TRAMA

Jeff Allen (William Gregory Lee) vuole diventare broker a tutti i costi e ci riesce quando incontra la barista Annabella (Elisa Donovan) che gli fa conoscere Dyson Keller (Eric Roberts), capo di una rinomata agenzia di gestione titoli. La natura ferina tipica di un rampantismo smodato si rivela essere la caratteristica saliente dei nuovi colleghi e Jeff, che non sta al gioco del dio denaro, finisce nei guai.


WOLVES OF WALL STREET
titolo or.: Wolves of Wall Street - USA - 2002 - 85min - Colore

di David DeCoteau

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Film indecifrabile nelle sue finalità. Si tratta di un B movie vestito a festa ma lo strappo sul culo lo notano comunque tutti!
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Niente lavoro senza esperienza ma niente esperienza senza lavoro"

Ennesimo thriller di David DeCoteau dai sottili toni omoerotici che, nel caso specifico, tenta il reash molto Eighty e risaputo del rampantismo: siamo al parallelismo fra il feroce arrivismo tipico (dello stereotipo) dell'operatore economico e la licantropia. In linea di principio la cosa potrebbe funzionare. Solo che di licantropi non se ne vedono e mi sfugge come sia possibile realizzare un film horror sui licantropi senza mostrarne neppure uno (ci sono solo ombre!). Magari si potrebbe giocare sui simboli e sull'ellitticità, in bilico sul filo della metafora come in quel finissimo film d'essai che Wolves of Wall Street non è. La strada che tenta DeCoteau è proprio quella del "sottile parallelismo" che lascia, fino alla fine, il dubbio che la licantripa sia solo metaforica e non "anatomica". Ma non è un dubbio che causa notti insonni. Il plot si snoda con grande prevedibilità dai primi passi del motivato Jeff nella sacca economica della Grande Mela, alla sua frustrazione per non trovare lavoro, all'aggangio offerto dalla bella di turno (con la quale ci scappa il rapporto d'amore), alla conoscenza degli antagonisti giù giù fino alla resa finale. Nel mezzo, scambi di battute eccelsi come: "Di' qualcosa" "Non so cosa dire" "Allora sta zitto e baciami". Soprattutto originale. Il film, che ha una fotografia sufficientemente curata, mette al centro dell'azione un gruppo di uomini dall'aspetto azzimato e dai vestiti d'alta sartoria che sanno togliersi con altrettanta prontezza in sexy party patinati come una sfilata di intimo. Non si capisce perché, in un film dai toni omosessuali neppure così nascosti, non si sia osato costruire una palese relazione omosessuale, invece che forzare l'atmosfera chiaramente gay verso il rapporto etero. E' anche probabile che una storia palesemente gay avrebbe potuto affondare gli incassi del film, il che giustificherebbe l'oppotunistica scelta nel soggetto. Limitato nel patos, nel sangue, nella violenza e nel serio tentativo di analizzare il fenomeno del rampantismo fosse anche a fini orrorifici, Wolves of Wall Street risulta un film piatto, sconclusionato e in fondo incomprensibile nelle sue vere finalità narrative: è un mainstream? E' un tentativo non riuscito di film di horror arthouse? E' un horror? L'unica prova d'attore degna di nota è quella di Eric Roberts (fratello della più nota Julia), sfortunatamente per lui garanzia di ogni produzione fallimentare. Gli altri attori sono proni alla sceneggiatura. Wolves of Wall Street si veste elegante da prima serata ma è un B-movie nel cuore; se avesse saputo prendersi meno sul serio magari si poteva essere anche più clementi, ma così... Presuntuoso e sconsigliato.

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