As Bestas
Voto:
Rodrigo Sorogoyen, dopo Storie per non dormire, serie Tv del 2021 distribuita da Amazon, sposta lo sguardo verso l'entroterra galiziano ispirandosi ad una storia vera documentata in Santoalla (2016), ovvero l'omicidio di tale Martin Verfondern e il dramma patito dalla sua compagna Margo. Su questa base, Sorogoyen costruisce un thriller rurale che rifiuta le semplificazioni del genere backwood. La vicenda segue Antoine (Denis Ménochet) e Olga (Marina Foïs), coppia francese di mezza età trasferitasi in un minuscolo villaggio galiziano per coltivare ortaggi biologici. Il loro ingresso nella comunità impoverita provoca l'immediata diffidenza dei fratelli Xan (Luis Zahera) e Loren (Diego Anido), allevatori indigenti che vivono con l'anziana madre in una fattoria fatiscente. La miccia esplode quando una società di parchi eolici propone di acquistare le terre del villaggio: la vendita richiede il consenso unanime, e il rifiuto degli stranieri, gli unici che non hanno bisogno del denaro, scatena il risentimento dei nativi. Xan avvia una campagna di piccole ritorsioni, dallo sberleffo al bar all'avvelenamento dell'acqua del pozzo, mentre Antoine documenta ossessivamente le angherie con una telecamera nascosta. L'escalation è inevitabile. Due le cose che colpiscono profondamente nella scrittura di as Bestas, firmata con Isabel Peña: le ragioni del conflitto e la tensione insostenibile fra i protagonisti. La dinamica del conflitto, come tale, è prevedibile nei suoi passaggi; notevole ed originale, invece, la capacità di far coabitare due ragioni antitetiche senza dare torto o merito a nessuno, o almeno non pienamente: la borghesia colta ed ecologista incarnata dai francesi appare venata di un'arroganza inconsapevole, mentre il rancore dei galiziani conserva sempre una radice materiale comprensibile, la fame di una vita diversa in una terra che non ha mai concesso nulla. Se in buona parte del film non accade nulla di violento, e ancor meno orrorifico, d'altra parte moltissime sono le sequenze di tensione psicologica fra i protagonisti, le quali sollecitano anche nello spettatore una tensione e un vivo desiderio di reazione (che sia aggressione o fuga, dipende da chi guarda). L'intera prima ora galleggia in una tensione a bassa frequenza che ricorda il naturalismo brutale di Cane di paglia (1971). Álex de Pablo, alla fotografia, restituisce colline autunnali di tonalità terrose e piovose, mentre la messa in scena privilegia il piano lungo, il pedinamento, l'attesa. La sequenza silenziosa dello scontro nel bosco è cinema di rara intensità. Nel secondo tempo il fuoco narrativo si sposta su Olga e sulla figlia Marie (Marie Colomb), rivelando la spina dorsale femminile di un film che, fino a quel momento, era centrato sullo scontro virile. Il film cambia registro, e rivela un'anima di dramma familiare, il che potrebbe scontentare chi è affezionato ad un certo tono del backwood più prossimo al sangue e alla tragedia che alla drammaticità. Sorogoyen, a mio avviso, compie una mossa coraggiosa: rifiuta la catarsi vendicativa e trattiene lo sguardo su una donna, con la quale poco si empatizza - non lo fa nemmeno sua figlia! - e che sceglie di restare a respirare l'ostile aria della campagna galiziana intrisa di odio territoriale. Alla fine, as Bestas, e senza voler dire troppo, diventa un “gineceo” intriso di odio, aggiungendo sottotraccia una sfumatura di complicità maschile manipolata. Film consigliatissimo che si insinua sottopelle, negando ogni consolazione narrativa e obbligando lo spettatore ad un disagio viscerale e protratto, nonché ad interrogarsi sulla natura vischiosa del rancore fra classi e culture. Visione non per tutti, poiché ha i suoi tempi e le sue lentezze, ma si tratta, comunque, di cinema di alta caratura. E notevole pure la locandina.
Fast rating
Titolo originale
Id.
Regista:
Rodrigo Sorogoyen
Durata, fotografia
137', colore
Paese:
Spagna, Francia
Anno:
2022
Generi e Temi
Scritto da Exxagon nell'agosto 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0
