La Frase dal Film:
"La condannerò all'eternità, a vagare per sempre nel Mondo. a cercare vittime per dissetarsi. Tanto questa umanità non merita di essere protetta"
Occasione naufragata di portare una ventata di aria fresca nel cinema italiano che pare ormai allergico al fantastico come Dracula all'aglio, utilizzando oltretutto gli stilemi del cinema di genere che i Manetti conoscono a menadito; non per nulla nello stesso periodo stavano collaborando con Marco Giusti alla trasmissione Stracult. Zora la Vampira non raggiunge lo sperato successo per diversi motivi: che vanno dal miscasting (errore nell'ingaggiare un attore per un determinato ruolo), alla tendenza ad imboccare numerose strade narrative e a perdersi in esse. Forse l'entusiasmo produttivo dei Manetti, alla loro priva vera prova cinematografica, li ha portati a voler dire tanto e realizzare quindi un film che dice troppe cose ma tutte in modo confuso; se può consolare, simpaticamente confuse. Il film, più che essere valido come horror o come commedia, risulta invece una valida occasione per compiere un viaggio nella scena hip-hop romana (con special guest di Tormento ex Sottotono che recita terribilmente) e quella alternativa legata ai centri sociali. Il film, senza nessuna attitudine politica specifica, tributa ai centri sociali il non indifferente pregio di dare spazio ai giovani e alla loro creatività (che altrimenti non avrebbero spazio) ma sa anche criticare i frequantatori di tali luoghi dipingendoli come falsi poveri, fattoni e confusamente impegnati socialmente. Buffo che un film che inizialmente si schiera dalla parte dell'underground finisca per esaltare positivamente il ruolo della Chiesa e termini con il pistolotto risaputo del "i veri vampiri siamo noi", abusata retorica ormai più appartenenete alla borghesia che alla controcultura. Divertente anche il fatto che la più bella che brava Micaela Ramazzotti, nel film la Zora de borgata dalla parte degli ultimi, finirà tette di fuori su Max alla mercè di tutti, bionda e patinata nemesi reale di ciò che un tempo (almeno per scherzo) era stata; non è una critica alle scelte dell'attrice ma tale percorso sembra essere il paradigma del nostro cinema che nasce "sporco ma vero" e, passando per la pialla mediatica, finisce piatto e patinato. Il tono comico del film non è propriamente il massimo e risulta davvero divertente solo quando entra in scena Carlo Verdone che brucia battute validissime senza avere né una spalla né una scrittura di rilievo (ma fa piacere vedere al suo fianco il caratterista Sandro Ghiani). Il resto del cast ce la mette davvero tutta, sia nella parti comiche che in quelle che dovrebbero risultare drammatiche: francamente non ne esce bene nessuno. Il migliore, sulla carta, è Bertorelli che però è troppo bravo ed il suo tono è troppo serioso per non stonare nell'operazione, meglio allora l'interpretazione più "inesatta" di Vannoli nei panni dell'aiutante che nella Roma di borgata si arrabatta con le auto rubate (l'extracomunitario dell'est e la malavita, uno dei tanti temi toccati dal film e lasciati appesi al vento). Il grosso guaio è che il titolo promette una Zora vampira ma non si vede nè la Zora fumettistica da cui trae vagamente spunto il film, nè la Zora che vampirizzata succhia sangue. Dato il titolo la scelta lascia perplessi. Il passaggio cinematografico non ha premiato lo stile del film anche se i cartelloni avevano il nome forte di Verdone (e il suo impegno come produttore); la cosa è plausibile fino ad un certo punto dal momento che con tutti i sui limiti Zora la Vampira non è, a ben vedere, più brutto di un Boldi-DeSica qualsiasi (ed è anche meno idiota) ma forse ha giocato contro la poca notorietà dei registi, una pubblicizzazione limitata, la pochezza nel cast di personaggi televisivi e l'ultilizzo di un'ambietanzione di quartiere ben diversa dalle crociere, da Cortina, dall'Egitto e/o dall'India. E' anche vero che probabilmente i Manetti non volevano rifarsi neppure allo stesso pubblico. A Zora la Vampira non tocca che aspettare un decennio e poco più in attesa dell'inevitabile recupero trash-cultistico che colpisce con mano benevola anche le pellicole le più sfortunate e miserrime (se lo abbiamo fatto con Andolfi...). Mi piacerebbe dire agli interessati di non demordere e di riprovarci ma si sa che non è solo una questione di passione e buona volontà, quelle non mancano mai. E' sempre una questione de piotte.