TRAMA

Liz (Cassandra Magrath), Kristy (Kestie Morassi) e Ben (Nathan Phillips) girano l'Australia con spirito d'avventura e scelgono come meta il cratere meteorico noto come Wolf Creek. Nei pressi di questo il motorino d'avviamento della macchina si rompe ma vengono soccorsi fortunosamente da un cacciatore autoctono che alle prime risulta anche simpatico. L'uomo si rivelerà un serial killer che, rapiti i ragazzi, li sottoporrà a torture per allettare il proprio sadismo.

 


WOLF CREEK
titolo or.: Wolf Creek - Australia - 2004 - 104min - Colore

di Greg Mclean

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Nulla di nuovo, anche se l'Australia offre un'atmosfera che pare possa far dire al film qualcosa di diverso dagli altri.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Quello non è un coltello. Questo è un coltello!"

Con "Backwoods Brutality" si indicano quei film in cui degli allegri personaggi di città si avventurano nella natura selvaggia, quel tanto oltre la linea di demarcazione che divide la civiltà urbana da quella contadina che, isolata, si è involuta in una forma tribale senza legge (se non la propria) pericolosamente prossima alla follia. Incesto, stupro, tortura e cannibalismo; tutto ciò ovviamente ai danni degli improvvisti "esploratori". Wolf Creek, che si fa forte della risaputo richiamo "Tratto da una storia vera" (ma "molto molto vagamente" non lo si specifica mai), si accoda alla compagnia fondata nel 1972 da Un tranquillo weekend di paura e rinfoltita nel tempo da variazioni più o meno crude: Non aprite quella porta (1974) fece scalpore, Hostel (2005) e La casa dei 1000 corpi (2003), esempi più recenti, ne hanno fatto meno. Wolf Creek, che è girato in Australia e non in USA, ha dalla sua un territorio di forte impatto visivo che spinge moltissime produzioni di laggiù (si pensi anche a Razorback, 1983) ad assumere un'aura metafisica che dà quel valore aggiunto un po' arty tale da non farli risultare grossolani, anche se poi cose grossolane vengono mostrate. La prima parte di Wolf Creek è occupata da un lento inquadramento dei personaggi che, non diversamente dai pari visti nelle altre pellicole del "ciclo" Backwoods Brutality, risulatano essere dei chiassosi ed amorevoli ragazzi in cerca di svago e di natura. Gli sconfinati territori australiani, il suggestivo cratere meteorico, le discussioni sugli UFO e gli orologi che si fermano (voluta citazione di Picnick ad Hanging Rock, 1975) non fanno altro che accrescere questa dimensione mistica del racconto così bruscamente diversa da ciò che, d'improvviso, si troveranno a vivere i protaginisti una volta entrati in contatto con il cacciatore Mick (che se fossimo negli USA sarebbe stato un contadino). Questa prima parte della pellicola che si conclude con toni da "campfire" stile The Blair Witch Project (1999... c'è anche del girato a mano!) e che ha in qualche modo stregato molto pubblico, porta invariabilmente ad un secondo blocco che vede il folle e sadico alienato che vive isolato dal mondo dare sfogo alle sue libidini più torbide. Non ci si spiega come mai questi serial killer dello sprofondo amino e riescano a vivere tutto il giorno con carcasse umane in putrefazione appese in giro per la casa. Sta di fatto che da un approccio metafisico si passa ad un orrore viscerale fatto di torure e violenza con una netta preferenza, cinematograficamente ben collaudata, per la sofferenza femminile, di natura assai poco metafisica. Mentre Mick sevizia una ragazza legata al palo, mentre l'amica prova a liberarla, mentre si dà il via al gioco del gatto e il topo, allora sì che l'orologio si ferma ma questa volta è quello dello spettatore. Non si tratta di noia, certo è difficile annoiarsi con Wolf Creek, si tratta piuttosto di un modello cinematografico che si ripropone costantemente al punto da chiedersi se il successo di Wolf Creek e la paura che ha instillato fra tanto pubblico non sia in effetti dovuto al fatto che tanto pubblico di horror ne ha visti pochi. Se la parziale metafisicità di Wolf Creek e il suo orrore inserito nel quotidiano (che novita!) hanno fatto tanta leva sugli spettaori cosa dire allora di una pellicola come Calvaire (2004) e del suo completo straniamento dal tempo e dallo spazio benché in uno spaziotempo di normalità? Non che Wolf Creek sia un brutto film ma di certo se fosse arrivato qualche decennio fa avrebbe potute essere ritenuto uno dei migliori imitatori di Non aprite quella porta (1974) ma in un mercato sovraffollato di Backwoods Brutality ecco che i veri grandi meriti di Wolf Creek, a mio parere, si riducono a due fattori. Primo: essere stati capaci di realizzare un film tecnicamente di valore e di buon intrattenimento con solo un milione di dollari. In secondo luogo, aver ingaggiato atttori che sanno recitare, fra questi soprattutto John Jarratt (presente in Picnick ad Hanging Rock!) che dà vita al bifolco sadico Mick, una sorta d'inversione oscura del simpatico Crocodile Dundee interpretato da Paul Hogan nell'omonimo film (1986). La curata fotografia del film aiutata dagli speldidi panorami australiani, la recitazione e la capacità di essere riusciti a massimizzare un budget limitato, fanno di Wolf Creek una pellicola il cui rapporto qualità/prezzo è davvero alto ma preso il film per ciò che ha da raccontare, allora nulla di originale è detto e la possibilità che questo lavoro di Mclean lasci un segno indelebile nella memoria è davvero remota. Da vedere sì, ma non da acquistare.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 1.000.000 di dollari ed è stato girato fra il 24 maggio 2004 e il 15 giugno dello stesso anno.

