Come true

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Voto:

Strano film questo di Anthony Scott Burns (Our House, 2018), tra fantascienza analogica, horror atmosferico e trattato psicoanalitico junghiano. Il film segue Sarah (Julia Sarah Stone), adolescente in fuga da un contesto familiare forse critico ma mai illustrato, la quale sopravvive dormendo nei parchi e sui divani delle amiche mentre incubi ricorrenti compaiono nei suoi sogni. Per una manciata di dollari e la possibilità di dormire in un letto vero, la ragazza si sottopone a uno studio universitario sul sonno diretto dal dottor Meyer (Christopher Heatherington) e assistito dall'ambiguo Jeremy (Landon Liboiron), giovane ricercatore che la osserva anche fuori dal laboratorio. Ciò che i sensori registrano non sono, però, le semplici frequenze cerebrali degli esaminandi; essi ricostruiscono su schermo le visioni oniriche di chi dorme, aprendo, oltretutto una porta su un archetipo condiviso, un'immagine primordiale che tutti i soggetti del test sembrano riconoscere come propria. Man mano che lo studio procede, i confini tra veglia e sonno si assottigliano fino a dissolversi, e la creatura presente nei sogni comincia a manifestarsi nella realtà, fino al ribaltamento finale che riscrive retrospettivamente ogni sequenza. Burns costruisce un'estetica interessante fatta di monitor CRT con una velocità di refresh anni ‘70, nastri VHS, luci ambientali notturne, macchinari ingombranti e luoghi deserti, il tutto immerso nella colonna sonora synth di Electric Youth e Pilotpriest, quest'ultimo alter ego dello stesso Burns. La giovane e minuta Julia Sarah Stone tiene sulle spalle l'intera architettura emotiva della pellicola: il suo sguardo perennemente altrove restituisce il senso della privazione di sonno. Se le atmosfere del film, e qualche sequenza (il "mostro gambe"), colpiscono nel segno, non si può dire lo stesso della narrativa generale del film, la quale, con piglio un po' arty, finisce per rendersi incasinatissima. Proviamo a dare una lettura della cosa; quindi, evitino di leggere coloro che il film non l’hanno ancora visto. Viste le palesi citazioni di animus e anima, è evidente il riferimento junghiano e il fatto che l’entità oscura con gli occhi che emanano luce è l'Ombra junghiana, detto in parole semplici, la parte rimossa, arcaica, minacciosa dell'inconscio che ciascuno di noi porta con sé e che i partecipanti allo studio incontrano nella stessa forma proprio perché appartiene a un livello collettivo dell'esperienza psichica. Il fenomeno della paralisi del sonno, con le sue presenze scure ai margini del letto documentate in ogni cultura, fornisce a Burns il legame neurofisiologico di questa intuizione. Il vero twist, tuttavia, arriva quando un messaggio sul telefono di Sarah rivela che la protagonista è in coma da vent'anni: tutto ciò a cui abbiamo assistito è un sogno stratificato, un inception onirico, una realtà interna che l'inconscio ha costruito attorno a un trauma originario. Ma attenzione, il regista stesso ci fa sapere che l’ambizione di Come true è ipnotizzare lo spettatore con l’ultima inquadratura del film, il messaggio di testo, pensata per strapparti dalla trance. Se lo dice lui... E i canini appuntiti che vediamo alla fine in bocca a Sarah? Siccome tutto ciò che vediamo è rappresentazione onirica della giovane, lo era anche il sogno di lei e Riff che fanno l’amore, e l’emersione, in esso, della visione dei lunghi canini, i quali paiono dire di una certa aggressività o assertività. L'ambiguità, tuttavia, è programmatica e, in questo caso, ad un livello un po’ sgradevole: Burns si rifiuta di scegliere tra risveglio, morte e regressione, fa appello a troppe quote psicanalitiche, e questa reticenza, che dovrebbe essere la sua dichiarazione di poetica, finisce per essere una chiusa decisamente frustrante che lascia allo spettatore solo il gusto della rappresentazione visiva e di un mood crepuscolare. Azzeccatissima, invece, la scelta di casting con la diafana Julia Sarah Stone che sembra interpretare bene un certo stereotipo esistenzial-emotivo della Gen-Z; tuttavia, ciò si inscrive in una cornice filmica che dubito possa entusiasmare quella stessa generazione. Bocciato? No, ma siamo lì.


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Titolo originale

Id.

Regista:

Anthony Scott Burns

Durata, fotografia

105', colore

Paese:

Canada

Anno:

2019

Scritto da Exxagon nel settembre 2026 + TR; testo con licenza CC BY-NC-SA 4.0