WHOLE
titolo or.: Whole - USA/UK - 2003 - 55min - Colore

di Melody Gilbert

GENERE
DOCUMENTARY
IN BREVE
Documentario asciutto ed onesto su un argomento weird
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "When I see myself as a four limbed person, I don't feel incomplete; it's more a matter of feeling that my body doesn't entirelly belong to me"*

Whole è il primo documentario al mondo a trattare il raro e poco noto disturbo per il quale è stato proposto il nome Body Integrity Identity Disorder (BIID) che in italiano è traducibile come Disturbo d'Identità dell'Integrità Corporea. In pratica si tratta di un disturbo psicologico (così verrà inserito nel DSM-V che verrà pubblicato nel 2010) per il quale un soggetto sano e non amputato ha un'immagine corporea di sé come amputato e quindi vive un profondo disagio mentale fintanto che non riesce a conciliare la propria immagine interna con il corpo fisico; cioé non si sentirà bene finchè non si taglierà l'arto o la parte dell'arto che sente non far parte di lui. L'esempio non calza alla perfezione, ma è come per il transessuale che sente di appartenere ad un sesso che non corrisponde al corpo nel quale "vive", allo stesso modo chi soffre di BIID sente che la sua vera natura è quella di amputato e che il corpo nel quale vive non è del tutto giusto e andrebbe corretto, amputandolo di una parte. Siccome la psichiatria non ha ancora riconosciuto ufficialmente il disturbo e dato che all'eliminazione di un arto sano si frappongono motivazioni etiche, la vita dei soggetti con questo problema non è particolarmente facile, infatti passano il tempo a truccare le fotografie (chirurgia digitale) togliendosi le gambe o le braccia per potersi vedere fuori come si vedono dentro (la locandina è un esempio di amputazione digitale). In maniera ancor più bizzarra, girano per casa con una gamba legata e le stampelle, o si comprano sedie a rotelle, o ancora acquistano strumenti per simulare l'amputazione (sono strumenti che nascondono meccanicamente gli arti); fa altresì abbastanza impressione pensare che qualche volta per la strada possiamo aver visto qualcuno su una sedia a rotelle che di quella sedia non aveva nessun bisogno! In ogni caso lo sguardo della Gilbert è rispettoso e serio anche per un argomento così al limite, surreale e facile allo scherno. Lo stile documentaristico è forse un po' freddo e grossolano, non troppo differente da ciò che capiterebbe di vedere in un'approfondimento giornalistico televisivo, ma forse il limite giova all'argomento. La regista realizza le proprie interviste in USA, Inghilterra e Olanda dove scopre che c'è chi è arrivato a spararsi nella gamba per ottenere una "facile" amputazione, o c'è chi usa il ghiaccio per assiderarsi un arto e si tratta di persone che per il resto, sono, come si suol dire, perfettamente normali. Si tratta, in definitiva, di un piccolo documentario su un argomento che non ha ancora ricevuto una grossa eco mediatica; succederà, poi la bolla d'interesse del largo pubblico si sgonfierà e si passerà al successivo "freak". Per curiosi e psicologi.

* Trad: "Quando mi vedo come una persona con quattro arti non è che mi senta incompleto; è più un fatto di sentire che il mio corpo non appartiene del tutto a me"

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