La Frase dal Film: “If one is superstitious, even on a small, seemingly insignificant level, one must be vulnerable to all superstitions, conceivably even those of vampires”*
All’inizio doveva essere un porno-soft. Il titolo previsto era “The Loves of Count Iorga, Vampire!”. Quel “loves” la diceva lunga. Ad un certo punto, tuttavia, la produzione decise di limitare il progetto ad un horror, con il titolo meno stuzzicante Count Yorga, Vampire**. Decaduto il pornazzo, seguì comunque una discreta diatriba durante la riunione dell’MPAA per assegnare il rating: i votanti si divisero fra X rating, che avrebbe affossato il film al cinema (e a quel punto tanto valeva il porno di prima), e il rating R. La casa di produzione AIP insistette perché si assegnasse un GP (quello che poi sarebbe divenuto PG, Parental Guidance Suggested). Ci vollero ben sei riunioni per decidere di dare un GP ma non prima che la AIP compisse dei tagli per limitare sangue e sesso, nonché cambiasse lo score musicale in modo che le scene violente risultassero meno d’impatto. Nonostante i prodromi difficoltosi, Yorga il Vampiro ottenne un più che discreto successo tanto da inaugurare un sub-genere durante gli anni ’70. Il film di Bob Kelljan (Vampire Story, 1971; il blackploitation horror Scream Blacula Scream, 1973 e poi tanta tv) fu in effetti capace di integrare il mito del vampiro nell’era moderna in maniera migliore di successive pellicole che di questo tentarono di sfruttare il successo (1972: Dracula colpisce ancora, 1972; Blacula, 1972), non solo inserendo il vampiro in un moderno tessuto sociale ma giocando con gli scetticismi antisuperstiziosi dell’era moderna per poi ovviamente mettere in crisi gli stessi scetticismi. Si tratta dunque di una visione post-moderna quasi come quella di Scream (1996) con lo slasher, che gioca con un genere e le sue note regole. Notare infatti il modo sprezzante in cui, all'inizio durante la seduta spiritica (topos del gotico) uno dei protagonisti sbeffeggia il Vampiro facendo finta di addormentarsi. Nonostante il film sia chiaramente un low-budget, nondimeno risulta convincente sia per diverse scene (Judit Lang che si sta mangiando un gatto “crudo”, oppure verso la conclusione con i protagonisti maschili che cercano di trattenere il vampiro fino all’alba) che per gli interpreti, l’aiutante con i denti incasinati e, soprattutto, quel Robert Quarry capace di interpretare un conte Yorga di grande raffinatezza e al contempo arroganza, di fatto non poco influenzato dall’aristocratico modello inaugurato da Christopher Lee ma comunque sufficientemente originale. Il ritmo del film non sempre è avvincente ma l’atmosfera ’70, un po’ freak, in cui al paludato conte col matello si affiancano personaggi con gli strettissimi panta-orchite tipicamente Seventy, ha un suo inusuale perché. Da recuperare.
Il successo della pellicola portò ad un seguito immediato: Vampire Story (1971)
* Trad: “Se uno è superstizioso, anche ad un livello minimo che pare insignificante, è tuttavia vulnerabile a tutte le superstizioni, possibilmente anche a quelle relative ai vampiri”
** Da notare che il titolo originale del film compare nei film distribuiti dopo il '90 con un posticcio "vampire" che appare a pieno schermo subito dopo "The Loves of Count Iorga" rigorosamente con la "I" e non con la "Y".
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film costò circa 64.000 dollari.
Ai tempi fu sviluppato il progetto di rendere Yorga un rivale del Dottor Phibes per il film Frustrazione (1972). L’idea poi venne scartata, tuttavia nel film del 1972, l’attore Quarry compare come Darrus Biederbeck, inoltre partecipò con Vincent Price e Peter Cushing a Madhouse (1974).