TRAMA
Il giovane giornalista
Stefano riceve dalla sua ragazza Alessandra una macchina da scrivere
usata. Casualmente si accorge che sul nastro di scrittura della
macchina sono rimaste impresse delle frasi scritte dall'ultimo
possessore dello strumento. Indagando su questo testo scopre che
un tale Paolo Zeder, scienziato degli anni '50, aveva condotto
degli studi sui misteriosi Terreni K, delle particolari zone in
cui è possibile sepellire i morti e farli tornare in vita.

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ZEDER |
(ITALIA
- 1983 - 100min - Colore) |
di Pupi
Avati |
| GENERE |
HORROR - THRILLER |
| IN BREVE |
Uno ottimo film
del regista dell'horror padano |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film: "Le barriere della morte saranno finalmente abbattute temperature e profondità del terreno K che ho trovato del tutto libero e insospettabile il mio corpo sepolto attenderà l'ora"
Avati, notissimo agli affezionati dell'orrore
grazie al suo superbo La
casa dalle finestre che ridono (1976) riesce, qualche
anno dopo, a ricreare quell'inquietudine dell'ambiente comune
così tipica del suo cinema di paura. Sfortunatamente
questo regista è abbastanza snobbato dal pubblico
e pochi "del mainstream" sono a conoscenza delle
sue opere più oscure. D'altra parte anche lui sembra
non aver dedicato al genere "di paura" più
di molto tempo. In verità Avati riesce, e questa
è la sua particolarità, a mettere in scena
l'orrore in luoghi insoliti per l'orrore stesso. Si potrebbe
definire i film di Avati come degli anti-gotici, ovvero
delle pellicole in cui si crea una profonda idiosincrasia
fra l'ambiente (solare, comune, piacevole) e l'estrema tensione
ed inquietudine dei protagonisti e della storia. Da qui
scaturisce tutta la paura trasmessa dai suoi lavori. Zeder si svolge, quindi, in un ambiente comune, ma nel suo svolgimento
inesorabilmente porta ad un orrore senza speranza, con sequenze
indimenticabili: il prete che si accorge di essere osservato
da Stefano tramite un piccolo telescopio, e la stranota
risata ripresa dalla telecamera piazzata nella bara. Aaaarg!!!
Lavia, più noto per il suo ruolo in Profondo
Rosso (1975) ed Inferno (1980),
riesce bene nello svolgimento anche se a tratti sembra un
po' distaccato e non riesce sempre bene a trasmettere l'inquietudine
che invece traspare pienamente dal resto della pellicola,
questo forse per la sua tipica impostazione recitativa molto
scolastica e teatrale. La Canovas è brava e bellissima
e le musiche di Riz Ortolani riescono a creare l'atmosfera
anche se a volte sono troppo "roboanti". In definitiva,
Zeder, anche se non come La
casa dalle finestre che ridono, è un passaggio
obbligato per chiunque si ritenga un amante dei film di
orrore ed una piacevole sorpresa per coloro che non conoscono
lo stile orrorifico del maestro Avati, il quale, da questo
lato, meriterebbe una più ampia rivalutazione. La
sceneggiaura è stata scritta da Avati, da suo fratello
Antonio e da Maurizio "giusto collo" Costanzo...sarà
un bene?
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