La Frase dal Film:
"Noi ci preoccupavamo tanto e loro eccoli lì: a colazione con lo Yeti. E' davvero un mostro imprevedibile"
Sulla scia del King Kong prodotto da De Laurentiis nel 1976, ecco invadere le sale italiane il 23 dicembre 1977 un filmone natalizio che vorrebbe essere un colossal ma che di colossale ha solo il livello trash. Preso per buono che esista uno Yeti, che questo sia rimasto intrappolato in un blocco di ghiaccio per millenni, che sciolto il ghiaccio torni in vita tranquillamente, che si innamori di una donna molto ma molto più piccola di lui e che la comunità scientifica non faccia una piega per la scoperta dello yeti lasciandolo al business di un magnate che ne vuole sfruttare l'immagine, preso per buono tutto questo, dico, Yeti il gigante del XX secolo è, almeno a livello di premesse, un fantascientifico di tutto rispetto. A parte gli scherzi, il film è un imbarazzante tentativo di capitalizzare l'intersse del pubblico relativo alla corrente del cinema fantastico che presentava esseri mitici e giganteschi che potessero generare caos urbano incrociando le tematiche e gli stili del catastrophic-movie (Inferno di cristallo, 1974; Terremoto, 1974; ...). Imbarazzante in quanto il film di Parolini, che si firma Kramer per dare un tono international alla pellicola, non ha mezzi né attori né tecnica per ottenere ciò che vorrebbe ottenere. Gli effetti visivi sono per lo più delle scandalose sovrapposizioni, il trucco del mostro più che ad uno yeti fa assomigliare il povero Mimmo Crao ad uno de "I Cugini di Campagna", la presenza della bella Lualdi è mezzo per dare vita a sequenze insopportabilmente melodrammatiche. C'è anche un un bambino muto ed il suo amico cane buttati lì in balia di una storia che a tratti è folle ed a tratti è noiosa. Per non citare la colonna sonora composta da una rivisitazione funky dei "Carmina Burana" di Orff (e i The Yetians eseguono pure "Yeti" e "Funky Disco Sound"). Il problema maggiore di Yeti il gigante del XX secolo è che si prende troppo sul serio, finendo involontariamente per risultare ancor più ridicolo per tutta una serie di scene che dovrebbero costruire tensione ed invece sono, se va bene, noiose. I cercatori di pellicole di serie Z o di quei film brutti che, per un piacere perverso, finiscono per divenire cult, non dovrebbero perdere l'occasione di guardarsi questo film di Parolini che, come pellicole quali Reptilicus (1962), non si riesce a guardarle con seria attenzione né ha senso guardarle più di una volta. Ma quell'unica possibilità tutti la meritano. Forse.
Noto all'estero come: Yeti, der Schneemensch o Ice Man (Germania), Yeti - Der Schneemensch kommt (Austria), Yeti: The Giant of the 20th Century o Ice Man (USA e UK), Yéti - Le géant d'un autre monde (Francia).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nel 1991, i registi indiani Shyam e Tulsi Ramsay girarono Ajooba Kudrat Ka (titolo internazionale: The Magnificent Guardian) che può essere considerato una sorta di remake del film di Parolini. Tutto da scoprire.
Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.