Il film si vasa vagamente su due differenti casi di cronaca nera. Il primo vede protagonista Ivan Milat che venne accusato di aver brutalizzato ed ucciso 6 turisti nel New South Wales negli anni '90. Il secondo caso è quello di Bradley John Murdock condannato a 28 anni di carcere per aver aver ucciso un saccoapelista inglese (Peter Falconio) e di aver stuprato la sua ragazza (Joanna Lees) a Barrow Creek nel 2001. Quest'ultimo fatto di cronaca è stato ricostruito più fedelmente nel film per la tv australiana Murder in the Outback (2007).

Nessuna scena fu scritta per una precisa condizione atmosferica né fu pianificato in anticipo che il film avrebbe dovuto avere scene durante momenti di pioggia o di sole. I limiti di budget erano tali che si girava quando si poteva, indipendentemente dal clima.

Il ministero della Giustizia del Northern Territory chiese ai distributori di ritardare la premiere del film fino a che non si fosse concluso il processo di Bradley John Murdoch, accusato di aver ucciso il saccoapelista inglese Peter Falconio. Il processo iniziò il 17 ottobre 2005.

Il cratere meteorico che si trova davvero nella parte occidentale dell'Australia, si chiama, in verità Wolfe (con la "e") Creek.

Il cartello all'entrata della miniera dove il killer tiene Ben indica la miniera con il nome Navithalim Mining Co., che altro non è se non il nome dell'assassino Ivan Milat al contrario.

Senza che ne fossero a conoscenza, la produzione del film scelse una miniera per girare che era stato il luogo di un vero omicidio di una donna. La gente del luogo protestò pensando che il film fosse una ricostruzione cinematografica di quel fatto di cronaca.

La zona in cui furono girate la maggior parte delle riprese non aveva visto pioggia da almeno dieci anni. Iniziò a piovere non appena arrivò la crew.

Quando Mick spara al vecchio soccorritore, prima si sente il suono dello sparo e dopo si vede l'uomo colpito; ma il fucile utilizzato nel film spara proiettili che viaggiano più veloci del suono, quindi prima si sarebbe dovuto vedere l'uomo cadere colpito dal proiettile e dopo sarebbe dovuto arrivare il suono.

Un certo numero di scene furono improvvisate. Fra queste: la scena fra Ben e il meccanico che controlla la macchina, la scena del party, Ben che gioca con la torcia, la gara di rutti intorno al fuoco. Inoltre la maggior parte delle battute colorite pronunciate da Mick Taylor furono improvvisate da John Jarratt.

La scena della festa durava mezz'ora prima di essere sforbiciata in montaggio.

La scena in cui Ben e Kristy discutono del meteorite e del perché sia impattato proprio lì è stato un omaggio del regista al film Picnic ad Hanging Rock (1975); anche l'idea che gli orologi si fermassero deriva volutamente da quel film.

La prima settimana di riprese fu dedicata a girare le sequenze di viaggio che si vedo all'inizio del film, tutte realizzate in un segmento della stessa autostrada.

Nathan Phillips ha girato da solo le scene in cui, nei panni di Ben, parla alla videocamera.

Una coincidenza davvero sinsitra accadde alla seconda unità di ripresa che si era recata al Wolf Creek per catturare qualche inquadratura del cratere. Dal momento che la cittadina più vicina distava ore dal luogo, la crew decise di accamparsi ma durante la notte furono sorpresi dall'avvicinarsi di un cammion rustico dal quale scese uno straniero non molto dissimile nei modi dal Mick Taylor del film. Lo straniero se ne andò ma la crew era rimasta così spaventata dalla cosa che decisero di levare le tende (letteralmente!) e guidarono per un'ora prima di accamparsi ben distanti da Wolf Creek.

Il compositore Frank Tetaz basò il tema musicale del film su una vecchia marcia funebre, dando un tempo ancor più lento per aumentarne l'effetto.

L'attore John Jarratt, da attore molto metodico qual'è, passò diverse settimane nel deserto australiano per prepararsi al ruolo di Mick. In più, prima delle riprese, evitava di lavarsi così da preservare un'aspetto trasandato.

Cassandra Magrath riferì che la sinistra risata dell'attore Jarratt le fece venire gli incubi.

Il film fu girato per la maggior parte con mdp a mano.

La collezione di oggetti presi alle vittime da Mick include numerose fotografie di famigliari e amici del regista.

A quanto riferì il produttore esecutivo Matt Hearn, la macchina che Kestie Morassi guida nel film funzionava ancora dopo che era stata incidentata pesantemente e incendiata.

La frase detta da Ben: "C'è qualcosa la fuori e non è umano" viene da Predator (1987).

Nel film si fanno diversi riferimenti al film Crocodile Dundee (1986).

La scena nella quale Liz minaccia Mick con un coltellino svizzero è presa direttamente dal film Una vita al massimo (1993).

Il regista McLean appare nel film nei panni di un poliziotto che aiuta a caricare Ben sull'aereo.

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