Woody Allen è uno di quegli artisti
per il quale vale quell'odiosissimo modo di dire secondo
il quale "o lo odi o lo ami". Beh, io adoro il
suo stile ed i suoi film. Detto questo,
Zelig si
discosta dalla maggior parte dei suoi lavori anche se un
certo gusto per il mockumentary era già ravvisabile
in
Prendi i soldi e scappa (1969) ed in parte anche
ne
Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971,
ovviamente non si poteva lasciare il titolo originale
Bananas).
Questo film è forse meno divertente di quanto lo
siano in media i suoi film ma non macano le battute ciniche
e pungenti, o semplicemente sarcastiche alle quali il suo
pubblico si è affezionato: riferimenti alla cultura
ebraica, al sesso, alla politica e alla psicoanalisi. Essenzialmente
Zelig è un ottimo esercizio di stile cinematografico
(uno stile inusuale, weird, quello del mockumentary...vedi
la pagina dei
generi
per saperne di più) innestato in una grande metafora
sulla natura insicura, ambigua e camaleontica di tutte le
persone. E' una critica ed uno specchio del desiderio di
piacere a tutti i costi, di integrarsi e sulla "capacità"
della società di innalzare a mito un uomo per farlo
crollare nel baratro subito dopo, come un semplice oggetto
di consumo; ma è anche una riflessione sulla propria
attività artistica e forse qui Allen diventa ridondante.
Ma ci piace così. Tecnicamente il film è stato
realizzato assai bene: il lavoro di Gordon Willis alla fotografia
è superbo ed i filmati d'epoca e quelli moderni sono
integrati alla perfezione: memorabile Leonard alle spalle
di Hitler che sta pontificando (come al solito...) mentre
saluta la Farrow fra la folla. Un piccolo gioiello un po'
dimenticato, un must per coloro che amano Allen, una chicca
per i curiosi del cinema, una menata insopportabile per
i mainstreamers.