La Frase dal Film:
"Raymond pensa che probabilmente ora non si farà
più presente, ma va bene. Ho sentito quello che volevo
sentire"
Sembra quasi non casuale che Geoffrey Sax,
il regista, abbia esordito sul grande schermo con un film
che tratta di un uso "diverso" del mezzo televisivo
o di comunicazione in genere, dal momento che il suo curriculum
elenca solamente produzioni televisive. White Noise
è un discreto thriller-horror che sa di già
visto, con eco lontane di Poltergeist
(1982), Ghost (1990), La
zona morta (1983), qualcosa da Il sesto senso
(1999), e molto di più da Dragonfly (2002).
Nonostante la "derivatività", il film in
questione parte da presupposti originali: i fenomeni EVP.
Questo acronimo sta per Electronic Voice Phenomenon, e si
riferisce a quelle registrazioni in ambiente "vuoto"
che al riascolto paiono aver catturato delle voci e dei
suoi provenienti dall'aldilà; insomma quei fenomeni
che dimostrano che gli spiriti influenzino le frequenze
magnetiche (audio e video). Intrigante e inquietante, direte,
e in effetti sulle prime il film riesce a catturare l'attenzione
dello spettatore anche grazie all'intensa recitazione di
Keaton (che insieme a Nicholson è uno che può
tutto con le proprie sopraciglia) e quella del pacioso Ian
McNeice. Fintantoché la pellicola rimane un documento
sull'immenso dramma delle persone che non riescono ad elaborare
un lutto, e quindi finché il plot rimane in bilico
fra il paranormale ed il dramma di coloro che "sentono
quello che vogliono (hanno bisogno) di sentire", il
tutto ha uno spessore. Poi il film vira verso un assetto
palesemente paranormale, prendendo una posizione ben determinata.
E' pur vero che se tale non fosse stata la decisione di
Niall Johnson (soggettista), il film non si sarebbe potuto
definire un thriller-horror ma piuttosto un drama-thriller.
Nel momento in cui l'elemento horror appare palese, White
Noise diviene un po' uno spettacolo di routine per
coloro che di film del genere ne hanno visti parecchi, e
nonostante vi siano alcuni momenti che fanno balzare dalla
sedia, anche questi non riescono a rendere la pellicola
memorabile. Credo sarebbe stato più interessante
mostrare come il corpo e la mente di Jonathan Revers finissero
con il logorarsi nell'incessante tentativo di contattare
chi non c'è più, piuttosto che buttare l'uomo
in una "caccia al ladro" riducendo il fenomeno
EVP ad un metodo di comunicazione come un altro. In fondo
è proprio il fenomeno EVP ad essere l'elemento arcano
da analizzare. Poco solide le critiche di coloro che trovano
nebulosa la trama in visione del fatto che il film non risolva
tutti gli enigmi che propone: chi sono gli oscuri esseri
che si muovono nello stesso spazio dei defunti e che sembrano
volere solo il male degli umani? Non lo si dice e a buona
ragione. Il film non giustifica neppure l'esitenza di un'aldilà
"contattabile" con gli elettrodomestici, ma questo
lo spettatore lo dà per scontato. Non lo è.
White Noise, in definitiva, non è uno spreco
di tempo ma rimane puro intrattenimento senza guizzi: decente
la recitazione, la fotografia ed alcuni momenti di paura,
la regia invece è abbastanza piatta. Buono per una
Blockbuster Night disimpegnata.
Seguìto da White Noise 2: The
Light (2006).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato a Vancouver,
Canada.
Nel trailer del film si fanno sentire registrazioni
delle voci di morti. Quella che dice "I Love You"
è attribuita a Stanley Searles, un politico morto
nel 2002; la registrazione fu fatta dalla figlia di Searles,
Karen Mossey, nota ricercatrice EVP. L'altra frase "I
will see you no more" (Non ti [vi] vedrò più)
è attribuita a Ruth Baxter, una donna morta nel 1987.
Si dice che questa sia una registrazione fatta a Point
Lookout, un faro marittimo "maledetto" nel Maryland,
da una ricercatrice EVP di nome Sarah Estep. Il faro era
usato come ospedale durante la guerra civile ed alcune interpretzioni
della registrazione ritengono che la voce dica "I was
seeing the war" (Stavo vedendo la guerra) o anche "I
was seeing the water (Stavo vedendo l'acqua). Mentre la
registrazione si dice sia autentica, la storia di Ruth Baxter
è inventata.