostri. Oltre a questo è pregevole ed elegante l'idea di aver posto i mostri di cera in attesa delle proprie vittime e non attivi cacciatori di ragazzotti americani; le statue di cera, infatti, non possono muoversi e saltare fuori dal loro spazio per attaccare le vittime ma invece risultano estremamente intriganti per coloro che fanno visita al museo, al punto che il visitatore di sua spontanea volontà entra nello spazio d'esposizione del mostro e viene proiettato nella dimensione temporale di questo. Ogni entrata in questo spazio-tempo finisce per dar vita agli episodi che compongono il film. Per un plot tanto originale, Hickox, che firma anche soggetto e sceneggiatura, sceglie di dare un tono comico alla vicenda orrorifica e di inserire diversi elementi decisamente splatter. La cosa funziona fino ad un certo punto in quanto, nonostante gli sforzi, le parti comiche non muovono al riso e le parti orrorifiche non sapaventano (con la senzazione che lo splatter sia eccessivo rispetto al tono medio del film), lasciando Waxwork nel limbo delle produzioni "a metà strada". Alcune accortezze stilistiche sono pregevoli come per esempio realizzare la citazione de La Notte dei Morti Viventi (1968) in bianco e nero, richiamando direttamente la fotografia usata da Romero. Altre leggerezze realizzative, come le statute non-statue che ciondolano e muovono gli occhi, non sono proprio il massimo. Gli SFX prostetici, come al solito nei film della decade Ottanta, sono di gran lunga migliori di quelli visivi. Il finale con la bolgia di gente del quartiere che combatte contro tutti i mostri è simpaticamente demenziale. Fra gli interpreti solo David Warner è degno di nota per la sua sinistra interpretazione, mentre, a livello di personaggi, risulta interessante quello interpretato da Deborah Foreman; questa veste i panni di Sara timida ragazza perbene innamorata del protagonista Mark che paleserà (come Kathleen Turner in China Blue, 1984) una nascosta natura perversa, scoperta a suon di frusta dal Marchese De Sade in persona. Si sa: alla fine le migliori sono sempre quelle casa e chiesa! In ogni caso Waxwork possiede in maniera limitata un po' di tutto per poter piacere al patito di horror ed in più ha quell'aria camp tipica delle produzioni '80. Un gradevole passatempo.

Seguito da: Waxwork II - Persi nel tempo (1992).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Los Angeles (California).

Nella versione originale viene pronunciata la frase: "go ahead, make my day" presa dal film Coraggio... fatti ammazzare (Sudden Impact, 1983) che veniva pronunciata da Clint Eastwood; in italiano era stata resa, appunto, con Coraggio...Fatti ammazzare.

Poco prima che Deborah Foreman lasci cadere il nano nella pianta carnivora, questa dice "Feed Me!", come la pianta de La Piccola Bottega degli Orrori (1986).

Nei credits si indica che il film è dedicato alla Hammer, Argento, Romero, Dante [Joe], Landis, Spielberg, Wells, Carpenter, mamma, papà e molti altri.

Alla fine dei credits la canzone "It's my party" viene interrotta dal suono della cera in ebollizione.

Anthony Hickox scrisse la sceneggiatura in soli tre giorni.

Per creare gli SFX del film, l'effettista Bob Keen lavosò 18 ore al giorno per 8 settimane.

La scena nella cantina della casa dei vampiri fu definita dalla stessa crew "la cosa più splatter mai vista sul grande schermo". L'MPAA tagliò, in quella scena, la maggior parte degli elementi splatter.

Fra le statue di cera visibili si possono elencare: Dracula, il Fanstama dell'Opera, un goblin dalla faccia verde, il Marchese De Sade, un licantropo, una mummia, uno stregone voodoo, degli zombies, un serial killer urbano (con ascia), l'Uomo Invisibile, il mostro di Frankenstein, un'enorme pianta carnivora, un bambino demoniaco, una creatura aliena, un uomo-cobra, Jack lo Squartatore, Mr. Hyde, ed un mad doctor.

Dopo che il poliziotto ha visitato il museo con Mark, capisce che molte delle statue di cera assomigliano a persone scomparse che lui ha visto su dei posters. Questi posters segnaletici sono copie di quelli visibili all'inizio del film Ragazzi Perduti (1987).

Christopher Bradley, che nel film veste i panni del vampiro Stephan, disse in un'intervista che il ponte dentale che gli teneva i denti finti attaccati in bocca si ruppe, così dovette mettere del chewing gum nella cavità dei denti finti in modo che facessero aderenza coi suoi.

Patrick Tantalo, effettista, riferì che la sequenza degli zombies fu girata in una notte sola al Griffith Park. Siccome ebbero il permesso di girare ma solo per una notte, le cose dovettero essere fatte in fretta. La scena in cui una mano mozzata di uno zombie si aggrappa alla caviglia di Mark non ebbe tempo di essere realizzata in modo complesso, semplicemente fu filmata al contrario.

Karen Schaffer, nel film la morta vivente nella scena del cimitero, era in effetti la segretaria del produttore esecutivo Dan Ireland; anche quest'ultimo ebbe nel film la parte di uno zombie ma il girato in cui compariva non fui mai inserito nel montaggio finale.

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